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Regio, addio precariato per 16 lavoratori

Regio, addio precariato per 16 lavoratori
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Addio pracariato. E' la buona notizia per 16 lavoratori del Teatro Regio. L'accordo è stato raggiunto il 25 ottobre e firmato questa mattina. La tabella di marcia prevede la progressivas stabilizzazione dei lavoratori. Quattro - due macchinisti e due costruttori di scena - saranno subito assunti a tempo indeterminato, gli altri a scaglionui, in un arco di tempo  che va fino al 2015.

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  • Caterina

    31 Ottobre @ 19.32

    Gentile sig. Davide, mi riferisco ai teatri che producono opera lirica. Le Fondazioni ex-enti lirici hanno tutte dipendenti a tempo indeterminato in numero molto superiore. Le Fondazioni teatri di tradizione ne hanno molti meno, ma sono pochissime quelle che producono a partire dalla concreta costruzione delle scene e taglio dei costumi come ancora ogni tanto avviene a Parma, tra l'altro a livelli altissimi che hanno permesso anche di lavorare proficuamente in conto terzi. Per il resto, numeri esatti non li ho nemmeno io, ma tenendo conto che tutto il coro, tutta l'orchestra, gran parte della tecnica (macchinisti, attrezzisti, fonici, addetti luci, elettrici, sarte, truccatrici, scenografi, costruttori, personale di palcoscenico) è assunta a produzione o con contratti a termine, gli assunti a tempo indeterminato sono davvero pochi... però se lei ha dati diversi sarei lieta di conoscerli e commentarli. Quanto alla necessità di una più coerente e produttiva distribuzione delle risorse sono pienamente d'accordo! Cordiali saluti

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  • Davide

    31 Ottobre @ 18.09

    Gentile Caterina, non capisco se quando dici 'è uno di quelli con meno dipendenti stabili in assoluto rispetto alla mole di lavoro prodotto' ti riferisci ai teatri lirici, agli enti lirici o ai teatri in generale. Nell'ultimo caso ti posso assicurare che è vero il contrario di quello che affermi. Non ho numeri certi sui contratti a tempo determinato ma a me sembra che siano molti di più di una ventina. Quello che dici sui diritti dei lavoratori è sacrosanto e non lo discuto. Io mi chiedo solamente se la scelta di assumere non sia solamente un'operazione di facciata, quando a mio avviso per salvaguardare la cultura servirebbe rivedere una distribuzione più corretta dei fondi a disposizione e cercare di avere delle strutture che ottimizzano al massimo le proprie risorse e non un baraccone enorme che costa ai contribuenti un sacco di soldi per il divertimento di pochi. Cordiali saluti.

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  • Caterina

    31 Ottobre @ 11.43

    Gentile sig. Davide, se non sbaglio il Teatro Regio di Parma è uno di quelli con meno dipendenti stabili in assoluto rispetto alla mole di lavoro prodotto, superano di poco la ventina. Inoltre i soggetti in questione sono lì da molti anni e il diritto all'assunzione, secondo le leggi dello Stato Italiano l'hanno maturato da un po'.....quindi trovo che un'istituzione che, per una volta assume rispettando le leggi e assume persone necessarie, mica figure di rappresentanza, sia da applaudire in un momento di crisi culturale profonda e di aziende che usano l'alibi della crisi per licenziare, precarizzare e delocalizzare le produzioni.

    Rispondi

  • roberto

    30 Ottobre @ 19.51

    Il signor Jacopo le ha conosciute e frequentate per dire che sono prostitute? Naturalmente sarà un illuminato democratico che parla sempre di rispettare le donne...

    Rispondi

  • Davide

    30 Ottobre @ 18.29

    A me non sembra una scelta saggia, una azienda che è in rosso sparato non dovrebbe assumere. Qualcuno ha una vaga idea di quante persone ci lavorano già assunte a tempo indeterminato per restare aperto meno di 50 giorni all'anno? Mi sembra solo una scelta populista.

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