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Faggiani: "L'amore per Verdi? Una voce che sento ogni giorno"

Faggiani: "L'amore per Verdi? Una voce che sento ogni giorno"
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 Giulio Alessandro Bocchi

Non è bastata la neve a fermare sabato sera il pubblico di Parma Lirica, affezionato alle presentazioni di Martino Faggiani e del Coro del Teatro Regio. Questa volta (presente anche il direttore artistico del Regio Paolo Arcà) era di scena il «Nabucco» e quindi l’occasione era particolarmente importante. Ormai il Coro ha rappresentato e inciso quasi tutte le opere di Verdi, ma l’amore di Faggiani è nato molto prima di trasferirsi a Parma per dirigere il Coro del Teatro Regio, che in 13 anni di attività è riuscito ad ottenere anche numerosi premi.
 «Il mio amore per Verdi - racconta Faggiani - nacque da una situazione apparentemente poco promettente: ero un ragazzino e mio padre, una domenica di pioggia, mi disse di andare all’opera. Avevo 11 anni e me ne andai da solo a vedere una recita della Bohème. Riguardando oggi il libretto con il cast mi viene da pensare che fosse qualcosa di terribile, ma intanto il colpo di fulmine era scattato. Poche settimane dopo ritornai a teatro per vedere il Trovatore e da allora credo che Verdi sia diventato quasi una voce che sento quotidianamente. Di Verdi negli ultimi anni sono diventato quasi mono-maniaco». «Oggi - prosegue - abbiamo fatto il 'Va, pensiero' forse per la cinquecentesima volta e mi sono venute in mente le parole di Furtwängler quando gli veniva chiesto perché dirigesse sempre le stesse sinfonie: 'Per me non sono mai le stesse'. Devo dire di riconoscermi molto in questa affermazione. Quando la musica è così grande e perfetta, la sublime semplicità di questa pagina, la sincerità e la capacità di parlare in questa maniera così umana non finiscono mai di dire quello che hanno da dire. Il nostro lavoro su questo compositore credo che ormai sia arrivato ad esiti abbastanza definitivi, ma questa musica è talmente grande che non mi stupirei, riprendendola tra dieci anni, di trovare nuove cose. Il Nabucco l’abbiamo affrontato per la prima volta nel 2002 e in questi undici anni il modo di vedere questa partitura è cambiato tantissimo».
Quando gli si chiede se un'opera verdiana in particolare presenti dei problemi per il coro, Faggiani risponde: «ogni opera presente diversi problemi: la Traviata ad esempio per il coro potrebbe sembrare apparentemente semplice ma in realtà è piena di trappole, posso dire che per certi versi mi ha sempre innervosito. Nelle opere dove il coro è protagonista si lavora con più dedizione, ma anche in quelle con un ruolo marginale c’è da lavorare con attenzione. Ogni pagina ha le proprie insidie e in Verdi non va sottovalutato niente». Riguardo al «Va, pensiero» che quest’anno ha aperto il Festival di Sanremo, il maestro del coro non si sbilancia: «non l’ho visto, ma ribadisco che non ha nessun senso proporlo come inno italiano!». La maggior parte degli elementi del Coro del Teatro Regio collabora da tredici anni, mantenendo quasi lo stesso organico e non perde occasione per far sapere che il momento è difficile, ma che ha ancora intenzione di tenere duro. 
 

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  • simone

    25 Febbraio @ 21.14

    Bravo maestro! E\' sempre grande, mi commuovo quando la sento spiegare

    Rispondi

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