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Da Giuseppe Verdi a Wembley...

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Gabriele Balestrazzi

LA NASCITA NEL SEGNO DI VERDI

Anche il calcio, a Parma, deve qualcosa a Giuseppe Verdi. Se infatti il campo di Marte, intorno alla Cittadella, aveva iniziato a ospitare le "gesta" dei pionieri del calcio cittadino intorno al 1909 (sulla Gazzetta di Parma del 1911 le prime "cronache"), è nel 1913, anno delle celebrazioni verdiane nel primo centenario della nascita del Maestro, che il 27 luglio nasce ufficialmente il calcio parmigiano, con il nome di Verdi Football Club.

In seguito, quella impegnativa denominazione si sarebbe tramutata in Parma Football Club. E fin dall'inizio, la storia del Parma si identifica con quella della particolarissima maglia crociata (croce nera su bianco): una divisa ideata da Torquato Rossini e dal primo leader: Ugo Betti, marchigiano trasferito a Parma per studiare Legge, che sarebbe poi diventato celebre poeta e commediografo. Insomma, fin dall'inizio la storia del Parma si veste di nobiltà: se non calcistica, culturale. Quanto ai risultati veri e propri, una volta superata la Grande Guerra si registrerà un secondo posto nel girone eliminatorio del campionato emiliano 1919-20. Poi arriverà la storica promozione (la prima delle tre) alla Prima divisione, la serie A di allora, nel '24-'25. E infine, nel '28-'29 dopo vicende alterne, la squadra acquisirà il diritto alla neonata serie B, che sarà a lungo la dimensione (e in certi periodi addirittura il sogno) del calcio parmigiano.

NASCE IL PARMA A.S.

Nel 1930, il Parma cambia ancora nome: inizia la lunga stagione del Parma AS, inzialmente progettato come Polisportiva. Sono anni che scorrono fra serie B e serie C, e soprattutto si intrecciano con le tragedie della nuova guerra mondiale. Con anche un paio di pagine nere di storia sportiva: innanzitutto la squalifica per 9 giornate del Tardini nel '43, per la presunta aggressione dell'arbitro Cipriani mentre un guardalinee viene colpito alla testa e riporta una commozione cerebrale. E poi la tentata corruzione di alcuni giocatori del Lecco, che vanifica la vittoria nello spareggio di Brescia con il Verona.

Dopo la guerra il Parma verrà fatto ripartire  dalla serie B, e nel '47 sarà la prima spa, in anticipo di 20 anni su quello che accadrà al calcio italiano. Una innovazione societaria che non basterà, nel '48-'49, ad evitare una bruciante retrocessione in serie C, con la sconfitta per 4-1 nello spsareggio con lo Spezia all'Arena di Milano. In campo, in quell'occasione, anche Aldo Curti, unico esempio di calciatore-giornalista a livelli professionistici. Quella maglia crociata, per Curti, resterà una seconda pelle anche nella lusinghiera carriera in Gazzetta, inimitabile braccio destro di Baldassarre Molossi.

LA PROMOZIONE DI VYCPALEK E KOROSTELEV

Per ritrovare la serie B, occorreranno 5 anni: fino alla esaltante cavalcata, nel '53-'54, del Parma che viene ricordato come quello di Vycpalek e Korostelev (cecoslovacco e boemo), ma anche di "Topolino" Fabbri, poi destinato alla panchina della Nazionale e alla storica delusione azzurra della Corea, e di capitan Ivo Cocconi, simbolo di fedeltà e attaccamento alla maglia con le sue 308 presenze. Altri tempi...

C'è anche, in quegli anni, un effimero assaggio d'Europa: la Coppa delle Alpi con le due sfide vinte sul Bellinzona. In campionato, invece, sono anni di salvezze tribolate, mentre agli atleti già citati si affiancano e succedono altri nomi destinati a farsi ricordare: il goleador Bronzoni, Bandoni, Silvagna, Sentimenti, Menichelli, Silvio Smersy...    Fino al 20 giugno 1965, quando a Parma la festa è tutta dei tifosi napoletani, mentre i crociati (alle prese anche con gravi problemi societari, dopo gli anni della difficile gestione di Agnetti) tornano mestamente in serie C.

LA CADUTA IN SERIE D E LA RINASCITA CON IL PARMA AC

Il peggio deve ancora venire, perchè nell'anno successivo la squadra conosce addirittura l'onta della seconda retrocessione consecutiva, che la porta in serie D. Il derby diventa quello con il San Secondo, ma la partita più difficile è quella dei bilanci: fino al novembre 1967, quando addirittura si arriva alla messa in liquidazione della società.

