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Gli auguri a Donadoni di Azeglio Vicini

Fu a lungo suo allenatore in Nazionale: ora segue con affetto lui e il Parma

Azeglio Vicini
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AZEGLIO VICINI: i miei auguri al Parma e a Donadoni

Ringrazio la Gazzetta di Parma per avermi pensato, per formulare gli auguri a Roberto Donadoni e alla sua squadra. Sono stato suo allenatore con l’under 21, dall’83 all’86, arrivammo in finale agli Europei, vinse la Spagna ai rigori ma a detta di tutti avevamo dato spettacolo. Alla nazionale maggiore passammo insieme, io sono rimasto dall’86 al ’91, Roberto ha proseguito con Arrigo Sacchi, che nel Parma si era rivelato.

Sono stati anni di grandi emozioni, i giovani parmigiani vadano a rivedersi qualche filmato su internet perchè ne vale la pena. Roberto era un’ala destra di classe, riccioli pronunciati e dribbling ripetuti alla ricerca della giocata decisiva. Agli Europei dell’88 ci fermammo in semifinale contro la grande Russia del colonnello Lobanowski e di Alejnikov e Zavarov, poi arrivati alla Juve, e Mikhailichenko, successivamente alla Sampdoria.
A Italia ’90 ricordate come andò, eliminati in semifinale ai calci di rigore, sbagliarono Aldo Serena e... L’altro non voglio ricordarlo, l’avete capito.
In entrambe le manifestazioni Roberto fu tra i migliori, trascinante in campo e serio fuori. Un esempio.
Non andarono bene le qualificazioni all’Europeo di Svezia e Danimarca, perciò nel ’91 al mio posto arrivò Sacchi e anche grazie a Roberto l’Italia fu vicecampione del mondo nel ’94 e purtroppo eliminata al primo turno di Euro ’96, in Inghilterra.

