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Bassi: "Non solo musica, dalle parole ai fatti pensando alle persone"

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 Mara Varoli

All’inizio sembrava di essere nel bar sotto casa, con coca e rum, baci e il vento della sera di Vinicio. Poi tutto si è allargato: noi siamo diventati grandi, qualcuno ha fatto dei figli e sono entrati i deejay. Per dire, di acqua sotto i ponti ne è passata, ma nonostante questo il ballo di San Vito è rimasto, Tano alla consolle, il sorriso della Lorena e pure il coca e rum fa vetrina sul bancone. Addirittura è arrivato l’oscar: miglior club d’Italia. Proprio così, Il Fuori Orario di Taneto di Gattatico prende il premio. L'appuntamento è il 29 settembre a Faenza. Il riconoscimento del Mei per il 2013, Meeting per le etichette indipendenti, dà al circolo di Franchino Bassi e dei suoi il merito di aver coniugato musica e impegno sociale e civile.
 Una lunga storia da quel 17 ottobre del '93, ma come ci sono riusciti?
«Me lo sono chiesto anch’io - risponde Franco Bassi, socio del Fuori Orario - e la risposta più convincente è che mi sono dato sta nel piatto di salame, prosciutto e parmigiano-reggiano con il quale siamo soliti accogliere chi si avvicina al circolo. I tecnici egli artisti, in primo luogo, ma anche i normali soci. L’accoglienza è il primo approccio con le persone e di fronte ad un buon piatto viene naturale scambiare quattro chiacchiere, fare conoscenza, capirsi, condividere esperienze. Da quel momento, il rapporto tra le persone si trasforma e si comincia ad avvertire quel senso di appartenenza al luogo in cui si sta passando la serata».
 Ricordiamo le date storiche di questo connubio tra musica e impegno?
«Io non ricordo nulla della nostra storia che non sia legato a qualche progetto di solidarietà o all’impegno sociale. Anche questa non è una cosa "cercata". Per noi era naturale che il circolo Arci non fosse solo la piatta proposizione di una programmazione musicale. Noi abbiamo sempre pensato al circolo come uno strumento che ci permettesse di fare qualcosa di concreto, prima di tutto per la zona nella quale operavamo e i ragazzi che lo frequentavano, poi il discorso si è allargato... Ricordo uno dei primi eventi costruito per una raccolta fondi a favore dei bambini cubani: vennero ad esibirsi Francesco Guccini, con Flaco, Vinicio Capossela, i mitici Dogana e gli Hurricane Makers Band. Fu un grande onore, per noi alle prime armi, vedere Guccini calcare il nostro palco».
 Ma come è nato e quando il Fuori Orario? 
«E' nato proprio per dare concretezza alle tante, tantissime chiacchiere che eravamo soliti fare in sezione - prosegue Bassi -. Noi eravamo quasi tutti componenti del direttivo del Pci di allora e ci sentivamo particolarmente frustrati dal fatto che le nostre parole restassero, quasi sempre, solo parole. La costruzione del circolo, che ci ha visti impegnati per circa un anno, occupando tutto il nostro tempo libero nel cercar mattoni, materiale di recupero, colori... è stata possibile proprio da questa smania di voler mettere in pratica alcune delle idee che professavamo»,
Nel tempo sono cambiate le mode, ma il Fuori Orario è riuscito a mantenere una flessibilità che pochi club sono riusciti a conservare: per esempio alternare il palco dei vip con quello delle band emergenti o come ultimamente quello dei deejay. Quindi la regola è: aggiornamento costante?
«Noi operiamo prevalentemente in un settore in cui i gusti, i modelli, le mode, ahimè, cambiano spesso. Non siamo nati per rincorre queste cose e abbiamo sempre cercato di mantenere fermi i nostri connotati. Però non possiamo ignorare che là fuori c'è un mondo che cambia e saremmo dei pazzi se non ne tenessimo conto. Al limite anche per tentare di contrastare fenomeni che proprio non condividiamo e che facciamo fatica a digerire».
Al premio Mei noi aggiungiamo un altro premio, quello di riuscire a parlare ai giovani. E i soci fondatori non sono propriamente dei teenager... 
«Sì - conferma Bassi -, te l’ho detto: siamo vecchi! Però non c'è un limite d’età al dialogo. Soprattutto quando si ha la caparbietà di cercare quello vero. Viviamo nell’era in cui l’amicizia virtuale sembra prevalere su tutto il resto. Avere duemila amici su Facebook ti fa sentire una star... In realtà non si conosce nessuno come quando lo si tocca con mano, si da una pacca sulla spalla, ci si guarda negli occhi. Spesso i ragazzi hanno solo bisogno di essere ascoltati».
A chi va questo premio?
«Per quel che dicevo prima il premio ha tantissimi nomi e cognomi. Sono quelli dei soci del circolo. Andrebbero citati tutti, sono 30 mila gli iscritti. Sappiano che il premio è loro». 

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