Spettacoli

La Battaglia di Legnano conquista il Regio

La Battaglia di Legnano conquista il Regio
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Successo anche per La battaglia di Legnano, seconda opera del festival Verdi. Caldi applausi a tutti:  particolarmente apprezzato il soprano romeno Aurelia Florian, una vera <scoperta> di Parma Lirica . Bene anche il tenore Alejandro Roy, che ha cantato nonostante una clavicola rotta (era caduto in prova...)
Molto bene - ma ormai è una garanzia - il Coro del Regio diretto da Faggiani
Qualche vuoto in platea. Ma, tutto sommato, un buon successo, considerato lo scarso appeal dell'opera e il fatto che il cast era composto da giovani  praticamente esordienti ad alto livello

 

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La vigilia (6 ottobre)

 Debutta stasera alle 20  al Teatro Regio di Parma «La battaglia di Legnano», seconda opera del Festival Verdi 2012.
La prima rappresentazione avvenne a Roma, Teatro Argentina, il 27 gennaio 1849.
Qui di seguito la presentazione dell'opera a cura del nostro critico musicale, Gian Paolo Minardi.

 
Proposta nel 1951, in occasione delle celebrazioni verdiane promosse dal Teatro Regio, «La Battaglia di Legnano» è rimasta da allora defilata dalle attenzioni del nostro pubblico, il che sembrerebbe rafforzare l’opinione abbastanza tiepida da cui quest’opera è stata prevalentemente circondata, in sintonia con le circoscritte fortune teatrali, salvo le aperture che in tempi più recenti sono state indicate da alcuni attenti osservatori, attraverso una considerazione più allargata dell’itinerario drammaturgico verdiano. Non va trascurato, del resto, l’attaccamento particolare che Verdi aveva per questa sua creazione: «Fra le mie opere che non girano - scriveva all’amico De Sanctis nel 1854, cinque anni dopo la prima romana - alcune le abbandono perché i soggetti sono sbagliati, ma ve ne sono due che vorrei non dimenticare, sono Stiffelio e Battaglia di Legnano». L’opera, che era andata in scena trionfalmente al Teatro Argentina il 27 gennaio 1849 in un clima di indicibile entusiasmo patriottico, con i «Viva Verdi» e «Viva l’Italia» che si sprecavano e con il quarto atto bissato per intero, incontrò presto molte difficoltà, dovute proprio alla sua intonazione scopertamente patriottica che allarmò non poco la censura la quale pose vincoli perentori: ogni riferimento alla storia italiana doveva cadere, quindi niente «Federico Barbarossa» che diventava invece «Il Duca d’Alba» mentre la vicenda si spostava da Milano nelle Fiandre, ad Arlem ed il titolo stesso mutava quindi in «La battaglia di Arlem». 
Una specie di rivalsa da tali costrizioni si avrà proprio a Parma, dove l’opera, nel mutato clima dovuto alle vittorie italiane del'59, fu presentata addirittura come «La disfatta degli austriaci». L'opera risentiva indubbiamente del clima particolarmente acceso che, con le «cinque giornate di Milano», si era creato e che toccava direttamente anche il compositore il quale trovò facile corrispondenza con il soggetto di Cammarano centrato sulla disfatta di Federico Barbarossa a Legnano; una tematica che Verdi fece subito propria, chiedendo al librettista «un dramma breve di molto interesse, di molto movimento, di moltissima passione». 
L’intendimento era così prima di tutto drammaturgico, come conferma la già richiamata lettera a De Sanctis in cui il compositore pensando ad un rifacimento da affidare, dopo la morte di Cammarano, a Bardare precisa: «non vorrei un semplice cambiamento di nomi, di titolo, e di parole e di qualche verso, vorrei un soggetto affatto nuovo, egualmente interessante e dello stesso carattere. Non sarà difficile trovarlo in ciò che riguarda l’intreccio, azione, ma difficilissimo pel colorito. Conservare tutto l’entusiasmo di patria, libertà, senza mai parlare di patria e libertà, è cosa ben ardua, nonostante, si può tentare». 
Se le limitazioni critiche alla «Battaglia di Legnano» sono state prevalentemente determinate dalla difficile convivenza tra il colorito dramma storico riverberante in maniera così accesa l’attualità e la vicenda amorosa che entro di esso va consumandosi, non sono mancate più mirate osservazioni circa il ruolo che questa nuova esperienza viene ad assumere nello sviluppo della visione del compositore; già nel'37, ad esempio, Andrea Della Corte sottolineò significativamente come quest’opera rappresenti «un gran miglioramento e un gran rinnovamento del concetto verdiano del dramma, della dignità operistica, dello stile. Si distingue fortemente dalle precedenti e previene le più salde realizzazioni di Luisa Miller». Siamo, in effetti, ormai fuori dagli «anni di galera» vale a dire da quel costipato ed affannoso periodo lungo il quale Verdi, mentre mette le basi concrete del proprio successo, va decantando il mestiere del drammaturgo affilando gli strumenti più adeguati con cui riuscire ad approfondire entro la più grandiosa campitura dell’assieme le più segrete sfaccettature dell’animo umano: e di questo nuovo, più impegnativo cammino «La Battaglia di Legnano» può essere considerata un promettente avvio. g.p.m.
 

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  • anonimo

    08 Ottobre @ 01.51

    Ho letto sul sito il corriere della grisi specializzato in recensioni sulla lirica i giudizi sulla Battaglia di Legnano,parlano di livello paragonabile a saggio dell'ultimo anno di Conservatorio,non è che come si vocifera che siano sono stati comprati biglietti per organizzare la claque

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  • oberto

    07 Ottobre @ 20.48

    negli gli anni passati, quando c'era un opera non di primo piano i posti vuoti non mancavano, nonostante tutto che ci fossero biglietti omaggio a pioggia ( io ero uno dei pochi pirla che pagavano!!)

    Rispondi

  • Miriam

    07 Ottobre @ 20.29

    Scusa HARRIS81, il mio commento era in risposta a &quot;Gregorio&quot; (per sbaglio credevo l'avessi scritto tu).

    Rispondi

  • Miriam

    07 Ottobre @ 19.47

    HARRIS81 Non ricordi tanti posti vuoti come hai visto ieri, forse perché negli anni passati il 90% dei posti della prima erano gratis per amici/conoscenti/amici dei conoscenti e varie... Quest'anno, ringraziando il cielo, hanno deciso di fare diversamente. Riguardo allo spettacolo, sono rimasta estasiata dal tenore Alejandro Roy e dalla direzione di Brott. Oserei dire che come cast l'ho preferito a quello del Rigoletto.

    Rispondi

  • anonimo

    07 Ottobre @ 19.32

    Ma vi rendete conto che appena fuori Parma non sanno neanche se si sta svolgendo il Festival Verdi,e questi parmigiani nella loro provincialità se la cantano grande successo ovazioni,nei grandi giornali non solo non c'è traccia di critica ma neanche di presentazione degli spettacoli nemmeno nelle pagine regionali,credo che qualsiasi sagra della salsiccia abbia più eco

    Rispondi

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