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Zucchero live a Cuba: "Aspettavo questo giorno da 22 anni"

Zucchero live a Cuba: "Aspettavo questo giorno da 22 anni"
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Paolo Biamonte
L'AVANA (CUBA)  – Ventidue anni dopo il concerto al Cremlino ai tempi dell’Urss di Gorbaciov, Zucchero ha realizzato il sogno di suonare a Cuba. C'erano 40 mila persone (ma l’entourage dell’artista sostiene che fossero molte di più) ieri all’Avana nel parco dell’Istituto Superiore dell’Arte ad ascoltare il bluesman di Roncocesi con la sua orchestra di 22 elementi, un mix esplosivo composto da quattro fiati, cinque percussionisti, due batteristi, tre spettacolari coriste-ballerine, basso, due chitarre elettriche, chitarra acustica e tres (strumento a corde cubano), tastiere cui in alcuni brani si aggiungeva una sezione d’archi.

 Tre ore di musica e festa che rappresentano il prolungamento ideale della «Sesion cubana», il nuovo album che Zucchero ha registrato all’Avana. «Sono molto contento perchè ho aspettato 22 anni per fare questo concerto. Dopo il Cremlino avevo detto che avrei voluto suonare a Cuba – racconta Sugar nella notte dell’Avana – Sono cresciuto nell’Emilia rossa, i miei genitori erano contadini comunisti moderati che rispettavano il prete. Il mio manager di allora, Stewart Copeland, mi sconsigliò perchè temeva che la cosa avrebbe potuto rovinarmi il mercato in America. A 57 anni posso permettermi di rischiare. Ma mettere su questo concerto è stata un’impresa: io volevo fare uno show all’altezza di quelli che faccio in Europa ma qui a Cuba non esistono le strutture e le attrezzature, abbiamo dovuto portare tutto con gli aerei cargo e le navi. Parte del materiale rientrerà in Italia a metà gennaio. Fino a tre giorni fa mancavano i generatori, non è stato facile, ci abbiamo messo sei mesi».
La scaletta era formata da 26 brani, più una coda di cinque duetti con interpreti cubani. C'erano i 13 pezzi di «Sesion cubana» più una serie di classici del suo repertorio.
Zucchero ha citato Che Guevara («dobbiamo diventare duri senza perdere la tenerezza»), ha dedicato «Spicinfrin boy» a John Lennon nell’anniversario della sua morte citando un verso di «Instant Karma» e, soprattutto, «Ave Maria No Morro», una canzone brasiliana di «Sesion cubana», alla gente di Santiago e della parte orientale di Cuba.
«L'uragano Sandy ha investito Santiago, che è una città meravigliosa, e la zona orientale dell’isola: ci sono stati morti e distruzione ma il mondo ha parlato solo di quello che è successo negli Stati Uniti: ma chi li aiuta i cubani? L’embargo è un’assurdità che deve finire» commenta. Non è stato un concerto solo di musica cubana e latina: Zucchero naturalmente ha portato sul palco il suo mondo musicale, fatto anche di ballad come «Diamante» (uno dei momenti più belli della serata) in cui le percussioni hanno fatto un passo indietro. «Non posso snaturarmi, non volevo fare uno show solo di musica cubana e latina. Quando ci sono i pezzi tirati i percussionisti scatenano l’inferno ma ci sono anche le ballad’' spiega. E c'era anche «Miserere», introdotta da una variazione sull'Ave
Maria di Shubert suonata da Fran Fernandez, pianista e compositore di formazione classica che a Cuba è un’istituzione, mentre appassionate ovazioni accoglievano le immagini di Pavarotti sui due schermi ai lati del palco. Zucchero non può non essere felice di una serata così: «avevo persino paura che venisse poca gente, il parco dove abbiamo suonato è un pò fuori mano e a Cuba non si possono mettere i manifesti, non esiste la promozione come la intendiamo noi. Ho fatto tre interviste, sono usciti articoli sui quotidiani. Mi toccherà pagare diverse cene perchè avevo scommesso che non sarebbero venute più di 20 mila persone. Con l’orchestra abbiamo provato una settimana e fatto due notti di prove per uno spettacolo musicalmente complesso. Ho fatto un concerto con musicisti straordinari che mi porterò in tournee da maggio. Abbiamo ripreso tutto e il concerto andrà in onda in vari Paesi, anche in America (in Italia lo trasmetterà Raidue)» racconta Zucchero che il 23 dicembre sarà ospite di Fazio Fazio a «Che tempo che fa».
Secca la risposta a chi ha citato un blog dell’edizione on line del Corriere della Sera che criticava il concerto come un’iniziativa legata al regime. «L'Italia è un Paese che ama alzare polveroni e cercare polemiche gratuite. Ho fatto un concerto per il popolo cubano e basta, non facevo politica. Mariela Castro, figlia di Raul, mi aveva chiesto di accennare sul palco ai cinque cubani arrestati negli Usa e le ho detto di no».
Il prossimo sogno da realizzare? «Un disco e un concerto con Ennio Morricone».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • agostino

    17 Dicembre @ 02.42

    ho visto il concerto dal vivo, una cosa meravigliosa, un gesto da parte di zucchero eroico e unico che i cubani hanno apprezzato.

    Rispondi

  • Carolus

    10 Dicembre @ 10.01

    E' facile fare i comunistelli con i quattrini dei capitalisti in tasca. Hai visto come la gente crepa di fame e di galera nel paradiso comunista a Cuba? E continui a fare il comunista ? Ipocrita !

    Rispondi

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