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Bertolucci: "La mia seconda vita col 3D"

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 Filiberto Molossi

Rivedendo dopo 25 anni "L'ultimo imperatore" mi sono sentito molto vicino al protagonista, al dramma di questo bambino così solo: che è l’imperatore, ma è anche prigioniero nella sua reggia. Mi ha commosso: forse anche perché ora, in 3D, questo mio film sembra ancora più magico». Chissà come si sente, adesso, l’ex ragazzo di Baccanelli, se più imperatore o più prigioniero: adesso che, rigenerato da «Io e te» dopo 10 lunghi anni di assenza dai set, insegue l’idea di un altro film e assiste alla resurrezione cinematografica di uno dei suoi capolavori, la pellicola dei 9 Oscar, riportata in vita per trasmettere, a chi l’ha amata e a chi non l’ha mai visto, emozioni tridimensionali in salsa mandarina. A Cannes per l’ennesima volta («quanti ricordi, quante ansie: ma la cosa più difficile di tutte è stata quando ho dovuto imparare a memoria due frasi in giapponese da dire a Kurosawa...»), Bernardo Bertolucci cita Sant'Agostino (e la sua concezione del tempo) e ribadisce il suo amore per il cinema («tutti i miei piaceri sono legati al cinema: è il mio "camerasutra"»...), pronto a vivere un’altra notte da re indiscusso della settima arte: salutato dall’affetto della Croisette dove è tornato per presentare la nuova versione di uno dei suoi film più amati e famosi. 
Perché trasformare «L'ultimo imperatore» in un film in 3D?
«E perché no? Io vorrei vedere tutti i miei film in 3D: con questo formato le immagini che ho girato nella città proibita risultano ancora più spettacolari, anche se questa è una parola che non mi piace. Rivedendolo in 3D ho riscoperto un film che non ricordavo più: quello, e la meravigliosa fatica che ho fatto per girarlo. E’ una madeleine enorme, immensa: sognavo di fare un film che ricordasse a Hollywood il suo grande passato di film epici. Forse è per quello che in America lo hanno così amato. Un produttore importante mi disse: "Questo film mi ha ricordato perché ho deciso di fare cinema"».
Dopo questa presentazione a Cannes il film tornerà anche nelle sale?
«L'idea è proprio questa: spero esca in tutto il mondo, Cina compresa. E’ stato un lavoro lungo, complesso, costato circa 2 milioni di dollari: sono serviti 9-10 mesi per trasformarlo in 3D. Occorre agire su ogni fotogramma: per buona parte è stato fatto in India. Non avendo mai pensato mentre lo giravo che il film avrebbe avuto una seconda vita in 3D non c'è nessuna di quelle tentazioni che a volte rendono una pellicola tridimensionale un prodotto da circo: è invece un 3D molto discreto, ma altrettanto efficace».
In un primo tempo aveva pensato di girare «Io e te» in 3D: perché poi ha rinunciato? 
«Ho fatto un tentativo ma non mi ha convinto: l’esperimento è fallito per ragioni tecniche. Ogni volta che devi cambiare un obiettivo passano 3 ore: è un processo troppo lungo il 3D. E io invece amo girare rapidamente».
Sta già pensando a un nuovo film?
«Sì: ho un’idea che mi ritorna in testa spesso e che mi convince. Ma non ho ancora trovato la forma giusta, adatta. Posso solo dire che questa volta non sarà tratto da un libro, ma per ora preferisco non parlarne».
Dopo Cannes, Venezia: da presidente di giuria...
«Non potevo non accettare, Barbera è stato molto convincente: mi ha scritto una lettera in cui spiegava come fosse fondamentale che ci fossi. E sono contento di andarci, di nutrirmi di film. Avrò solo una priorità: la bellezza».
 Tra l’altro, quello del presidente è un ruolo che ha già rivestito
«Sì, l’avevo già fatto 30 anni fa, quando premiai Godard: lui era un mito per noi, una leggenda, l’uomo che ha cambiato il cinema. Non aveva mai vinto un premio. Avevo subito pensato, in effetti in maniera un po' impulsiva, di dargli il Leone. Anzi, ubriachissimi dopo una cena di giuria, avevamo deciso di dare tutti i premi a lui. Poi, passata la sbornia, mi sono reso conto che era meglio rivedere un po' la decisione. Ho convinto anche gli altri membri, tranne Oshima che mi disse: "Io quando decido una cosa non cambio più idea". Ma dopo quasi una rissa arrivammo a un accordo...».
Come si immagina il cinema del futuro?
«Non credo ci saranno più le sale, ma sono sicuro che ci saranno ancora i film: anche se forse non li chiameremo più così e li vedremo sul cellulare o magari proiettati sul viso di un’amica». 
 

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