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Intervista

Futre-Ancelotti, la Val D'Enza in finale di Champions

Il portoghese, ex granata, a 360° tra passato e presente

Futre-Ancelotti, la Val D'Enza in finale di Champions
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La finale di Champions league è come fosse un derby dell’Enza. Perchè Carlo Ancelotti, reggiano di Reggiolo, ma residente nel castello di Felegara, a Medesano, cerca la 3^ Champions league della carriera. Avversario è l’Atletico Madrid, simboleggiato nella storia dal più grande giocatore che abbia indossato la maglia della Reggiana: Paulo Jorge Dos Santos Futre, 48 anni, in granata assieme agli ex crociati Taffarel (che 20 anni fa salvò i granata a San Siro, vincendo in casa del Milan), Luigi Sartor e Tarcisio Catanese.
Futre resta fra i giocatori più popolari nella storia madridista, 7 stagioni con i “colchoneros” (pallone d’argento nell’88) e 3 da ds, dal 2000. In serie A era stato per due anni alla Reggiana, mentre al Milan disputò una sola partita, nel ’95-’96, sempre a causa del grave infortunio riportato proprio all’esordio, al vecchio Mirabello contro la Cremonese, battuta per 2-1 grazie al suo gol.
Futre, Ancelotti può raggiungere l’inglese Bob Paisley, 3 trofei con il Liverpool, a metà anni ’70?
“Lo ricordo già a Reggio Emilia, quando promosse la squadra in A, nel ’96, mentre io ero passato al Milan. Per la Champions è il migliore, sta facendo cose incredibili: è un grande allenatore, molto grande. Per me, tuttavia, il numero uno al mondo adesso è proprio Diego Pablo Simeone. Perchè la differenza di soldi è enorme e l’argentino è arrivato in finale eliminando anche il Milan, notevolmente più forte e con un budget di 5-6 volte superiore”.
Ma il Real Madrid vincerà la decima coppa dei Campioni?
“Sarebbe normale, perchè ha speso tanti soldi già dall’ultima finale, firmata Zidane, nel 2002, contro il Bayer Leverkusen. Con poco, invece, l’Atletico è arrivato in fondo”.
Oggi lei cosa fa?
“Tanta tv - racconta l’ex trequartista 48 anni -, in Portogallo. Ho un programma sportivo mio, “La notte di Futregol”, e anche “LigaFutre”, su Cmtv. Da 7 anni scrivo per il giornale sportivo spagnolo Marca e per il portoghese Record, ho il blog “Los toques de Futre”. Vivo fra Lisbona e Madrid”.
L’Atletico ha vinto lo scudetto della stella, interrompendo 9 stagioni di egemonia fra Real e Barcellona. E’ favorito per la Champions?
“E’ una finale, do il 50% a entrambe, mi aspetto una grande partita. Il Real ha la supremazia economica, con quel Bale, gallese pagato 100 milioni di euro. Un anno fa, però, il mio Atletico l’ha battuto nella finale di coppa del Re, addirittura al Santiago Bernabeu”.
Al Catania l’allenatore Diego Pablo Simeone aveva fatto discretamente, nel 2011, subentrando a Marco Giampaolo, ma non venne riconfermato. Come ha fatto a vincere due coppe europee, già la stagione successiva?
“Sono senza parole. Nessuno poteva immaginare quanto ha fatto in questi due anni e mezzo. Arrivò che eravamo a 4 punti dalla Seconda divisione, ha cambiato la mentalità e risolto il casino che regnava nel club: nel rapporto con i tifosi, in squadra; tutto era perdente. Gli bastarono 7 mesi per aggiudicarsi l’Europa league contro l’Atletico Bilbao e la Supercoppa Europea con il Chelsea. L’anno scorso fu in lizza per la Liga sino a febbraio, si è piazzato a 7 punti dalla seconda, sabato è arrivato a un titolo incredibile”.
Il belga Courtois è il miglior portiere al mondo?
“Oggi senz’altro, tantopiù che ha 22 anni. E’ un fenomeno e anche Buffon alla sua età era già il numero uno. Lo ricordo nel Parma, vincitore di tre coppe in cento giorni”.
Quasi certamente non giocherà il centravanti Diego Costa, che ha optato per giocare con la Spagna, in nazionale.
“Sarebbe una grave assenza, era in un gran momento. Ha sostituito al meglio Radamel Falcao, passato al Monaco, qui nessuno rimpiange più il colombiano”.
Quali sono i punti di forza dei bianco-rossoblù?
“Reggono sempre sino alla fine, difendono molto bene, escono con personalità anche contro squadre più accreditate come Barcellona, sconfitto nei quarti, e Chelsea, in semifinale. E quando hanno spazio sono molto pericolosi, idem quando hanno il pallone, sanno giocarlo. Magari non così bene come il Barca, senza tutti i tocchi dei blaugrana, ma fanno giocare peggio gli avversari. Inoltre sono forti sulle palle inattive”.
Quali sono i giocatori chiave?
“Godin, Miranda, Raul Garcia, 
Juanfran, il capitano Gabi, Mario Soares. David Villa è un attaccante utile anche alla squadra, Adrian ha segnato a Londra. E Koke è un fenomeno”.
Lei lasciò nel 2003 e da allora è presidente il produttore cinematografico Enrique Cerezo. 
“Era il braccio di Jesus Gil y Gil, scomparso 10 anni fa e presidente dall’87, mentre il figlio Miguel Angel è diventato ceo”.
L’Atletico a cosa è paragonabile?
“Per i tifosi, alla Roma, alla Lazio o al Napoli. Per me i suoi sostenitori sono i più forti del mondo, caldi come quelli del Torino, sempre con la squadra”.
Nei suoi 6 anni vinse due coppe del Re, ma in bacheca ci sono anche 6 trofei internazionali, compresa la coppa Intercontinentale del 1974.
“Giocava anche la squadra che nell’86, prima del mio arrivo. Perse la finale di coppa delle Coppe contro la Dinamo Kiev di Lobanowski”.
Il bresciano Andrea Berta era stato ds del Parma, aveva poi collaborato con il Genoa. Ora chi lo volesse deve pagare due milioni di euro all’Atletico, ha una clausola compromissoria rara, per un dirigente…
“Neanche lo sapevo. Ci siamo salutati di recente, sta facendo un grande lavoro”.
Da ex, come giudica il Milan fuori dall’Europa dopo 16 stagioni?
“Un anno “malo” può capitare, è da dimenticare. Succede anche alle grandi squadre, ogni tanto deludono. Balotelli però resta un fattore”.
Da dicembre si è sciolta la triade, il ds Ariedo Braida (12 gol nel Parma in C1, fra il ’77 e il ’79) sta già lavorando per la prossima Sampdoria, dopo 28 stagioni,
“Con il presidente Silvio Berlusconi e il vice Adriano Galliani aveva fatto un lavoro incredibile. Nel mio anno c’era Fabio Capello in panchina, ma quella terna di dirigenti ha reso il club più grande di quanto già fosse. Quest’annata negativa leva poco”.
Dall’Italia chi sente ancora?
“Proprio il Milan, alcune volte. Galliani, Braida, il vicepresidente federale Demetrio Albertini. E poi con l’emittente araba Al Jazeera ho commentato partite assieme ad Alessandro Altobelli e agli ex ct Cesare Maldini (tecnico crociato della promozione in B nel ’79) e Arrigo Sacchi (allenatore del Parma in B)”.
Come giudica lo scudetto dei record della Juve?
“Mi hanno colpito Tevez, Llorente, Pogba. Naturalmente il grande Pirlo, continua a essere fra i più forti del mondo, è un grandissimo del centrocampo. E poi Buffon, normale”. 
In Europa, però, non arriva in finale dalla sconfitta del 2003, ai rigori con il Milan, in Champions.
“In futuro farà senz’altro strada. E’ una grande squadra, non è andata bene nelle qualificazioni di Champions, presto sarà pronta, almeno per la semifinale, tantopiù con la conferma di Conte”.
La sua Reggiana, invece, da 15 anni è in Lega Pro.
“Ogni tanto do un’occhiata al suo risultato. Io arrivai a Reggio dall’Olimpique di Marsiglia, nel ’93. L’idea fu di Franco Dal Cin, che a Udine portò il brasiliano Zico. Allora erano consentiti 3 stranieri per squadra, in campo, era una soluzione perchè il club francese aveva problemi finanziari, legati alla corruzione del presidente Bernard Tapie, emersa successivamente. Fu la prima volta che mi trasferii durante il mercato invernale”.
Arrivò a metà novembre, firmò la prima vittoria in serie A della Reggiana, nel derby con la Cremonese, ma subito saltarono i legamenti di un ginocchio…
“Fu una grande esperienza comunque, la mia famiglia si trovò benissimo in Emilia. L’unica cosa brutta fu l’infortunio, arrivai affaticato dopo una partita con la nazionale”.
La stagione successiva segnò un gol al Tardini, poi la Reggiana venne rimontata per 2-1 dal Parma di Nevio Scala.
“Ricordo bene quella gara, in panchina c’era Mircea Lucescu, romeno dalle grandi idee calcistiche. Purtroppo retrocedemmo”.

