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Franco Nero, un parmigiano cittadino del mondo

Franco Nero, un parmigiano cittadino del mondo
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Sandro Piovani

L'appuntamento è per le 20,40, davanti alla Corale Verdi. E lui arriva puntuale. In bicicletta, primo del gruppo di famiglia: appena dietro la nipote, poi la sorella e il cognato. Attore internazionale e cittadino del mondo, nella Parma che ha lasciato poco più che ventenne si sente sempre a casa: lui è Franco Nero. Basta parlargli pochi minuti per capire la frase di un grande regista come Sergio Corbucci: «Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero».

Francesco Sparanero da Parma
«Tornare qui per me è sempre bello, ci ho passato più di vent'anni della mia vita. Poi sono andato in giro per il mondo, a lavorare. E poi si trovano sempre le scuse per tornare a Parma: questo premio, l'anno scorso lo spettacolo al Regio»:  Francesco Sparanero, in arte Franco Nero, si è presentato così ai Veterani dello Sport di Parma. Che lo hanno “convocato” per parlare soprattutto del suo forte legame con il mondo dello sport, pugilato, tennis e calcio su tutti. E premiarlo con il Crest. Perché Franco Nero, a parlare di sport, tira notte. «Un grande amore che ho trasmesso ai miei figli e loro ai miei nipoti. Lo sport aiuta a formarsi e a stare lontano da un mondo negativo. Lo pratico e lo seguo. E' l'unica cosa che seguo in tv».

Pugilato, tennis e calcio
Se mai ce ne fosse bisogno, gli occhi di Franco Nero si illuminano ancora di più a ricordare quando «facevo pugilato ma poi ho smesso per evitare problemi al volto e poi giocavo a calcio, ero una buona ala». E ride di gusto ripensando ai 2.100 gol (già, proprio duemilacento) segnati da amatore di calcio e calcetto. «E' stato bello quando ho segnato il duemillesimo gol, in una partita al Forum a Roma. Mi avevano preparato una canottiera da mettere sotto la maglia ufficiale, con scritto 2000. Era il 2006. Il gol 2000 arrivò solo su rigore. Anche un po' generoso». E giù un'altra risata. 

Attore e cittadino del mondo
Franco Nero ha lavoro sui set di tutto il mondo. E' un attore internazionale ma soprattutto è un cittadino del mondo. Ogni paese è casa sua. «Sono un privilegiato perché ho avuto la fortuna di lavorare dappertutto, con tutte le cinematografie del mondo. Con i più grandi registi. Mi piace il cinema nel suo complesso. Ed ho la fortuna di essere conosciuto e questo mi offre la possibilità di poter scegliere. Così, un anno vado in Brasile, poi magari in Ungheria o in Scozia. Mi diverte gustare queste cinematografie differenti, perché sono un curioso».

Beneficenza, ma in silenzio
Franco Nero non ne parla volentieri. Bisogna rifare la domanda almeno un paio di volte. Quel centro di Tivoli che accoglie i ragazzi in difficoltà di tutto il mondo fa parte del suo privato. Difficile da far emergere. Nel 2013 saranno cinquant'anni al fianco del centro Don Bosco di Tivoli. «Mah... Questo è stato un incontro eccezionale che ho avuto quando avevo ventuno anni. Un incontro che mi ha cambiato, con questo pretino, don Nello. Mi sono innamorato del suo progetto. Allora non avevo una lira ma gli promisi di aiutarlo. E così è stato. Tutto qui. E' la mia seconda casa, spirituale. E cerco anche di raccogliere fondi per loro». Di più non aggiunge.
Si poteva parlare di Django, del cameo concesso a Quentin Tarantino, di film e progetti. Per una sera però Franco Nero è tornato nella sua Parma. In arrivo dal mondo.
 

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