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Barilli "Non c'è futuro per l'horror italiano"

Barilli "Non c'è futuro per l'horror italiano"
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 Federica De Masi

La rassegna horror «I giardini della paura» continua a inorridire, in senso positivo, il pubblico di appassionati parmigiani che, ogni mercoledì sera, si riunisce nella incantevole cornice dei Giardini San Paolo di via Melloni per assistere a proiezioni di film di genere. 
Nonostante il caldo e le partenze estive, il terzo appuntamento della manifestazione organizzata dall’ufficio Cinema del Comune ha registrato un tutto esaurito. Ospite d’eccezione della serata il regista parmigiano Francesco Barilli invitato per raccontare la genesi del suo ultimo cortometraggio horror «Il cavaliere errante», una storia ironica in cui troviamo la morte che vaga per i luoghi storici cittadini e della provincia in cerca del proprio senso d’essere, che come un’eroina si rende conto dell’importanza della propria figura, unica e necessaria, nonostante porti tra la gente tristezza e desolazione. 
Barilli, che già aveva calpestato il prato dei «Giardini» in una delle precedenti edizioni, in occasione della proiezione del suo primo lungometraggio «Il profumo della signora in nero», è stato intervistato da Pierre Hombrebueno sulla sua lunga carriera e sul futuro del cinema horror italiano. 
«Sono venuto qui tanti anni fa, ma questa sera c'è molta più gente» esordisce il regista di fronte la platea così numerosa. «Questo cortometraggio è nato quando mi trovavo in Spagna ad un festival, avevo bevuto molto e la notte ho sognato tutta la storia. Il giorno dopo l’ho proposta ad un produttore che non ci ha pensato due volte e mi ha detto: giriamola». 
Alla domanda se c'è una speranza che l’horror italiano torni a splendere il regista risponde in modo netto e negativo: «Non c'è speranza, perché i pochi film di genere prodotti in Italia sono stati dei disastri, dei veri flop al botteghino, dunque i produttori non se la sentono di investire» e inoltre ha aggiunto che l’estro dei registi è messo a freno dai diritti televisivi, poiché quando viene prodotto un film, soprattutto se di genere, si pensa subito che dovrà essere trasmesso in tv in prime time, dunque molte idee vincenti vengono accantonate. Proprio per questo motivo il regista parmigiano ha accantonato l’idea di dirigere lungometraggi, scegliendo di dedicarsi alla pittura e, riferendosi al suo corto, a «questi giochi di lusso». A proposito dei progetti futuri, Barilli racconta che la sua penna non cessa mai di far fluire inchiostro: «In un anno e mezzo ho scritto cinque sceneggiature, tutti ne sono innamorati ma per adesso nessuno ha deciso di produrre». 
La serata si è poi conclusa con la proiezione del film horror-splatter «Antropophagus» di Aristide Massacesi, meglio conosciuto come Joe D’Amato. Il film del 1980 appartiene al filone dei cannibal-movie ed è un cult del genere grazie ad alcune scene truculente che, all’epoca, causarono al film molti problemi con la censura. Grazie a Donatella Donati, moglie di Massaccesi e aiuto regista in «Antropophagus», è arrivata a Parma una perla storica che sottolinea quale sia la valenza culturale di questa manifestazione.
 

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