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Storia

La "Silva Litana" era fra Reggio e Parma: i Galli massacrarono i Romani vicino a Sant'Ilario

Nuove ipotesi sulla sanguinosa battaglia fra gli alberi narrata da Tito Livio

Rievocazione storica di una battaglia con i legionari romani (foto d'archivio)
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Pianura Padana, 216 avanti Cristo: 25mila soldati di Roma e suoi alleati attraversano una foresta. All'improvviso gli alberi iniziano a cadere e schiacciano i legionari, mentre i Galli fanno il resto. Un massacro. E i Galli arrivano a festeggiare la vittoria usando come coppa il cranio di Lucio Postumio, comandante dei legionari. Per Roma una è sconfitta pesante. E' la battaglia della Silva Litana, della quale resta memoria negli scritti di Tito Livio. Non è certo dove avvenne la battaglia ma in base a nuovi studi sembra che il punto fosse non molto lontano da Parma: nella zona di Sant'Ilario d'Enza. Non ci sono reperti che diano risposte definitive ma mettendo insieme vari indizi è lecito collocare la battaglia fra quelle che oggi sono le province di Reggio Emilia e Parma.
Filippo Maria Gambari, ex soprintendente per i Beni archeologici dell'Emilia-Romagna (ora alla guida di quella lombarda), in una conferenza ha ripreso e illustrato gli studi e le ipotesi del ricercatore reggiano Nicola Cassone. Gazzettadiparma.it ha intervistato Gambari. 

Chi non ricorda, dai tempi della scuola, le guerre puniche e la battaglia di Canne, con Annibale che sconfigge i Romani? Il periodo è quello. A Canne muoiono circa 75mila romani, il 2 agosto del 216 avanti Cristo. Qualche mese dopo i legionari affrontano i Galli Boi: altri 25mila uomini circa resteranno senza vita sul terreno.
Dopo Canne, i Romani decidono di compiere azioni di disturbo a nord, contro i Boi (che tra l'altro dominano l'attuale area di Parma). Due legioni romane e i soldati degli alleati sono guidati dal pretore Lucio Postumio, designato console proprio al posto di Lucio Emilio Paolo, morto a Canne. Lucio Postumio dispone di un esercito più corposo degli avversari: si aspetta un'impresa facile e rapida; d'altronde, lui deve partire presto per Roma. Ancora non sa che i Galli useranno il suo cranio per brindare alla vittoria. 

Lo scontro - più un'imboscata che una battaglia "classica" - avviene in una foresta; probabilmente è un bosco sacro di vaste dimensioni. E' la "Silva Litana" di cui parlano le fonti storiche: 'Litanos' in lingua celtica significa 'grande'. Per i Galli quegli alberi sono sacri ma sanno anche di essere numericamente inferiori. Decidono quindi di tagliare quelle piante in modo che sembrino intatte...ma basta poco per farle cadere. Quando legionari attraversano il bosco, i Galli da fuori spingono gli alberi: la 'silva' schiaccia i soldati, mentre i Boi attaccano. E ottengono una vittoria impressionante agli occhi dei Romani.
Gambari spiega che l'evento travalica i confini emiliani e resterà nel tempo: «l'idea degli alberi guerrieri è rimasta nei miti celtici» e ritornerà persino nel Signore degli anelli di Tolkien.

In passato si ipotizzava che la Silva Litana si trovasse nel Ferrarese. Gambari spiega che invece è più giusto pensare all'area di Sant'Ilario d'Enza, coinvolgendo Montecchio e Brescello. Diversi pezzi del puzzle coincidono. Nel 216 a.C. i Romani hanno colonie a Piacenza e Cremona, raggiungibili attraverso il Po. A Brescello (Brixellum) ci sono i Cenomani, loro alleati. Secondo le nuove ipotesi, le legioni sarebbero partite da Brescello per Sant'Ilario, che all'epoca si chiama Tannetum. Niente a che vedere con la Taneto di oggi, che prende il nome dalla fortificazione medievale Castrum Tanneti. La toponomastica quindi rafforza l'idea di Cassone. Ed è probabile, fa notare Gambari, «che il bosco fosse sacro fin dall'Età del Bronzo». «Non è un caso che la famosa Tazza d'oro sia affiorata fra Montecchio e Sant'Ilario», aggiunge.  
Il mito si fonde con la realtà? Non in questo caso. Ma è possibile, almeno in teoria, trovare reperti archeologici in Val d'Enza che possano trasformare le congetture in certezze? Non proprio, ammette Gambari: magari «fosse comuni, però è improbabile, perché i Galli non hanno rimosso i corpi e facilmente i loro resti metallici sono stati riutilizzati».

 

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