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I loggionisti, gli appassionati che alla musica danno del "tu"

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Lorenzo Sartorio
E' un mondo piccolo e nello stesso tempo grande popolato da umanità varia che testimonia come la musica, nella fattispecie l’opera lirica, riesca a mettere  i suoi appassionati allo stesso livello: professionisti, operai, artigiani,  studenti, giovani, anziani, uomini, donne, credenti, atei, sinistrorsi, destrorsi e centristi.
Tutti appollaiati in quelle anguste «piccionaie» in occasione delle «prime» per la devota audizione delle ben conosciute note.  E’ il “pianeta loggione” che, se per gli altri teatri  è un qualcosa di importante , per il Regio di Parma è  un «sacro sito», la temuta «fossa dei leoni» per tenori, soprani e baritoni che si cimentano sul palco del massimo tempio del melodramma.
A capo dell’Associazione Loggionisti, nata nel 1997, fin dalla sua fondazione,  Maurizio Baldini, classe 1940, parmigiano di via Conservatorio. E, per un melomane,  strada più azzeccata, non poteva esserci.
 Figlio di Dante, inserviente  presso la nostra Università e di Nella, casalinga e appassionatissima di musica, Maurizio, si diploma perito elettrotecnico  ed inizia  il suo percorso nel mondo del lavoro alla Pirelli nello stabilimento Bicocca.  Dopo  alcuni anni  in Simonazzi, approda alla Salvarani dove rimarrà fino alla pensione.
Coniugato con Erminia, sempre al suo fianco anche in loggione, padre di due figli e nonno di Beatrice di tredici anni, che non manca mai ad un’anteprima al Regio con i nonni, Baldini,  ha ereditato dalla mamma la passione per la lirica.
Ricorda in proposito  un curioso episodio che ebbe protagonista proprio sua mamma la quale, un bel giorno, stanca di ascoltare l'opera da un vecchia e gracchiante radio, ne acquistò una nuova anche perchè, dopo alcuni giorni, avrebbe ascoltato «Norma» con la  Callas, assieme ai «casànt», come usava una volta. Il noto soprano  interruppe la recita ed anche il collegamento radio  cessò  al punto di far ritenere  alla signora Nella che la radio si fosse  rotta e le avessero affibbiato un’imbrogliata.  Dopo un lungo silenzio dovuto appunto all’inaspettata rinuncia della «divina», il collegamento riprese e la Nella si tranquillizzò.
Nel più tombale silenzio, quasi claustrale, in un mistico atteggiamento  ascetico,  con orecchi, che al loro confronto i sofisticati radar della Nasa  sono una bazzecola, i loggionisti,  dalla prima nota sino all’ultima, ascoltano, gustano,  soffrono, gioiscono, dissentono o applaudono. 
E questo perchè loggionisti non lo si diventa, ma  si nasce con  quell'amore  per la musica  magari ereditato da un parente. Fatto sta che quei personaggi che a tutte le « prime» popolano il loggione con il dialetto lingua ufficiale per rendere  elogi e critiche, conditi con straordinarie battute, ancor più veri, rappresentano  la vera anima del teatro. Tra loro autentici personaggi che sembrano usciti  da un film di Pupi Avati.
Innanzitutto il loggionista è estroso, anomalo, unico nel suo genere. Ed allora, come non rimanere affascinati da certi loggionisti doc come il mitico ed enciclopedico  Luigi Mistrali, per tutti «Gigèt» , icona del loggione parmigiano? Ed ancora : gli avvocati Isi, Enrico Ghidini, Maria Grazia Brozzi, Ferruccio Frigeri, Wilma Maiardi. Forse è l'ultima Parma che è rimasta e che ci ricorda  i fasti e l’autenticità della città d’un tempo dove tutti si conoscevano e tutti sapevano tutto di tutti.
La città per la quale l’ombelico del mondo era piazza Garibaldi e la notte di Santo Stefano voleva dire «prima» al Regio.
Certo da allora tutto è diverso e anche il loggione è cambiato, non soltanto per motivi generazionali:  al posto dei «cibàch» e delle «rezdore» di pezzaniana memoria, ci sono altri personaggi pur sempre caratteristici e simpatici. Teniamocela  cara questa ultima Parma. Non lasciamocela sfuggire tra i miasmi dell’indifferenza e della generalizzata globalizzazione.
 Del nostro loggione andiamone fieri, poiché  quegli uomini e quelle donne che ascoltano in religioso silenzio  l’opera senza sfoggiare abiti o toilette di lusso, sono autentici intenditori.  Gente che alla musica da del tu. E, se qualche nota  inciampa uscendo dalla buca dell’orchestra  o qualche acuto si smorza tra gli stucchi dorati ed  i velluti del Regio, loro se ne accorgono e ne soffrono perchè, la musica, la amano per davvero. Per questo meritano rispetto. 

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