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«Nomadi a Corte», mezzo secolo di canzoni e impegno sociale

«Nomadi a Corte», mezzo secolo di canzoni e impegno sociale
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Lucia Carletti

Nomadi, fortissimamente Nomadi. La Corte di Giarola a Collecchio sabato sera è stata letteralmente invasa da tantissime persone che hanno voluto stringersi intorno ai Nomadi e ai comuni di Tizzano Val Parma e Corniglio colpiti dalle devastanti frane della scorsa primavera. Il ricavato del mega concerto promosso dall’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità dell’Emilia Occidentale andrà infatti a questi Comuni. 
«Nomadi a Corte» è stata anche l’occasione per ripercorre i 50 anni in musica della storica band: essere arrivati a questo traguardo «è una bella soddisfazione – ha detto il leader Beppe Carletti – così come dà soddisfazione poter vivere della propria passione».
Già dalle prime note, quelle di «Ancora ci sei» tratta dall’ultimo album «Terzo tempo», si viene catturati dall’atmosfera familiare e positiva che contraddistingue i concerti dei Nomadi. L’evento prosegue dando spazio alle canzoni più recenti: «Terzo tempo», «Non avrai» e «Fuori». Il pubblico, ormai riscaldato, dà il meglio di sé in «Il fiore nero» e «La libertà di volare», ma è su «Io voglio vivere» che a cantare sono proprio tutti, e la band, supportata dal coro incessante dei fan, riprende la canzone per ben due volte.  C’è spazio anche per le canzoni «Una storia da raccontare» e «Dove si va». Si prosegue poi con «Tutto a posto» e con il toccante momento di «Crescerai», cantata ospitando sul palco una decina di bambini. Bellissimo il duetto di Sergio Reggioli al violino e Beppe Carletti alle tastiere. Proprio Carletti per tutto il concerto ha indossato la maglietta «anti-frana» a favore del comitato di emergenza frane di Tizzano Val Parma.
Dopo le nuove «Tarassaco», «Il vento tra le mani» e «Apparenze», si torna nel passato con «La collina», «C’è un re», «Ala bianca», «Gli aironi neri», «Ad est, ad est», «Il paese», «Neracauli», «Amore che prendi, amore che dai», «Utopia» e «L’uomo di Monaco».  Il pubblico torna a farsi sentire con forza in «Canzone per un’amica», richiesta proprio da un fan, e «Dio è morto». Il gran finale è tutto riservato al «Popolo nomade»: uno ad uno la band ha letto gli striscioni dei fan. A Giarola era rappresentata mezza Italia: Parma, Reggio Emilia, Savona, Carrara, Como, Firenze, Pisa, Lucca, Livorno, Faenza, Bergamo, Pescara e tante altre. Prima del concerto il chitarrista Cico Falzone aveva già espresso parole positive per i fan: «leghiamo spesso i nostri concerti ad iniziative di solidarietà. Associare la musica a fatti meno gradevoli è un modo per stare uniti». Della stessa opinione Sergio Reggioli: «è stimolante suonare in occasioni di questo tipo. Il “Popolo nomade” sa fare cose importanti».  E alla fine arriva l’immancabile «Io vagabondo», che chiude un evento ricco di emozioni e di solidarietà. Il concerto è stato aperto dalla band modenese «Controtempo» che ha proposto due singoli e, in anteprima, «Caro allenatore», il nuovo progetto legato ai Nomadi e alla nazionale cantanti di calcio.

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