Ma sulle ceneri di quel Parma AS, è pronta a nascere una nuova società, dietro la regia di due importanti personaggi della vita economica cittadina: Mario Bertolini e Giorgio Orlandini. Salvarani e Parmense (e un transitorio Parma FC) fanno da prologo alla nascita del Parma AC, che rileverà diritti sportivi e maglia crociata. Per poi riconquistare, sul campo di Varedo, il ritorno in serie C. Allenatore è Angeleri, mentre i tifosi (così come avveniva una volta per le grandi squadre di serie A) possono snocciolare a memoria la formazione: Barducci, Grulla, Piaser,...

GLI SPAREGGI DEGLI ANNI '70: BENEDETTA VICENZA...

Si torna a sognare la serie B, ma l'operazione è tutt'altro che facile. Per coronare il sogno, occorrerà attendere il 1973 e il primo dei due memorabili spareggi di Vicenza: 2-0 all'Udinese, tiro-cross di Sega e raddoppio di Volpi. Da Giuseppe Verdi siamo passati a "Toscanini", come viene soprannominato il regista Daolio. Ma la musica, dopo un eccellente campionato da neopromossa che alimenta addirittura sogni da serie A, torna a farsi mesta nel '74-'75, quando i risultati sul campo creano le premesse per una retrocessione che arriva con il colpo di grazia di un illecito, per un pareggio "concordato" con il Verona e l'allenatore Sereni colto in fallo da un emissario della Lega.

Di nuovo serie C, dunque. Ed è qui, nel 1976, che si apre la stagione di Ernesto Ceresini, geometra che si innamora del calcio, e che regalerà al Parma non solo la sopravvivenza in anni difficili, ma anche il ritorno nella divisione cadetta e infine il sogno della serie A. Passando per inevitabili errori e delusioni nelle prime due stagioni, e inizialmente anche nella terza, che però poi si trasforma nella splendia cavalcata iniziata con l'arrivo di Cesare Maldini e conclusa da un altro palpitante spareggio a Vicenza, vinto 3-1 sulla Triestina  grazie a Scarpa e alla doppietta del golden boy Carletto Ancelotti, che proprio da Vicenza spiccherà il volo per la sua fantastica carriera di calciatore fra Roma e Milan.

CERESINI, SOGLIANO, SACCHI

Non vorrebbe più soffire, Ceresini, ma l'anno dopo è di nuovo serie C. E il presidente sposa allora, con la regia di Riccardo Sogliano, una politica dei giovani che verrà additata ad esempio per molte società. In un primo tempo quella politica sembra fruttare solo talenti individuali (su tutti Nicola Berti), ma nel 1983-84, grazie anche all'aiuto economico dello sponsor Prosciutto, nasce il Parma di Marino Perani: uno dei più belli e divertenti. E vincente, fino alla bagnatissima apoteosi di Sanremo, dove fango e diluvio fanno da cornice alla seconda promozione di Ceresini, che arriva da un ginocchio di Stefano Pioli, altro talento allevato in casa.

E' la fine delle sofferenze? Neanche per sogno: dodici mesi dopo siamo di nuovo in C (emblema della stagione la gara con il Bari, sospesa per nebbia a pochi minuti dalla fine sul 3-0). E a quel punto il duo Ceresini-Sogliano volta ancora pagina, puntando sul promettente ma semisconosciuto tecnico Arrigo Sacchi, da Fusignano. Parte una nuova esaltante avventura: il verbo calcistico dell'allenatore romagnolo conquista i parmigiani e la promozione: la serie B, questa volta, arriva al Tardini, e il primo gol alla Sanremese (altra portafortuna) ha la firma del 16enne parmigiano Alessandro Melli. Questa volta ci siamo davvero, al punto che l'anno seguente il Parma viaggia a lungo in zona serie A: dove finirà Arrigo Sacchi, che Silvio Berlusconi sceglie per rifondare il Milan, che i due guideranno sulla vetta d'Europa e del mondo.

E il Parma, dopo Sacchi, osa ancora, con Zdenek Zeman, filosofo di un calcio ancor più offensivo e spettacolare, e per di più nipote dell'indimenticato Vycpalek degli anni '50. Zeman regala ai tifosi di Parma un'effimera ma indimenticabile estate, nella quale l'arrivo in società dello sponsor Parmalat viene festeggiato con una quasi incredibile vittoria sul Real Madrid. Ma è il prologo ad un avvio di campionato disastroso, che porta alla restaurazione incarnata dal compianto Giampietro Vitali, timoniere di un Parma più realista e concreto ma anche assai meno spettacolare.

SOGNO E REALTA': LA SERIE A  E LE COPPE

Si è conclusa intanto anche l'era Sogliano, e per sognare la serie A (ora che c'è il concreto appogggio del nuovo sponsor), Ceresini vara il Parma di Scala-Pastorello. E per il calcio cittadino inizia l'avventura più bella, con l'indimenticabile festa finale (27 maggio 1990) al Tardini: derby con la Reggiana, vittoria per 2-0 (Osio e ancora Melli), e storica serie A. Con un solo ma grande rammarico: che ad assistere a quella festa non ci sia più Ernesto Ceresini, tradito dal cuore malato proprio pochi mesi prima del coronamento di quel sogno.