Poi passò al Milan e in Inghilterra, al West Ham.
“Tornai all’Atletico, sempre però disputando poche gare a stagione. Chiusi nel ’98, in Giappone. Quando mi feci male avevo 27 anni e dopo non sono più tornato a quei livelli”.
Era cresciuto nello Sporting Lisbona, si impose nel Porto ma giocò anche nel Benfica. Sconfitto ai rigori, in Europa league.
“Stava benissimo e aveva costruito più del Siviglia, ma è la dimostrazione che in una finale può succedere di tutto”.
C’è crisi economica anche nella penisola iberica?
“Tantissimo. In Portogallo è iniziata molti anni fa, è durissima, la gente non sta bene. E’ come fosse al primo piano, mentre la Spagna magari era partita dall’11° e adesso è virtualmente al 3°”.
Quale è il suo podio per i mondiali?
“Spagna, Brasile e poi sognamo anche noi portoghesi, con Cristiano Ronaldo. E’ un campione, anche per il Real Madrid. Adesso non sta benissimo però agli Europei aveva contribuito a portarci in semifinale contro la Spagna, persa ai rigori. L’Italia va sempre inserita nel pronostico, come la Germania, è normale considerare anche l’Argentina. Poi c’è una sorpresa, vedo il Belgio o la Colombia”.
Ronaldo bisserà il Pallone d’oro?
“Se lo rivince, significa che il mio Paese avrà fatto benissimo in Brasile. Nell’anno dei mondiali, infatti, in genere va a chi se li aggiudica”.
In che cosa non è ancora il numero uno al mondo?
“E’ fortissimo in tutto”.
E Messi, che spesso vomita in campo?
“Per Leo è un momento meno buono, ma resta grande. Entrambi sono i migliori del pianeta. Oggi è più forte Cristiano, domani tornerà magari l’argentino, negli ultimi anni è sempre stato così. Non so da cosa dipenda quel problema, devono risolverlo i medici del Barcellona, però non drammatizzerei”.
E il Parma?
“Lo seguo con simpatia, merita i complimenti per questo sesto posto. Mi era piaciuto il difensore centrale Pedro Mendes, portoghese, prima che finisse al Sassuolo”.

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