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Luigi Menozzi, il pubblicitario dal cuore di poeta

Scomparso a 78 anni: stasera il rosario, domani il funerale all'Annunziata. Inventò il famoso slogan «O così o Pomì» una vita tra marketing, poesia e impegno civile

Luigi Menozzi, il pubblicitario dal cuore di poeta
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Un giardino fatto di rose. Solo rose. Ingarbugliate, selvatiche, sotto la storica dimora famigliare di strada Farnese, a picco sul torrente. E un uomo che le curava con amore. Baffi spioventi, antichi, gli occhi dall'azzurro profondo che indagavano bonariamente, Luigi Menozzi - scomparso a 78 anni - sembrava uscito da un romanzo di Thomas Hardy. Agli amici, che dal ponte Verdi, appena giù dal Torrione, lo vedevano fra i suoi fiori confidava che avrebbe voluto scrivere un libro di poesie sulle sue rose. Ma poi parlava d'altro. Dopo l'alluvione di ottobre il suo roseto era ferito, devastato. Ne aveva sofferto, Menozzi. Ma era pronto, con l'arrivo della primavera, a ricostruirlo. Manager prima e pubblicitario poi, Menozzi era un creativo nato, un inventivo, un artista, senza l'idea di prendersi troppo sul serio. Aveva deciso di dare sfogo alla propria vena poetica solo nel 1997, dopo che fin dall'età di vent'anni aveva composto versi, sempre tenuti rigorosamente per sé. Aveva esordito nel '96, a quasi sessant'anni, con i versi de «Il rollio del battello»: e questo dopo una brillante carriera di responsabile marketing alla Bormioli e un periodo altrettanto brillante nell'agenzia di Emanuele Pirella. «Anche se nella mia carriera, a rigore, non ho mai fatto istituzionalmente il “copy”, il “creativo”, penso che nei miei versi si noti l'amore per il flash, per i famosi trenta secondi degli spot...». Menozzi, studi al Romagnosi e laurea in geologia, aveva iniziato la sua carriera nella vetreria, ed era stato in quel periodo che aveva ricontattato il compagno di liceo Emanuele Pirella. «Lo contattai per il lancio del vaso ''Quattro stagioni'' della Bormioli - aveva ricordato lo stesso Menozzi in occasione della scomparsa dell'amico -. Poco dopo, mi chiamò per dirmi: “Ve', apro un'agenzia, vuoi venire con me?» Era il 1981, anno di nascita della Pirella-Göttsche. Ironia e spericolatezza. E tanti ricordi. Come la campagna per l'Unione industriali di Brescia. «Conteneva la formula “servo dei padroni” - raccontava Menozzi -. Finita la presentazione, ci fu un minuto di silenzio glaciale tra i 36 industriali in sala. Un sorriso del presidente Beretta fece tirare un sospiro di sollievo». E quello slogan «O così o Pomì» che tanti "firmano" ma che fu Menozzi a inventare. Fu lo stesso Pirella a svelare il segreto. «Ma - si schermiva Menozzi - era frutto di un'atmosfera: lavorare con lui era un continuo stimolo». Menozzi è stato un uomo di idee folgoranti, giocoso, tenero, dolce, magnanimo e gentile. Con un'appassionata generosità che traduceva in un forte impegno civile. Da sempre attento a un alto senso di giustizia, frequentava con umanità il mondo del volontariato, dalla mensa di Padre Lino fino all'impegno al fianco dei detenuti del carcere di Parma. Ma come accade solo ai grandi, era altrettanto indubbia la propensione di Menozzi verso gli eventi minimi, feriali, della vita. In cui trovava - l'amore per la famiglia, l'amicizia - il valore autentico dell'esistenza. «Forse perché detentore di una bellezza virile certa, o proprio per questo - ha scritto il poeta Paolo Bertolani - Menozzi ha il coraggio della tenerezza, coraggio di cui risentono così utilmente i suoi versi». Tenerezza che coltivava quotidianamente nei suoi grandi affetti, la moglie Mariola (destinataria ogni giorno di messaggi d'amore, scritti su piccoli bigliettini), la figlia Marianna, le adorate nipotine. Tenerezza e passione, come la politica: è stato uno dei soci fondatori di «Libertà e giustizia» («due parole da insegnare ai bambini, subito dopo mamma e papà», ha scritto). Un'esistenza tra il torrente e Tellaro. La sua casa nel borgo ligure, a picco sul mare, è stato il suo buen retiro estivo. Una torretta a più piani sul porticciolo, con un vecchio lavatoio e altre seduzioni. Nulla di più vicino alla sua poesia, quella scritta e quella vissuta. «La mia casa a Tellaro, timido battello fra le onde, nascondiglio e teatro delle mie emozioni, è il luogo adatto per comporre. La tranquillità che provo davanti al mio “oceano” a portata di mano è ciò che serve per esternare momenti di vita», ha detto. «Come a maggio la neve dei pioppi/sono i miei sogni/che inseguono il vento del destino. Uno su mille troverà dimora e pianterà radici. Gli altri nel loro levitare al vento/gridano la loro inutile speranza». Se ne è andato all'inizio di questa fredda primavera, Menozzi. Lasciando a chi lo ha conosciuto un'impronta forte: un senso pieno della vita fatto di acutezza, generosità, simpatia e sensibilità. E un velo malinconico che, naufragando verso la dolcezza del ricordo, può trasformarsi ancora in un sogno; che, a saperlo assecondare, potrà far ancora fiorire una delle sue rose, nella «gelida nebbia» di questo inverno che non se ne vuole andare. Stasera alle 18, nella chiesa dell'Annunziata, si terrà il rosario. I funerali domani mattina, alle 11, sempre nella cattedrale dell'oltretorrente.

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