Il Parma di Ceresini diventa il Parma di Tanzi. E inizia a scrivere una impensabile serie di imprese: conquista il diritto a disputare la Coppa Uefa (debutto a Sofia), vince la Coppa Italia sconfiggendo al Tardini la Juventus di Baggio, e celebra l'anno seguente la sua serata più luminosa, con la conquista della Coppa delle Coppe nel tempio olondinese di Wembley. Il Parma di Scala conquista un posto nella storia del calcio italiano: è il calcio genuino degli allenamenti in Cittadella, il calcio gioioso delle capriole di Asprilla, il calcio corretto e divertente di Gianfranco Zola.

Quel Parma vivrà un'ultima vittoriosa stagione nel 1994-95, quando nonostante la contrapposizione della fortissima Juve di Lippi riesce ad essere avversaria dignitosissima in campionato e strappa ai bianconeri una preziosissima coppa Uefa, sul campo di San Siro, dove già era arrivata per i gialloblù una Supercoppa, vinta sul Milan.

TRE COPPE IN 100 GIORNI

Dopo 7 anni, finisce la splendida stagione di Scala. E a rimpaizzarlo arriva un allenatore giovane che è anche un vecchio amico: Carlo Ancelotti, con cui il Parma arriva alla sua prima Champions League. Poi un anno più anonimo, ed ecco il Parma di Malesani: quello che non arriva allo scudetto ma conquista tre coppe in 100 giorni. Prima la coppa Italia contro la Fiorentina, poi una nuova Uefa a Mosca sul Marsiglia (splendido 3-0 con Crespo-Vanoli-Chiesa), e infine una Supercoppa in casa del Milan.

Ma nonostante le vittorie, il feeling fra Malesani e la città non è alle stelle. E allora ecco Sacchi, Ulivieri, Passarella: ecco i primi problemi di bilancio (e ancora non si vedono le nubi Parmalat), ma anche un'ultima zampata, con la Coppa Italia conquistata al Tardini sulla "solita" Juventus, con Gedeone Carmignani allenatore.

PRANDELLI, POI LE SOFFERENZE E LA B

In un  calcio che inizia a fare i conti con i problemi di bilancio Parma scrive ancora un capitolo all'avanguardia, sotto la gestione Sacchi-Prandelli. C'è ancora modo di veder sfilare campioni: Mutu, Adriano, Gilardino... Ma ormai è tempo di sofferenze, con salvezze acciuffate in extremis (su tutte quella dello spareggio ribaltato a Bologna) e con l'esplodere dei problemi societari.

Dapprima il Parma sopravvive anche al crac Parmalat, ma poi, quando l'arrivo di Tommaso Ghirardi sembra poter garantire nuova stabilità, dopo una nuova salvezza-miracolo (quella di Ranieri e di Giuseppe Rossi) arriva la retrocessione più volte evitata, siglata da Ibrahimovic nella festa-scudetto dell'Inter al Tardini.

DEBITO SALDATO

Ma Ghirardi è di parola: costruisce una squadra per l'immediato ritorno in serie A. E dopo il cambio Cagni-Guidolin corona il suo sogno: il Parma è di nuovo in Paradiso.

E il ritorno in serie A va oltre le previsioni: ottavo posto, a ridosso della zona-Europa, e diverse vittorie di prestigio. Ma è già il momento di cambiare pagina: sull'asse Parma-Udine si incrociano Guidolin e Pasquale Marino. "Arriva il Marino" ripetono i tifosi sulla scia dello spot che contemporaneamente sulle reti nazionali si diffonde per celebrare il prosciutto di Parma. Ma quella di Marino non è una ventata di buon calcio: e alla fine, a raddrizzare la barca crociata, viene chiamato il bolognese (calcisticamente) Franco Colomba.

La splendida volata salvezza non viene però seguita da un adeguato campionato successivo. E così, nel gennaio 2012, ecco un nuovo cambio: arriva Roberto Donadoni, taciturno e serio lavoratore della panchina, già approdato alla guida della Nazionale, in un dopo-Mondiale al posto di Lippi sottovalutato da molti (eliminato solo ai rigori dalla Spagna che si appresta a conquistare Europa e Mondo). Donadoni, il Parma e Parma trovano subito una bella intesa: salvezza siglata da 7 vittorie finali consecutive. E poi un campionato più che tranquillo (anzi: forse l'ottimo girone di andata fa un po' sedere i crociati nel girone di ritorno), ma resta una stagione più che dignitosa.

Si può fare di più? Per saperlo, Ghirardi e Leonardi rimettono al fianco di Donadoni, come appunto ai tempi della Nazionale, Fantantonio Cassano: due che più diversi non li si potrebbe immaginare. Ma se l'intesa funziona.......

 

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