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Kyenge a Parma: "Investire in accoglienza è una ricchezza"

Al convegno organizzato dall'Ausl il ministro ha annunciato l'arrivo di un testo unico sull'asilo

Kyenge a Parma

Il ministro Kyenge al convegno sui rifugiati

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Un Testo Unico sull’asilo. Dovrebbe divenire realtà nel nostro Paese tra gennaio e febbraio, grazie al recepimento di tutte le direttive dell’Unione Europea. Lo ha annunciato oggi il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge concludendo i lavori del convegno nazionale “Italia terra d’asilo” che – organizzato dalla locale Ausl - si è svolto a Parma, presso la Sala Aurea della Camera di commercio (via Verdi 2/a). “Investire in accoglienza e inclusione sociale – ha spiegato il Ministro – è una ricchezza per il futuro perché si investe in una nuova cittadinanza”.
 
Durante il convegno sono state discusse le proposte del Comitato scientifico del convegno, che sistematizzando le buone pratiche realizzate in diverse realtà territoriali, tra cui Parma, intendono innescare quei mutamenti importanti promossi dalle Direttive europee. “Le proposte presentate oggi – ha commentato il ministro Kyenge – sono molto importanti e da cogliere. Ho apprezzato molto il lavoro competente approfondito del Comitato scientifico di questo convegno, che ringrazio per quanto ha fatto”. 
 
Sul versante sanitario prevedere l'accesso delle vittime di tortura al sistema socio-sanitario – spiega il Comitato – è condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto i soggetti vulnerabili debbono potere accedere a dei servizi qualificati, per i quali devono essere presentate specifiche linee guida nazionali. Devono essere, infatti, definite le procedure da seguire per attuare un tempestivo riconoscimento delle vulnerabilità e garantire percorsi celeri di presa in carico e va prevista la costituzione, di concerto con le Regioni, l’istituzione presso ogni Azienda Sanitaria Locale di équipe multidisciplinari costituite da personale incaricato dall’azienda sanitaria, da referenti dell’ente locale e da referenti degli enti ed associazioni di tutela operanti nella presa in carico di richiedenti
 
Importanti anche le proposte sul fronte sociale. Appare necessario – sostiene il Comitato scientifico – garantire l’effettivo diritto di accesso a tutti i beneficiari di protezione internazionale a misure di accoglienza, percorsi di graduale inserimento sociale, scongiurando la caduta in circuiti di marginalità sociale. L'accesso all'accoglienza dei beneficiari di protezione internazionale deve essere inquadrato come un diritto del soggetto e non come mera possibilità nell'ambito dei posti disponibili.
 
Il Comitato ritiene inoltre importante che nel recepire la Direttiva 2011/95/UE vengano inserite misure per prevenire discriminazioni nei confronti dei beneficiari di protezione internazionale e per garantire loro pari opportunità nell’accesso agli alloggi; le norme sull’inserimento lavorativo delle persone disabili o svantaggiate si applichino anche ai titolari di protezione internazionale che appartengano ad una delle categorie delle persone vulnerabili; i beneficiari di protezione internazionali siano inclusi per un periodo di due anni nelle categorie dei lavoratori svantaggiati indicati nella legge sulle cooperative sociali; i centri per l’impiego elaborino e attuino apposite iniziative  di sostegno al lavoro rivolte ai beneficiari di protezione internazionale; venga disciplinato il riconoscimento dell'equipollenza dei titoli di studio e professionali. 
 
La media annua di domande d’asilo in Italia si aggira attorno alle 18mila unità. In Emilia-Romagna – raccontano i dati delle nove Questure – si è registrata una crescita pari al 14% dalle 3.914 del 2011 alle 4.476 dell’anno successivo. In provincia di Parma – sempre secondo i dati della Questura – i permessi di soggiorno a fine 2011 erano 559 (446 uomini e 113 donne): 201 per protezione sussidiaria, 186 come rifugiati, 164 per richiesta d’asilo (di cui 9 con possibilità di svolgere attività lavorativa), 4 per motivi umanitari e 4 in base alla Convenzione di Dublino.
 
Durante il convegno sono stati presentati, tra l’altro, il ruolo dei servizi territoriali sanitari e sociali nei percorsi di integrazione nei titolari di protezione con particolare riferimento alle esperienze realizzate dallo Spazio salute immigrati dell’Ausl, Ciac onlus e CISS Parma.
 
Comunicato

Un Testo Unico sull’asilo. Dovrebbe divenire realtà nel nostro Paese tra gennaio e febbraio, grazie al recepimento di tutte le direttive dell’Unione Europea. Lo ha annunciato oggi il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge concludendo i lavori del convegno nazionale “Italia terra d’asilo” che – organizzato dalla locale Ausl - si è svolto a Parma, presso la Sala Aurea della Camera di commercio (via Verdi 2/a). “Investire in accoglienza e inclusione sociale – ha spiegato il Ministro – è una ricchezza per il futuro perché si investe in una nuova cittadinanza”.
 
