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La A1 a Parma? La "inaugurò" un'auto ravennate

Il problema più grosso della costruzione: i viadotti. Nel '58 il battesimo del tratto Milano-Parma. Una grande opera. Ma oggi urge la quarta corsia

La A1 a Parma? La "inaugurò" un'auto ravennate

Inaugurazione del tratto autostradale A1

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1964-2014, cinquant’anni di Autostrada del Sole. Cinquant’anni di un’infrastruttura che ha unito l’Italia come nemmeno Garibaldi, ma che oggi andrebbe adeguata in alcuni tratti con la tanto invocata quarta corsia.
Il Paese celebra la ricorrenza e anche Parma riattiva la macchina dei ricordi.
Nonostante il cinquantesimo della «propria» Autosole, la città lo abbia festeggiato poco meno di sei anni fa. L’inaugurazione della tratta Milano-Parma, primo segmento in assoluto ad aprire al traffico, risale infatti all’8 dicembre 1958, in netto anticipo rispetto ai termini della convenzione allora stipulata tra Stato e «Società Concessioni e Costruzioni Autostrade»: il primo cippo chilometrico era stato posato a San Donato Milanese il 19 maggio 1956.
Essendo la costruzione del ponte sul Po non ancora ultimata (il coreografico collaudo avverrà il 4-5 giugno 1959, con 10 carri armati e 20 autocarri in formazione), la Parma-Milano consisteva in realtà di due tronchi distinti: Milano - Piacenza Nord di 49,5 km e Piacenza Sud – Parma (42 km). Per oltrepassare il grande fiume era necessaria la deviazione verso la SS9, l’antica via Emilia.
Proprio i viadotti sono le opere alle quali è legato il maggior numero di aneddoti e trattati di ingegneria. E come il ponte sul Po, anche l’attraversamento del Taro comportò non pochi grattacapi. Alla fine, la commissione optò per una soluzione «isostatica», con travi semplicemente appoggiate per ridurre le conseguenze dei cedimenti differenziali tipici dei terreni di fondazione poco consistente. Mentre come materiale, per ragioni economiche e produttive, il cemento armato precompresso venne preferito alle travi metalliche ad anima piena.
Per il taglio del nastro della Milano-Parma il Governo individuò la Festa dell’Immacolata: entrato attorno alle 10 dalla stazione di testa di Melegnano, già al debutto provvista di sei porte d’ingresso, al primo ministro Amintore Fanfani spettò l’onore di tenere a battesimo quella che venne subito classificata la miglior rotabile al mondo.
Riporta la «Gazzetta» del 9 dicembre 1958 che l’arrivo a Parma del presidente del Consiglio, del ministro dei Lavori Pubblici Giuseppe Togni e del corteo al loro seguito si materializzò verso le 13, in un clima particolarmente rigido e con la coltre di ghiaccio che stentava a dissolversi. Ad accogliere il capo del Governo, le massime autorità politiche e industriali della città.
Nel pomeriggio, Fanfani e Togni incontrarono poi al Jolly Hotel (oggi Stendhal) una delegazione degli autotrasportatori locali capeggiata da Gian Carlo Saracchi, a quel tempo segretario del Comitato nazionale d’azione in difesa dell’autotrasporto, in seguito longevo presidente dell’Automobile Club. Un breve confronto sulle norme di circolazione adottate dal Codice della strada, poi la ripartenza dei politici per Roma.
Sempre dalle pagine ingiallite della «Gazzetta» si apprende inoltre come il giorno successivo, la prima automobile a imboccare l’autostrada dalla stazione di via Colorno (l’attuale via Paradigna) non appartenesse a un parmigiano, bensì a un gruppo di 4 persone giunte apposta da Ravenna.
«A mezzanotte in punto - si legge - il personale ha dato inizio alle operazioni di ingresso staccando il primo biglietto e consegnandolo al guidatore, al quale ha augurato un “buon viaggio!”». Pochi minuti dopo, ecco varcare il casello un’auto di Milano, poi un’altra targata «PR». Quel giorno, al casello di Parma si contarono circa mille auto in entrata e altrettante in uscita.
180 lire il pedaggio chiesto per raggiungere Piacenza ai motociclisti, di 230 lire per i mezzi a quattro ruote. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, sono assai più numerosi le vetture e i mezzi pesanti che quotidianamente ritirano il ticket e scompaiono all’orizzonte. E correndo su una infinita striscia di asfalto, continuano a scrivere la storia d’Italia.

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  • Vercingetorige

    07 Novembre @ 16.49

    SCUSATE , E' PASSATO TANTO TEMPO MA MI PAR DI RICORDARE che , all' epoca , il "Jolly Hotel" , il più lussuoso Albergo della Parma di allora , fosse quello su viale Toscanini (oggi , mi sembra, "IBIS Hotel" o qualcosa del genere ) , non lo "Stendhal" . Inoltre mi pare che il casello dell' Autostrada sia sempre stato dov' è ora , in via Colorno , non in via Paradigna. L' Autostrada fu accolta con orgoglio , perchè ci proiettava nel futuro , ma c' era un inconveniente : si pagava. A quel tempo gli automobilisti finanziavano la costruzione e la manutenzione delle strade con il "bollo di circolazione" , per cui accolsero senza entusiasmo l' ulteriore balzello del "pedaggio" , una parola che aveva sapore di Medio Evo. Si indicava come esempio la Germania , dove le Autostrade erano gratuite. Il Governo rispose che la costruzione di Autostrade era molto costosa ed il "bollo" non bastava . Promise comunque che , quando , con la riscossione dei "pedaggi", la spesa fosse stata ammortizzata , l' Autostrada sarebbe diventata gratuita , come in Germania. Questo per dire come la menzogna sia costume abituale della Politica italiana.

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