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Classi multietniche: integrazione o scuole-ghetto?

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Fra il 7 e il 10%. E' il numero dei bambini immigrati che frequentano le scuole elementari.

E di conseguenza sono sempre più numerose le classi multiteniche, che uniscono bambini italiani ad extracomunitari. Da una parte questa situazione ha dato vita ad iniziative molto positive di integrazione nel gioco, come è nello spirito dei bambini. Ma dall'altra ci sono indubbi problemi, legati soprattutto alla didattica.

In alcune città (sempre più numerose), le famiglie italiane chiedono per i loro figli classi "italiane", impaurite dal fatto che la presenza di bimbi non perfettamente padroni della lingua italiana rallenti il livello di istruzione nella classe. Giuste o infondate che siano tali paure, è evidente che il rischio è duplice: o andare avanti cercando l'integrazione, ma con il rischio che si registrino sempre più spesso queste situazioni di malcontento, oppure creare davvero classi separate, ma con il rischio di dare vita a veri e propri ghetti scolastici.

A Parma la situazione è forse meno problematica che altrove, ma anche qui il problema non va sottovalutato. Come sempre, giriamo gli interrogativi a voi lettori: dite la vostra utilizzando lo spazio commenti nella colonna centrale di fianco a questo articolo.

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  • giuliana

    17 Febbraio @ 11.02

    \"Per imparare al meglio una lingua\"\' secondo questi stessi commenti, significa ampliare le conoscenze rispetto a quelle rudimentali, ma essenziali imparate a scuola. Significa che a monte deve esistere una anche minima preparazione prima di poter affrontare una full immersion che potrebbe essere traumatizzante. A maggior ragione se questi bambini, una volta rientrati a casa, continueranno ad usare la loro lingua d\'origine. Se l\'apprendimento di una lingua straniera può sembrare semplice per bambini molto piccoli, più aumenta l\'età, più crescono le difficoltà.Siete voi che considerati razzisti gli aiuti che verrebbero forniti ai bambini stranieri per colmare le loro eventuali difficoltà prima di essere inseriti in un corso di studi adeguato alla loro età. Un volta esisteva la bocciatura e quindi la ripetizione dell\'anno scolastico per i bambini che non avevano raggiunto un certo grado di preparazione. Nessuno parlava di discriminazione. Se ne parla ora solo perché la scuola è diventata una fabbrica di attestati e di diplomi che equivalgono a pezzi di carta dal dubbio valore.

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  • laura

    16 Febbraio @ 11.21

    vi faccio una domanda : come mai per imparare al meglio una lingua è necessario andare all'estero, magari si lavora anche insieme con quelli del luogo che la lingua la sanno bene ed in questo modo la si impara meglio, mentre qui salta fuori che bisogna fare delle classi a parte? mi sembra che il mondo vada al rovescio. Da statistiche risulta che i bambini stranieri che vengono inseriti in classi italiane si integrano magnificamente! Chi la pensa al contrario è VERGOGNOSAMENTE RAZZISTA e non lo sa di essere. per tutto quello che sta succedendo in Italia c'è proprio da vergognarsi ad essere Italiani.

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  • carlo meloni

    15 Febbraio @ 22.58

    BRAVISSIMA, Giuliana, i bambini anche se stranieri sono esseri innocenti , fragili, che hanno bisogno di calore umano e compassione , mi sorprende che a qualcuno gli passi nella mente l´ attitudine di rilegarli ALL´ APPARTEID E' UN´ ATTITUDINE VERGOGNOSA PER IL POPOLO ITALIANO---SENTO VERGONGNA DI ESSERE NATO IN ITALIA.

    Rispondi

  • giuliana

    14 Febbraio @ 21.48

    Le classi propedeutiche hanno lo scopo di fornire ai bambini stranieri degli strumenti linguistici necessari prima di tutto a loro stessi, in quanto li mettono nella condizione migliore per poter affrontare un percorso scolastico che, in caso contrario, potrebbe rivelarsi umiliante. E' demenziale definirli ghetti.

    Rispondi

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