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Quando Parma era fascista

«Gli anni del Littorio», saggio di Fiorenzo Sicuri sul periodo che andò dalle leggi eccezionali alla guerra d'Etiopia

Fiorenzo Sicuri

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«Gli anni del Littorio. Il regime fascista a Parma dalle leggi eccezionali alla guerra d’Etiopia». E' il titolo dell’ultimo libro di Fiorenzo Sicuri su un altro periodo importante della storia della città e della provincia.
L’ultima fatica dello studioso parmigiano uscirà a febbraio per i tipi dell’editore Mattioli di Fidenza.
Ex assessore comunale del Pci-Pds negli anni Novanta, già presidente dell’Istituzione Biblioteche del Comune di Parma, docente di filosofia e storia al Liceo Bertolucci, negli ultimi anni Sicuri si è dedicato alla ricostruzione della storia contemporanea parmense, pubblicando numerosi saggi fra cui una biografia di Guido Picelli e la storia dell’ebraismo parmense negli anni delle leggi razziali.
Quest’ultimo lavoro è in pratica la pubblicazione, con modifiche e integrazioni, della tesi da lui svolta nel Dottorato di ricerca in Storia contemporanea all’Università di Parma, conseguito alcuni mesi fa. Un lavoro che va controcorrente rispetto a una certa vulgata. «Contrariamente a una certa retorica antifascista, piuttosto ingenua - spiega l’autore -, in quel periodo Parma era fascista tanto quanto le altre città della Val Padana; era cioè parte costitutiva e organica del cuore del fascismo. Il fascismo parmense non era affatto debole: nel 1922, la federazione era l'undicesima-dodicesima d'Italia». In questo libro Sicuri smonta diversi luoghi comuni sul ventennio. «Non ci si lasci abbagliare dalle vittoriose barricate antifasciste del '22 - continua -: furono un episodio importante ma riguardarono una parte della città. In realtà, già nel '21-'22 il fascismo dominava, con l'eccezione di alcuni quartieri popolari come l'Oltretorrente e il Naviglio. Da questi poi emersero più o meno tutti gli antifascisti della città, giacché in tali quartieri un nucleo di irriducibile antifascismo rimase per l’intero arco del regime, mentre un minore apporto fu fornito da alcuni comuni rurali». Ma anche nell'Oltretorrente (quartiere «sovversivo» per eccellenza), «durante il regime, ci fu in parte una penetrazione del fascismo, grazie soprattutto al gruppo rionale Filippo Corridoni che svolgeva una notevole attività assistenziale, culturale e sportiva. Esso aveva ereditato la sede della Camera del Lavoro di De Ambris, e aiutava in vari modi molti abitanti di quei rioni popolari e diseredati». Sicuri ricorda un esempio importante. «A testimonianza dell’impegno con cui il fascismo si occupava dell’Oltretorrente - scrive -, ci fu la grande operazione urbanistica di sventramento e poi di rifacimento del quartiere, in cui si trovavano perlopiù abitazioni malsane, con gravi problemi igienico-sanitari. E' stata una notevole opera di modernizzazione della città: il più grande intervento urbanistico prima degli anni Sessanta e dopo l’abbattimento delle mura medievali». Secondo Sicuri, «non è stata un'azione punitiva nei confronti di un quartiere sovversivo, come ha sostenuto per tanti anni una leggenda, ancora viva. Il fascismo riprese e ultimò gli antichi e precedenti progetti delle giunte Mariotti (giunte, com’è noto, di sinistra), che non avevano certo intenti punitivi nei confronti del quartiere». Nel libro viene affrontato anche il rapporto fra Mussolini e Parma. «Mussolini - dice lo studioso - aveva una particolare attenzione per Parma di cui aveva apprezzato soprattutto la consistenza dell’interventismo popolare cittadino nel 1914-1915. Per tale motivo, fra le altre cose, contribuì con abbondanti finanziamenti, attraverso la segreteria amministrativa del Pnf, alla costruzione del monumento a Corridoni che era un simbolo, un mix di valorizzazione dell’intervento italiano nella prima guerra mondiale, di valori rivoluzionari e di nazionalismo. Posò la prima pietra del monumento, e volle donare mille lire di tasca sua. Detestava però la litigiosità e l’indisciplina del fascismo parmense che, per tale motivo, sino al '25 rimbrottò non infrequentemente; e tuttavia una certa lotta di fazione, causa dei frequenti conflitti interni, rimase anche durante il regime, in particolare fra fascisti intransigenti (perdenti) e fascisti moderati (vittoriosi)». Inoltre, durante il regime, «una o due volte l’anno il duce inviava erogazioni finanziarie di una certa consistenza al fascio Corridoni per i poveri dell’Oltretorrente». Una buona parte del libro viene dedicata anche all’esame dell’antifascismo. «Pur minuscolo e clandestino - spiega -, il Partito comunista d’Italia, a Parma era il più consistente partito di opposizione, il più organizzato e il più attivo, anche se altri, come i repubblicani, mantennero un’esile rete organizzativa, mentre i cattolici, almeno sino al '31, mantennero presenze antifasciste nell’Azione Cattolica». Il partito comunista «diede al fascismo qualche filo da torcere: dalle statistiche, si constata che i condannati dal Tribunale speciale sono quasi tutti comunisti e i condannati al confino il 67% circa. I comunisti ebbero un insediamento permanente in città, con alti e bassi; in centri minori, come Salso e Fidenza, la loro presenza fu intermittente e quasi nulla nei restanti comuni».

Gli anni del Littorio. Il regime fascista a Parma dalle leggi eccezionali alla guerra d'Etiopia
Mattioli, pag. 352, euro 18,00

 

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