Donadoni è sempre stato titolare, non solo nella mia gestione, poi venne impiegato anche da interno. E’ uno dei giocatori ai quali ero più legato, naturale che ne ne segua la carriera anche in panchina. Per la verità in spogliatoio era taciturno, non credevo si affermasse tanto rapidamente. E sa parlare benissimo.
Sono lieto che a Parma stia facendo bene, mantenendo ad alti livelli una provincia che si affacciò al grande calcio proprio nei miei ultimi anni alla guida della nazionale.
Il 2013 dei crociati si è chiuso a Marassi contro la Sampdoria, ho seguito con attenzione la partita e meritavano veramente di più.
Dal 1956 al ’63 ho indossato la maglia della Sampdoria, facevo il mediano, a destra come a sinistra, segnai 6 gol in 156 partite di serie A: c’erano Tito Cucchiaroni e l’amico Sergio Brighenti, mio vice all’under 21 e in nazionale.
Mezzo secolo fa la squadra era molto buona, al massimo però poteva raggiungere il quarto posto, come capitò con Delneri e Cassano nel 2010. Già, Antonio Cassano. Leggo che vorrebbe ritornare a Genova, lo capisco perchè la tifoseria resta appassionata e molto stimolante. A Parma ha fatto bene, comunque insieme hanno festeggiato il centenario in maniera degna, la salvezza è pressochè ipotecata e i gialloblù possono anche prescindere da lui. Cassano ha un bel ricordo di Genova, della Sampdoria, in quei 3 anni e mezzo ha fatto buone cose: se torna in Liguria, deve assumersi la responsabilità di far bene.
Io a marzo ho compiuto 80 anni, per 9 mesi vivo a Brescia con mia moglie Ines, vicentina, e d’estate torno al mare, a Cesenatico: ho passato in Romagna anche questo Natale.
Da bresciano conosco ovviamente il presidente Tommaso Ghirardi, di Carpenedolo, e gli faccio i complimenti per avere raggiunto 5 salvezze in serie A e la promozione al primo tentativo. C’è poco da dire, ha fatto bene, considerando anche che in provincia fare calcio è più complicato.
Conosco abbastanza bene Cesare Prandelli, l’ho allenato nell’under 21 a fine anni ’70 quando si rivelò come mediano. Il suo Europeo è stato ottimo, tireremo però le somme della gestione dopo il mondiale.
I suoi azzurri sono molto competitivi, si battono con tenacia mostrando un bello spirito di squadra, con il quale possono ottenere di tutto. Di recente ha richiamato Marco Parolo, il centrocampista del Parma che avevo apprezzato nel Cesena, al suo debutto in A, nella salvezza ottenuta con Ficcadenti. Gli auguro di rientrare nei 23 del mondiale, è un centrocampista completo, fisico e dal buon piede, ovviamente lascio decidere Prandelli.
Con altre 4-5 squadre, l’Italia è sempre tra le favorite per il mondiale. Il Brasile resta la più quotata, a maggior ragione in casa, eppure ha vinto 5 titoli iridati, non tutti e 19. L’Italia è lì, a una lunghezza, paga semplicemente le sconfitte nelle finali del ’70 (4-1 in Messico) e nel ’94 ai rigori. Ogni volta le più accreditate sono anche Argentina, Germania e Spagna, stavolta vedrei una finale Brasile-Germania come nel 2002 in Corea e Giappone però non è detto che ci azzecchi. Nè dimentico l’Inghilterra per il blasone. La Francia? A fine secolo era stata brillante, con la doppietta, in questo millennio ha sempre fallito, escluso quando perse a Berlino ai rigori dall’Italia.
Non escludo sorprese. Il Giappone ultimamente ha ottenuto risultati importanti con Alberto Zaccheroni in panchina, un’africana può fare strada eppure sarà difficile che arrivi in semifinale: ogni tanto qualche outsider imbrocca il percorso giusto, tuttavia oltrepassare i quarti per le nazionali meno esperte è quasi impossibile.
Fra i titolari di Prandelli ammiro l’ex crociato Gianluigi Buffon, è stagionato ma in porta è una sicurezza dal ’95, quando debuttò nel Parma. Atteggiamenti di Balotelli ricordano quel gesto di Carnevale quando lo richiamai in panchina, era la prima partita di Italia ’90 e lanciai Totò Schillaci. A 17 anni, non ricordo giocatori italiani forti quanto Mario, in 5-6 stagioni non è migliorato per quanto si pensasse, comunque per i tiri al volo e in acrobazia mi ricorda Gigi Riva.
Nel gruppo potrebbe esserci anche un ex Parma, Alberto Gilardino, anche in questo caso le valutazioni del selezionatore sono sovrane.
A parte Balotelli e Giuseppe Rossi, altro ex crociato, ci sono tanti attaccanti di livello, compreso proprio Cassano. Ha attraversato periodi migliori rispetto al bottino parmigiano di 6 gol in 16 partite più la rete in coppa Italia contro il Varese.
Comunque ai parmigiani e al Parma, al presidente Ghirardi e a Roberto Donadoni e ai suoi ragazzi auguro un 2014 indimenticabile: di emozioni e suggestioni, di belle partite come il 3-2 al Milan o lo 0-1 conquistato a Napoli. Senza dimenticare il 2-2 di Firenze, la Juve tenuta sullo 0-0 sino a un quarto d’ora dalla fine e poi quel formidabile 3-3 di San Siro con l’Inter.
Ho seguito Roberto naturalmente nella sua avventura con la nazionale a Euro 2008, rammento che è stato ai quarti solo ai rigori contro la Spagna, che allora iniziò il suo trittico d’oro e solamente il Portogallo è riuscita a portarla oltre i tempi supplementari, agli scorsi Europei.
Anche grazie a Donadoni, la mia Italia era amatissima, riempiva gli stadi e le poltrone davanti alla tv, fra le 10 partite più viste della storia almeno 4 risalgono a 23 anni fa e non c’entra solo il mondiale in casa. Avevo giocatori brillanti, compresi i parmigiani Carlo Ancelotti, con me anche a Euro ’88 (aveva iniziato da titolare anche il mondiale, ma si fece male a fine primo tempo, con l’Austria) e Nicola Berti da Salsomaggiore.
A Italia ’90 vincemmo tutte le partite, compresi i quarti, senza prendere gol, anche grazie al sacrificio difensivo di Donadoni. Prandelli subisce molto di più, eppure concretizza altrettanto.
La preparazione comincerà oltre un mese prima del mondiale, la competizione azzera i riscontri del biennio di lavoro, basta azzeccare la forma in quelle 4 settimane. L’Italia è da prime 4, il sorteggio è negativo, almeno rispetto ad altri 4 gruppi. Pensate soltanto a Colombia, Grecia, Costa d’Avorio e Giappone. Il nostro calcio ha sempre subito l’Inghilterra, mentre l’Uruguay ci ha battuto nelle ultime due gare. Niente paura, comunque. La tradizione incide poco. Prandelli a Parma sfiorò la Champions league, adesso la squadra è meno forte, a Donadoni non si può chiedere la luna, questo i tifosi non devono dimenticarlo. E si fidino di Pietro Leonardi, amministratore partito dal basso e ora fra i migliori dirigenti italiani.

Testo raccolto da Vanni Zagnoli

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