Durante il convegno sono state discusse le proposte del Comitato scientifico del convegno, che sistematizzando le buone pratiche realizzate in diverse realtà territoriali, tra cui Parma, intendono innescare quei mutamenti importanti promossi dalle Direttive europee. “Le proposte presentate oggi – ha commentato il ministro Kyenge – sono molto importanti e da cogliere. Ho apprezzato molto il lavoro competente approfondito del Comitato scientifico di questo convegno, che ringrazio per quanto ha fatto”. 
 
Sul versante sanitario prevedere l'accesso delle vittime di tortura al sistema socio-sanitario – spiega il Comitato – è condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto i soggetti vulnerabili debbono potere accedere a dei servizi qualificati, per i quali devono essere presentate specifiche linee guida nazionali. Devono essere, infatti, definite le procedure da seguire per attuare un tempestivo riconoscimento delle vulnerabilità e garantire percorsi celeri di presa in carico e va prevista la costituzione, di concerto con le Regioni, l’istituzione presso ogni Azienda Sanitaria Locale di équipe multidisciplinari costituite da personale incaricato dall’azienda sanitaria, da referenti dell’ente locale e da referenti degli enti ed associazioni di tutela operanti nella presa in carico di richiedenti
 
Importanti anche le proposte sul fronte sociale. Appare necessario – sostiene il Comitato scientifico – garantire l’effettivo diritto di accesso a tutti i beneficiari di protezione internazionale a misure di accoglienza, percorsi di graduale inserimento sociale, scongiurando la caduta in circuiti di marginalità sociale. L'accesso all'accoglienza dei beneficiari di protezione internazionale deve essere inquadrato come un diritto del soggetto e non come mera possibilità nell'ambito dei posti disponibili.
 
Il Comitato ritiene inoltre importante che nel recepire la Direttiva 2011/95/UE vengano inserite misure per prevenire discriminazioni nei confronti dei beneficiari di protezione internazionale e per garantire loro pari opportunità nell’accesso agli alloggi; le norme sull’inserimento lavorativo delle persone disabili o svantaggiate si applichino anche ai titolari di protezione internazionale che appartengano ad una delle categorie delle persone vulnerabili; i beneficiari di protezione internazionali siano inclusi per un periodo di due anni nelle categorie dei lavoratori svantaggiati indicati nella legge sulle cooperative sociali; i centri per l’impiego elaborino e attuino apposite iniziative  di sostegno al lavoro rivolte ai beneficiari di protezione internazionale; venga disciplinato il riconoscimento dell'equipollenza dei titoli di studio e professionali. 
 
La media annua di domande d’asilo in Italia si aggira attorno alle 18mila unità. In Emilia-Romagna – raccontano i dati delle nove Questure – si è registrata una crescita pari al 14% dalle 3.914 del 2011 alle 4.476 dell’anno successivo. In provincia di Parma – sempre secondo i dati della Questura – i permessi di soggiorno a fine 2011 erano 559 (446 uomini e 113 donne): 201 per protezione sussidiaria, 186 come rifugiati, 164 per richiesta d’asilo (di cui 9 con possibilità di svolgere attività lavorativa), 4 per motivi umanitari e 4 in base alla Convenzione di Dublino.
 
Durante il convegno sono stati presentati, tra l’altro, il ruolo dei servizi territoriali sanitari e sociali nei percorsi di integrazione nei titolari di protezione con particolare riferimento alle esperienze realizzate dallo Spazio salute immigrati dell’Ausl, Ciac onlus e CISS Parma.
 

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  • Biffo

    02 Dicembre @ 03.48

    Io vorrei tanto che qualcuno mi presentasse ed illustrasse almeno un solo caso di integrazione alla nostra cultura, da parte di un immigrato. I musulmani la rifiutano come la leste bubbonica, prodotto del Sarana occidentale, per gli altri, siamo sempre noi a dover andare nella loro direzione. Mazziati, cornuti e masochisti.

    Rispondi

  • Valentino

    01 Dicembre @ 19.39

    lochevalentino76@gmail.com

    e l'accoglienza a noi italiani chi la dà.......... si parla sempre di immigrati ma a noi chi ci pensa .

    Rispondi

  • libero

    01 Dicembre @ 13.58

    Si date pure l'asilo politico a tutti! Tanto ci pensa la kyenge!!!!

    Rispondi

  • bichouk

    01 Dicembre @ 13.17

    E un Ministro per gli italiani??a questo punto servirebbe anche quello!forse se si venisse un po'incontro ai nostri giovani Non ci sarebbe bisogno dello ics soli per ringiovanire la popolazione!lo sa la cara ministra che per un'italiana è una missione impossibile avere figli mentre per le immigrate è una fonte di guadagno?le madri lavoratrici chi le tutela???dobbiamo regredire e chiuderci in casa disoccupate per poterci permettere una famiglia??queste politiche inique nei confronti degli italiani creano solo un clima di odio..altro che integrazione!integrarsi vuol dire vivere come noi:lavorare per PAGARE affitto,bollette,rette degli asili,cibo,telefonini...

    Rispondi

  • filippo

    01 Dicembre @ 13.08

    tanti commenti euforici, oramai il PD ha perso il contatto con la realtà..ma di cosa si parla, in una paese distrutto dalla crisi economica?

    Rispondi

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