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Quei due leoni che ruggiscono nel degrado

Le statue, antichissime, dimenticate in un angolo della Pilotta

Uno dei leoni di pietra sotto i voltoni della Pilotta

Uno dei leoni di pietra sotto i voltoni della Pilotta

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Margherita Portelli
Adesso se ne stanno lì, dietro un paio di cancelli, quei  simboli di fierezza per antonomasia relegati oltre le sbarre, a guardia di un angolo di Parma preso di mira dall’inciviltà. Eppure, i due leoni quasi nascosti sotto i voltoni della Pilotta che portano in Ghiaia sono sculture antichissime: di epoca romana  (pare che risalgano al primo secolo avanti Cristo),   facevano parte di un monumento sepolcrale di età augustea e sono tra le più antiche testimonianze del passato della città.
 Le due statue in pietra di Vicenza furono ritrovate negli anni Sessanta durante alcuni  scavi in  via D’Azeglio,  e da allora trovano posto sotto le buie arcate della Pilotta. Entrambi i leoni sono piuttosto malridotti (già ai tempi del ritrovamento erano privi delle zampe) e visto il degrado attuale della zona viene da chiedersi se la collocazione scelta cinquant’anni fa per ospitare questi due reperti sia ancora quella ideale, o se la conservazione delle opere ne risenta.
 «Si tratta di statue concepite per stare all’aperto e tutto sommato sotto i voltoni sarebbero anche abbastanza protette dagli agenti atmosferici  - commenta  Manuela Catarsi, vice direttore del museo archeologico nazionale di Parma, cui appartengono i leoni -. Al tempo del ritrovamento di queste sculture si decise di collocarle sotto i voltoni,  perché fossero un richiamo per i passanti, parmigiani e turisti che, trovandosi di fronte a queste fiere, venissero incuriositi e magari invogliati a una visita al museo. Quella zona, in effetti, da qualche anno è teatro di diverse espressioni di inciviltà. C’è chi getta cartacce, chi lega le biciclette alle sbarre delle cancellate, chi addirittura orina sotto i voltoni. Come ormai tutti sanno, però, i fondi alla cultura sono stati tagliati e quindi anche le risorse destinate alle pulizie hanno subito un razionamento.  Si tende perciò a privilegiare la manutenzione degli spazi interni». 
Ma le stanze del museo archeologico, in Pilotta, non sono adeguate ad ospitare i leoni. «Si era presa in esame la possibilità di realizzare delle vetrate per proteggere le statue, ma poi si correrebbe il rischio di vederle distrutte - aggiunge la Catarsi -, senza contare che, come accennavo prima, i soldi sono pochi». 
In fondo,  le due fiere sono in «buona compagnia», basti pensare al triste stato di abbandono in cui da qualche anno versa il ponte romano, poche decine di metri più in là. Per il momento, quindi, il destino delle imponenti belve di pietra sembra quello di rimanersene lì dove sono, nella speranza che i comportamenti di chi transita da quelle parti siano un po’ meno «bestiali». 
Margherita Portelli
Adesso se ne stanno lì, dietro un paio di cancelli, quei  simboli di fierezza per antonomasia relegati oltre le sbarre, a guardia di un angolo di Parma preso di mira dall’inciviltà. Eppure, i due leoni quasi nascosti sotto i voltoni della Pilotta che portano in Ghiaia sono sculture antichissime: di epoca romana  (pare che risalgano al primo secolo avanti Cristo),   facevano parte di un monumento sepolcrale di età augustea e sono tra le più antiche testimonianze del passato della città. Le due statue in pietra di Vicenza furono ritrovate negli anni Sessanta durante alcuni  scavi in  via D’Azeglio,  e da allora trovano posto sotto le buie arcate della Pilotta. Entrambi i leoni sono piuttosto malridotti (già ai tempi del ritrovamento erano privi delle zampe) e visto il degrado attuale della zona viene da chiedersi se la collocazione scelta cinquant’anni fa per ospitare questi due reperti sia ancora quella ideale, o se la conservazione delle opere ne risenta. «Si tratta di statue concepite per stare all’aperto e tutto sommato sotto i voltoni sarebbero anche abbastanza protette dagli agenti atmosferici  - commenta  Manuela Catarsi, vice direttore del museo archeologico nazionale di Parma, cui appartengono i leoni -. Al tempo del ritrovamento di queste sculture si decise di collocarle sotto i voltoni,  perché fossero un richiamo per i passanti, parmigiani e turisti che, trovandosi di fronte a queste fiere, venissero incuriositi e magari invogliati a una visita al museo.
Quella zona, in effetti, da qualche anno è teatro di diverse espressioni di inciviltà. C’è chi getta cartacce, chi lega le biciclette alle sbarre delle cancellate, chi addirittura orina sotto i voltoni. Come ormai tutti sanno, però, i fondi alla cultura sono stati tagliati e quindi anche le risorse destinate alle pulizie hanno subito un razionamento.  Si tende perciò a privilegiare la manutenzione degli spazi interni». Ma le stanze del museo archeologico, in Pilotta, non sono adeguate ad ospitare i leoni. «Si era presa in esame la possibilità di realizzare delle vetrate per proteggere le statue, ma poi si correrebbe il rischio di vederle distrutte - aggiunge la Catarsi -, senza contare che, come accennavo prima, i soldi sono pochi». In fondo,  le due fiere sono in «buona compagnia», basti pensare al triste stato di abbandono in cui da qualche anno versa il ponte romano, poche decine di metri più in là. Per il momento, quindi, il destino delle imponenti belve di pietra sembra quello di rimanersene lì dove sono, nella speranza che i comportamenti di chi transita da quelle parti siano un po’ meno «bestiali». 

 

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