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Suonare e insegnare in America: Schianchi, una "chitarra in fuga"

Suonare e insegnare in America: Schianchi, una "chitarra in fuga"
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Pierangelo Pettenati
Già gli antichi dicevano che «nessuno è profeta in patria». Lo sta provando sulla sua pelle il chitarrista Paolo Schianchi, musicista, compositore e inventore di Octopus, la sua favolosa «macchina da musica», grande talento parmigiano che ha già iniziato ad allontanarsi dalla sua città e dal suo Paese. Paolo è tornato da pochi giorni da un’esperienza di cinque mesi negli Stati Uniti come primo «Artist in Residence» (artista in residenza) presso la St. Francis University della Pennsylvania, una delle più antiche d’America, invitato da Jim Donovan, docente dell’università nonché batterista dei Roosted Root e di artisti come Santana, Sting, Jimmy Page & Robert Plant. Con questa formula (una sorta di mecenatismo simile a quella conosciuta anche in Italia durante il Rinascimento) ha fatto esplodere il suo talento e ha gettato le basi per un futuro radioso grazie alla concreta possibilità di tornare oltreoceano per restarci a tempo indeterminato con un visto concesso solo per meriti eccezionali (finora concesso a premi Nobel e pochi altri).
Paolo, hai iniziato come iniziano più o meno tutti: le prime lezioni da bambino, i primi saggi, il Conservatorio; ma c'è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica sarebbe stata la tua vita?
 «No, perché ho sentito molto presto che non avrei mai smesso di suonare; già da piccolo sapevo bene cosa dicevo. C'è un libro di Keith Jarrett che s'intitola 'Il mio desiderio feroce' e mi piace molto questo concetto: c'è qualcosa più forte di te».
 Eri già stato altre volte negli Stati Uniti, questa volta cosa hai fatto?
 «Ho suonato sia nei circuiti universitari che in quelli esterni come locali e club privati e ho insegnato in alcune università. Inoltre ho portato cinque miei studenti, dando loro la possibilità di suonare in posti bellissimi. Ma soprattutto ho avuto tanti onori: sono stato il primo solista in assoluto a suonare al Carnegie Museum of Art e ho suonato con Sean Jones (prima tromba alla Jazz at Lincoln Center Orchestra. Ruolo che fu di Miles Davis. ndr) che ha voluto inserirmi in un festival nonostante il cartellone fosse già definito».
L'America è l’America, ma in attesa di tornare cosa stai facendo?
 «Ci sono delle belle notizie; sto aprendo uno studio qui a Parma, sto organizzando una masterclass con ospiti internazionali che terrò a settembre a Pellegrino Parmense. E poi c'è Red Canzian dei Pooh, che era interessato a quello che facevo; mi ha chiesto del materiale e poi mi ha invitato nei loro studi a Milano; avrei dovuto portare un video di quel che facevo, ma l’hard disk è andato in crash all’ultimo minuto, così ho preso la chitarra e gli ho suonato qualcosa dal vivo. Mi ha riempito di elogi e ha deciso di produrmi con un lancio in grandissimo stile. Tanti musicisti mi hanno fatto i complimenti e hanno voluto aiutarmi (cosa che non fanno tutti), ma lui è anche produttore ed è per questo che sono così contento».
Ti senti un «cervello in fuga»?
«Io faccio del mio meglio, sono molto lusingato da quello che dicono le persone su di me, però non sono soddisfatto di me stesso. Per questo non oserei definirmi così, ma capisco il fenomeno».
Ti sembra che Parma abbia fatto poco per valorizzare il tuo lavoro?
«Intanto non credo di essere l’unico; ho più di un collega, anche di Parma, che è già andato all’estero. Dico solo che una volta ho offerto gratuitamente Metamorfosi, che è un concerto altrove ben pagato e molto complesso da allestire, ed è stato rifiutato. Ma allora ero ingenuo e solo più tardi ho capito il meccanismo che spesso sta dietro a certe cose». Per fortuna, all’estero ci sono persone come Jim Donovan che hanno definito Paolo «Il miglior chitarrista che io abbia mai ascoltato». E lo dice chi ha suonato con Jimmy Page!.
 

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  • paolo

    06 Luglio @ 08.42

    Maestro Schianchi, non ha bisogno di un altro chitarrista da portare in America? Come dice? Non lo vogliono neppure là! E allora? Lo dobbiamo mantenere a Parma finché campa? Rassegnamoci... Gli abbiamo dato tanto denaro ormai con l'alibi del Regio, ma saremmo felici di pagargli anche il biglietto di sola andata per qualsiasi altra destinazione...

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