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Bernardo Valli racconta l'Islam che l'Occidente fatica a capire

Il giornalista: «Il conflitto più lacerante è quello fra sciiti e sunniti»

Bernardo Valli racconta l'Islam che l'Occidente fatica a capire
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«Dare dell'ateo a un islamico è peggio che dargli dell'ebreo»

 

Pierluigi Dallapina
La storia che racconta Bernardo Valli, parmigiano che ha conosciuto e raccontato il mondo come inviato de La Repubblica, parte da lontano per arrivare fino ai giorni nostri. Per la precisione parte dal 632 dopo Cristo, l’anno della morte di Maometto, e prosegue attraversando lo scisma fra sunniti e sciiti, percorre la via dell’espansione degli arabi in nord Africa e in Spagna, si sofferma ad ammirare le vette della loro cultura in campo medico e matematico, si fa largo fra le macerie dell’impero ottomano, crollato al termine della prima guerra mondiale, e si sofferma con precisione sugli eventi vissuti in prima persona, come le turbolenze del popolo palestinese, la decolonizzazione dell’Algeria, l’attacco americano all’Iraq, la rivoluzione khomeinista in Iran e, infine, la guerra civile che sta insanguinando la Siria. 
Una guerra che è metafora di un Islam instabile e percorso da innumerevoli fratture, più simile alle tessere di un mosaico che non alla comunità dei fedeli promessa dalla tanto agognata Umma. 
«Partii per l’oriente complicato con idee semplici», dice Valli, citando le parole di un giovane Charles De Gaulle spedito in Siria al termine della Grande guerra, per tentare di spiegare a noi occidentali, cristiani e laici, le complessità del mondo musulmano, abitato da oltre 1 miliardo di persone e tutt’altro che monolitico e coeso.
Invitato dall’associazione «Grido d’allarme» per una vera e propria lectio sul tema «L’Islam e noi», e affiancato da Umberto Squarcia, rappresentante del’associazione, dal prorettore Carlo Quintelli e dal direttore de La Repubblica Parma, Antonio Mascolo, Valli si rivolge al pubblico presente nell’Aula dei Filosofi dell’Università con la curiosità del giornalista e la competenza dello studioso, cercando di affrontare il confronto fra noi e l’Islam partendo da una domanda: «Abbiamo fatto guerra all’Iraq per esportare la democrazia, ma cosa diremmo noi se un esercito arabo invadesse Roma?».
Di sicuro non la invaderebbe sbandierando il vessillo della democrazie, perché nel mondo arabo questo concetto va sempre letto attraverso le lenti della religione. 
«La religione impregna il mondo musulmano - spiega - un mondo che non ha conosciuto l’illuminismo e quindi la separazione fra la sfera religiosa e quella politica. Quando incontrai uno dei principali dirigenti del fronte di liberazione dell’Algeria e gli chiesi se il suo movimento era di ispirazione laica, a tale parola ebbe un sussulto, perché per un musulmano il laico è l’ateo, e dare dell’ateo ad un islamico è peggio che dargli dell’ebreo».
Ma l’Islam non è assolutamente un mondo immobile dominato da un’unica fede. «Il conflitto religioso e politico più lacerante all’interno del mondo musulmano - conclude - non è quello fra israeliani e palestinesi, ma fra sciiti e sunniti. Lo vediamo con la guerra in Siria, una nazione comandata da uno sciita, e quindi alleata all’Iran, altro Paese sciita, e alleata agli hezbollah libanesi».
Pierluigi Dallapina

 

La storia che racconta Bernardo Valli, parmigiano che ha conosciuto e raccontato il mondo come inviato de La Repubblica, parte da lontano per arrivare fino ai giorni nostri. Per la precisione parte dal 632 dopo Cristo, l’anno della morte di Maometto, e prosegue attraversando lo scisma fra sunniti e sciiti, percorre la via dell’espansione degli arabi in nord Africa e in Spagna, si sofferma ad ammirare le vette della loro cultura in campo medico e matematico, si fa largo fra le macerie dell’impero ottomano, crollato al termine della prima guerra mondiale, e si sofferma con precisione sugli eventi vissuti in prima persona, come le turbolenze del popolo palestinese, la decolonizzazione dell’Algeria, l’attacco americano all’Iraq, la rivoluzione khomeinista in Iran e, infine, la guerra civile che sta insanguinando la Siria. Una guerra che è metafora di un Islam instabile e percorso da innumerevoli fratture, più simile alle tessere di un mosaico che non alla comunità dei fedeli promessa dalla tanto agognata Umma. «Partii per l’oriente complicato con idee semplici», dice Valli, citando le parole di un giovane Charles De Gaulle spedito in Siria al termine della Grande guerra, per tentare di spiegare a noi occidentali, cristiani e laici, le complessità del mondo musulmano, abitato da oltre 1 miliardo di persone e tutt’altro che monolitico e coeso.Invitato dall’associazione «Grido d’allarme» per una vera e propria lectio sul tema «L’Islam e noi», e affiancato da Umberto Squarcia, rappresentante del’associazione, dal prorettore Carlo Quintelli e dal direttore de La Repubblica Parma, Antonio Mascolo, Valli si rivolge al pubblico presente nell’Aula dei Filosofi dell’Università con la curiosità del giornalista e la competenza dello studioso, cercando di affrontare il confronto fra noi e l’Islam partendo da una domanda: «Abbiamo fatto guerra all’Iraq per esportare la democrazia, ma cosa diremmo noi se un esercito arabo invadesse Roma?».Di sicuro non la invaderebbe sbandierando il vessillo della democrazie, perché nel mondo arabo questo concetto va sempre letto attraverso le lenti della religione. «La religione impregna il mondo musulmano - spiega - un mondo che non ha conosciuto l’illuminismo e quindi la separazione fra la sfera religiosa e quella politica. Quando incontrai uno dei principali dirigenti del fronte di liberazione dell’Algeria e gli chiesi se il suo movimento era di ispirazione laica, a tale parola ebbe un sussulto, perché per un musulmano il laico è l’ateo, e dare dell’ateo ad un islamico è peggio che dargli dell’ebreo».Ma l’Islam non è assolutamente un mondo immobile dominato da un’unica fede. «Il conflitto religioso e politico più lacerante all’interno del mondo musulmano - conclude - non è quello fra israeliani e palestinesi, ma fra sciiti e sunniti. Lo vediamo con la guerra in Siria, una nazione comandata da uno sciita, e quindi alleata all’Iran, altro Paese sciita, e alleata agli hezbollah libanesi».

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