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Beatles 50 - Ecco perchè, dopo mezzo secolo, parliamo ancora di loro

Beatles 50 - Ecco perchè, dopo mezzo secolo, parliamo ancora di loro
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Gabriele Balestrazzi

Ci vorrebbe un'intuizione geniale e sintetica come quella di Gabriele D'Annunzio, che per spiegare (e prevedere) l'eterno successo di Giuseppe Verdi non ebbe bisogno di molte parole: “Pianse e amò per tutti”. Già: perchè in fondo anche i Beatles hanno amato, e sognato, per tutti.

Hanno reso come nessun altro lo spirito degli anni Sessanta e l'inedito protagonismo di giovani che per la prima volta, in tutto il mondo, diventavano soggetto sociale e si ribellavano ai modelli dei padri. Hanno messo insieme, con la stessa efficacia musicale dell'impasto vocale dei loro cori, l'amore e la protesta: le passioni del privato (nell'Inghilterra che avrebbe prodotto come simbolo della libertà sessuale la minigonna di Mary Quant) e le pubbliche aspettative di una generazione che, da lì a poco, avrebbe prodotto il Sessantotto.

E poi, naturalmente, la musica. Dall'iniziale, e oggi banale e datato, “yè-yè” (rielaborazione beat dell'originaria anima rock) alla successiva e costante evoluzione: quella che forse è mancata ai più ribelli ma meno originali rivali Rolling Stones. Da Sgt. Peppers al White Album ad Abbey Road, i Beatles si sono costantemente migliorati ed hanno arricchito i loro toni ed il loro repertorio. Mentre le loro strade si allontanavano e si sfilacciavano, Paul e John facevano a gara, in una vera e non dichiarata conpetizione, a chi era il migliore; appena un gradino sotto, cresceva intanto anche George, con in più la vena mistico-indiana a sua volta in grande sintonia con le filosofie del momento. E a chiudere il gruppo, Ringo garantiva – se non la stessa qualità musicale – una straordinaria immagine di simpatia.

Oggi potremmo forse dire che Paul era il migliore musicalmente (ascoltate Yesterday...), ma John era più capace di arrivare dritto al cuore (Imagine, e non solo...). Ma c'è anche chi dice che la canzone più bella dei Beatles è Something (di George, con una calda versione live nel concerto per il Bangla Desh). Di certo, la somma di questi splendidi e naturali talenti è appunto quel patrimonio di musica ed emozioni che ancora oggi (mezzo secolo dopo !) ci fa parlare dei Beatles, i quattro “scarafaggi” che hanno amato e sognato per tutti.

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  • medioman

    06 Ottobre @ 10.54

    Domandina facile facile: qualcuno mi sa' dire quante volte "Yesterday" è stata reinterpretata da artisti di fama internazionale? Io ne ho sentito anche una versione in dialetto ischitano. Esiste qualcosa di equivalente, dei Velvet?

    Rispondi

  • DADE

    06 Ottobre @ 09.20

    basta con il luogo comune che i velvet erano "avanti"-" undergroud"-" cult" , i velvet non sono nemmeno in minima parte paragonabili ai beatles (se vogliamo essere obbiettivi e saper leggere la storia)poi capisco che ciascuno ha i suoi gusti , chi ascolta mozart, chi miles davis, chi gli slipknot e chi la pausini......ooohhh ma cò dit...

    Rispondi

  • medioman

    06 Ottobre @ 09.03

    Purtroppo, chi non ha vissuto quegli anni non può capire. I giovani (dai quattordici anni in su) andavano alla conquista del mondo; a sedici anni ci si poteva arruolare volontariamente nell'esercito. Alcuni miei amici, col Vespino sono andati a Montecarlo; a sedici anni, col 125 sono andati ad esplorare il deserto algerino. La sfida era: chi avrebbe messo per primo il piede sulla Luna? Quando sento le prime battute di una qualche canzone degli "scarafaggi", automaticamente la collego a qualcuno di quegli episodi. Gruppi musicali ne nascevano a migliaia, e a migliaia scomparivano. Parlare oggi di "rivalità" tra Beatles, Rolling, Velvet, Caterina Caselli, Rita Pavone, Claudio Villa, Jim Morrison, non ha molto senso: ognuno di loro, in qualche modo, rappresentava un tassello di una "rivoluzione". Oggi, qual'è la sfida, tra i giovani? Chi beve più birra alla movida??

    Rispondi

  • pirla

    06 Ottobre @ 01.14

    de gustibus

    Rispondi

  • medioman

    05 Ottobre @ 21.47

    Accidenti, ragazzi, mi fate ricordare quanto sono vecchio! State facendo un po' di confusione: velvet, who, pink floyd sono gruppi "nati" quanto i Beatles si erano praticamente gia sciolti, e quindi ne hanno sfruttano innovazioni tecnologiche (registrazione su piste separate, nuove "sonorità", videoclip eccetera), e soprattutto hanno beneficiato della "rivoluzione epocale" dei ritmi e dei testi. Il "fenomeno commerciale" è stata una conseguenza della rivoluzione, non l'ispirazione. Se non ricordo male, quando si sono separati (alla veneranda età di circa 27 anni) si sono divisi un patrimonio di circa 100 miliardi di lire di allora.

    Rispondi

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