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Giorgia: "Il mio sogno? Recitare in un film di Verdone"

Giorgia: "Il mio sogno? Recitare in un film di Verdone"
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Paride Sannelli
Un paio d’ali per fuggirsene lontana dalle paure. Non ha più paura di volare la Giorgia del tormentone estivo “Tu mi porti su”. Tra i passi falsi di una stagione vittima dei morsi della crisi, lei è infatti una delle poche a non aver deluso.
Merito del singolo firmato Jovanotti con cui occupa militarmente ormai da mesi le frequenze di un po’ tutte le radio, ma anche di un album come “Dietro le apparenze” arrivato ben oltre il traguardo del doppio disco di platino. E premiato pure al Lunezia per il suo valore musicial-letterario.
L’apice di un’annata da incorniciare che la cantante romana festeggia il 14 settembre con un gran concerto all’Arena di Verona. “Per una come me, schiava della paura di non piacere, la sensazione di essere accettata incondizionatamente è straordinaria, perché genera un flusso circolare di sensazioni che avvolge il palco e ti culla mentre canti” ammette.
“In questo spettacolo non ci sono ostacoli da superare né montagne da scalare, solo il gran piacere di condividere assieme le gioie di una notte di musica. Avendo superato la fase dell'approvazione non mi faccio condizionare troppo dal repertorio di ieri, ma ci penso perché ho una gran voglia di far star bene la gente con le mie canzoni”.
 Ad essere sinceri, non tutti i suoi ultimi album avevano centrato il risultato pieno. Cos’è cambiato in “Dietro le apparenze”?
Ogni disco è figlio del suo tempo. Magari pensi di stare con tutti e due i piedi nella contemporaneità e invece finisci per incidere qualcosa di troppo indietro o troppo avanti rispetto a dove ti trovi realmente.
Diciamo che ho trovato nel pezzo di Jovanotti una bella boccata d’aria fresca e in Michele Canova il produttore di cui avevo bisogno. Ha funzionato.
 Quanto ha inciso in tutto questo la maternità?
Mi ha permesso di staccare la spina e reimpostare la vita. Dovendo fare la mamma di Samuel, la musica non era più l’impegno totalizzante della mia vita; così, avendo meno tempo per il lavoro, quando entravo in studio ero costretta a dare il meglio ogni volta.   
 E’ cambiato pure il rapporto con la gente?
Oggi sono più aperta agli altri. E penso che questo all’esterno si avverta.
 Lei ha collaborato con grandissimi artisti, cosa le è rimasto?
Già e a ciascuno ho provato a “rubare” qualcosa sia che si chiamasse Mina o Elton John, Herbie Hancock o Andrea Bocelli, Pino Daniele o Luciano Pavarotti.
 Con chi altro le piacerebbe vestire i panni della “ladra”?
Con Stevie Wonder, che è un mio pezzo di dna, di vita, di storia e di cultura.
Ma anche con donne tipo Lauryn Hill ed Erykah Badu. Avendo lavorato (e faticato) tanto con gli uomini, con le donne tutto è più complice e più facile. 
 Chiuda gli occhi ed esprima un desiderio
Recitare in un film di Carlo Verdone, anche non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo.
 Ce l’ha qualche sogno in area di parcheggio?
Finire un romanzo che ho chiuso nel cassetto da 8 anni, ma anche un disco di cover e uno con orchestra.
 Bé, potrebbe inciderne un album di cover con orchestra…
Ah, sì. E sceglierei pezzi che pochi conoscono, quelli che cantavo da ragazzina.
 Insomma, più che un disco da camera, da cameretta
Effettivamente il sogno di cantare con un’orchestra me lo porto dietro dalla più tenera età.
 Come dice papà, fare musica in tanti per sembrare uno solo è una cosa più grande che ci sia. 
 Tornando al romanzo, che finale s’era inventata?
Ormai sull’orlo della distruzione, il genere umano trova in un atto d’amore la possibilità di ricominciare da capo.
 Come l’aggiornerebbe oggi?
Togliendo la chance di un nuovo inizio; l’odio, le guerre, infamità come la vivisezione o Green Hill, le devastazioni ambientali dicono infatti che non ce lo meritiamo.
 Il 22 settembre sarà a Campovolo con Ligabue & friends per aiutare le popolazioni emiliane colpite dal terremoto.
L’Emilia ha sempre fatto così tanto per l’Italia che è un obbligo fare qualcosa per lei e concordo con la Pausini quando dice: «Te che fai? Canti? E allora dai una mano cantando».
Così quando Ligabue ha lanciato l’idea del concerto, io ho subito aderito.
 E a Reggio Emilia cosa le piacerebbe cantare?
Magari «Chissà se lo sai», un pezzo scritto a metà degli anni Ottanta da Lucio Dalla e Ron per l’album «Bugie».
So che può sembrare sciocco, ma verso la morte di Dalla in cuor mio nutro lo stesso rifiuto che ho per quella di Alex Baroni.
Due persone che sento ancora qui vicinissime.

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