Strajè-Stranieri

Dall'Argentina arriva l'appello di Odilia: "Aiutatemi a trovare i miei parenti"

Dall'Argentina arriva l'appello di Odilia: "Aiutatemi a trovare i miei parenti"
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di Andrea Violi

«Scrivo dall'Argentina. Mi chiamo Odilia Strucchi e cerco i miei antenati materni e paterni per aggiungerli al mio albero genealogico. Sono tutti cognomi dell’Emilia-Romagna. I miei nonni arrivarono in Argentina nel '900 ma non posso trovare il ceppo di tutti quelli che restarono in Italia».
Comincia così il messaggio che Odilia Haydee Strucchi ha inviato a Gazzettadiparma.it per lanciare un appello: «Aiutatemi a trovare i miei lontani parenti». Come nel caso di Maryann Foley, «strajè» della California che cercava informazioni sui parenti di Medesano e Felegara, il nostro sito dà voce a una famiglia di persone nate in un altro continente, ma ben consapevoli che le loro radici rimandano alle nostre terre.
Odilia Haydee Strucchi parla un discreto italiano e vive a Salliquelló, una cittadina di 10mila abitanti a ovest di Buenos Aires, ma i suoi avi erano reggiani. Il punto di partenza? Nomi, date e luoghi di nascita di nonni e bisnonni. I cognomi dei suoi avi sono Strucchi, Montanari, Catellani e Paterlini: persone vissute fra '800 e '900 alcuni a Castelnovo Sotto, altri a Cavriago, altri a Guastalla e Novellara. E ora la signora Strucchi cerca l'aiuto della gente per trovare i discendenti e parenti.
Nel 1990 la signora Odilia ha ricevuto una lettera da una famiglia Strucchi di Novellara e ha deciso di ricostruire l'albero genealogico. «Devo farlo in onore ai miei genitori!», spiega a Gazzettadiparma.it.
L'impresa non è facile: in quasi due decenni le informazioni raccolte non sono molte: qualche foto d'epoca e un contatto con i discendenti di Onesto Strucchi, nato nel 1864 e fratello della bisnonna Luigia.

Ha pensato di rivolgersi a istituzioni o associazioni di emigranti? «Non ho avuto contatto con nessuna associazione di italiani perché non ho dati precisi. (In questi anni, ndr) è mancato il contatto con gli altri ceppi (della mia famiglia, ndr) che restarono in Italia. Ho inviato tantissime lettere a indirizzi che prendo da nternet ma le risposte sono state scarse»..

Come si chiamavano i suoi genitori? «Mio padre era argentino e si chiamava Angel Strucchi. Era figlio di Giovanni e Tersilina Montanari, nipote di Gaetano Strucchi ed Luigia Strucchi. Mia madre si chiamava Negressa Catellani: era argentina e i suoi genitori si chiamavano Narciso Eliseo Catellani e Dirce Paterlini».

Come si chiamavano i suoi avi? «Da parte di mia mamma i cognomi sono Catellani e Paterlini. So che mio nonno Narciso Eliseo Catellani, figlio di Giacomo Catellani e Francesca Parmeggiani, è nato a Cavriago il 15 aprile 1870. Nel 1896 si è trasferito con tutta la famiglia a Reggio Emilia e si è sposato con Dirce Paterlini a Castelnovo di Sotto (S. Savino) nel 1903. Dirce Paterlini è nata a Castelnovo Sotto il 05 agosto 1876: era figlia di Ferdinando Paterlini e Regina Salsi.
Da parte di mio padre i cognomi sono Strucchi e Montanari. So che il mio bisnonno Gaetano Strucchi è nato nel 1858 e si è sposato con Luigia Strucchi (aveva lo stesso cognome). Suo figlio Giovanni, mio nonno, è nato a Guastalla nel 1879. I fratelli di Luigia che restarono in Italia sono Clementa (1854),   Luigi (1862), Onesto (1864), Carolina (1868) Sante (1865) e Alberto (1867)».

Sa quale mestiere facessero i suoi avi, in Italia e poi in Argentina? «Erano tutti contadini. La regione dove si sono sviluppate in Emilia-Romagna: Reggio Emilia, Cavriago, Novellara, Castelnovo di Sotto, Guastalla. Anche un po' in Liguria».

Può raccontarci qualcosa su di lei? «Sono una signora di 59 anni, nipote d'italiani, impiegata della banca e vivo in una piccola città, Salliqueló, (10mila abitanti) fondata nel 1903 in mezzo della grande pianura "pampeana", a ovest della provincia di Buenos Aires, nel centro del paese, una delle più ricche regione agricole-ganadere dell'Argentina, dove cresce il frumento, il granturco, il girasole. ecc. e dove mangia il bestiame. Ho una bellissima familia: mio marito Abel, (figlio d'italiano), e le mie tre figlie: Carolina, Lía Anahí e Marina. È una abitudine tra noi dire "gringo" ai discendenti d'italiani: allora il sopranome di mio marito  è "gringo" e non manca chi dica "gringa" alle mie figlie!! Veramente la collettività italiana è la pìù grande in Argentina e dobbiamo riconoscere che ancora, dopo tanti anni delle grande immigrazioni, si conservano tantissimi abitudini, come il piacere di mangiare la pasta, del lavoro, l'onestità e, come nel mio caso, imparare un po' la lingua o ballare qualche tarantella!».

Se qualcuno avesse informazioni può contattare l'e-mail sito@gazzettadiparma.net.

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