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Vendite "burkini" alle stelle

Vendite "burkini" alle stelle
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BEIRUT – Il burkini, il costume da bagno islamico al centro delle polemiche questa estate, è diventato un oggetto del desiderio per le donne musulmane e non, proprio grazie allo scalpore suscitato dal suo utilizzo. Ad affermarlo è Ahida Zanetti, la creatrice del costume intero, incrocio tra un burqa e un bikini, che ha visto il suo prodotto passare da un piccolo mercato di nicchia a un grande business internazionale in poche settimane. Lo sdegno diffusosi nel mondo islamico dopo che nell’agosto scorso una donna francese era stata allontanata da una piscina pubblica a Parigi perchè indossava il burkini, ha dato un notevole incentivo alle vendite.

La posta elettronica della Zanetti è stata letteralmente invasa da lettere di supporto e ordini da tutto il mondo. «Da quando uso il burkini posso andare a lezione di nuoto senza problemi – scrive Huda, musulmana che vive negli Usa -. Non sembro più una pazza che nuota in piscina indossando i vestiti». E come lei moltissime donne musulmane e non, oltre a mariti e padri entusiasti per la nuova moda «halal», rispettosa del pudore islamico, hanno manifestato la loro approvazione. Nata nella città costiera di Tripoli, nel nord del Libano, Ahida Zanetti appartiene a una numerosa famiglia tradizionalista. «Pur essendo una persona attiva alla quale piace partecipare alla vita sociale e fare sport – ha raccontato in un’intervista al quotidiano libanese Daily Star – ho dovuto affrontare restrizioni culturali e religiose».

Dalla sua esperienza è nata l’idea di un costume da bagno in poliestere che rispettasse i dettami della religione islamica e permettesse allo stesso tempo di nuotare senza impaccio. «Difficile dire se quanto è accaduto in Francia sia stato un episodio di islamofobia – conclude la Zanetti – A volte è meglio riderci sopra piuttosto che scatenare una diatriba politica».

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  • giovanni

    16 Settembre @ 09.51

    Mi complimento con Giuliana, mi sembra una persona di vedute molto lunghe, al contrario di chi ancora adesso parla di Integrazione, tolleranza ed accoglienza, posizioni ormai superate (come sottolineato da GIO64) e smentite dalla realtà dei fatti.

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  • giuliana

    15 Settembre @ 09.43

    Stefanos- Riprendo la sua frase:"Le regole le stabilisce lo Stato laico e chi non le vuole accettare, se ne vada", perché questo è in aperto contrasto con quanto succede nella realtà. Riporto la sua attenzione su questo passaggio che forse Le è sfuggito "...sono passati dalla richiesta dell'uso del burkini, all'OBBLIGO del burkini PER TUTTE, anche le non musulmane, oltre alla frequenza ai corsi di nuoto con turni rigorosamente separati tra uomini e donne". E questo lo interpreta come rispetto e accettazione delle regole del paese ospitante? Questo è dettare le proprie regole. E non invochi il diritto delle minoranze, perché è questa l'arma che usano per zittirci. Nelle varie riunioni tenute con la scusa di favorire il dialogo euro-arabo, hanno ottenuto il diritto di mantenere le loro leggi e tradizioni nei nostri paesi, anche se sono in aperto contrasto con le nostre. E' così che l'europa sta diventando eurabia. In Italia, nelle moschee o nei centri culturali vengono già applicate, per loro, le loro leggi a cominciare dai matrimoni poligami. Sempre in Inghilterra, hanno proposto l'adozione della shari'a per tutti, quale metodo quasi infallibile. "Prendete esempio dai paesi arabi-hanno detto- da noi c'è poca criminalità, perché abbiamo leggi migliori delle vostre". Peccato che le loro leggi risalgano all'epoca di maometto e prevedano taglio della mano per i ladri, fustigazione, impiccagione per gli omosessuali, pedofilìa legalizzata, lapidazione, dovere di uccidere chi abbandona l'islam... E per Lei sarei io la retrograda integralista. L'uso del burkini, come l'uso del velo, ha soprattutto una grande valenza politica, in quanto serve a sottolineare la loro forza numerica e a rafforzare la loro identità quale nazione islamica, ben distinta da noi. Per conto mio accorderei ai musulmani, quale minoranza, lo stesso rispetto che hanno nei confronti dellle minoranze nei loro paesi. Se cediamo su questo punto segnamo la fine delle nostre conquiste nel campo dei diritti civili, a cominciare dall'uguaglianza tra uomo e donna. Le rammento che non hanno mai sottoscritto la "dichiarazione dei diritti umani" sulla quale è fondata anche la nostra Costituzione. Mi meraviglio che ci siano persone che non colgono il pericolo di un ritorno al medioevo. E' solo questione di numeri. E loro sono molto prolifici.

    Rispondi

  • stefanos

    14 Settembre @ 22.33

    Scusate mi sento di dover intervenire ancora per replicare a Giuliana. Sono sempre molto sconcertato e anche preoccupato di come l'intolleranza impedisca a molte persone (e non sempre di bassa cultura) di essere obiettive e razionali. Deve essere chiaro che nessuno deve poter imporre le proprie regole agli altri, né mussulmani, né buddisti, né ebrei, né cristiani, né sostenitori di qualsiasi altra fede. Le regole, anzi le leggi le decide lo Stato Laico. Chi non le rispetta deve essere punito (in proporzione al delitto commesso) e chi non le vuole accettare se ne va in un altro Stato. Questo però non vuol dire che ci deve venire il sangue agli occhi se vediamo qualcuno che si veste diverso da noi o che prega un suo Dio. Poi finiamola con la storia delle nostre tradizioni. Allora se vogliamo essere rispettosi delle nostre radici culturali perché non dovremmo essere favorevoli alle donne sottomesse agli uomini così come da nostre antiche tradizioni? Ci scandalizziamo del burkini, ma nell'ottocento le donne con che costume andavano al mare? Quando facciamo i ragionamenti che fa la sig.ra Giuliana si diventa soltanto degli integralisti retrogradi.

    Rispondi

  • giovanni

    14 Settembre @ 19.08

    Grande Giuliana, la penso esattamente come te. Parole nobili come tolleranza accoglienza e integrazione stanno assumendo ora un significato diverso, intollerabile. Se vogliamo sopravvivere è ora di stabilire di limiti e dei confini rigidi; chi non rispetta le nostre leggi è libero di tornarsene a casa propria, nessuno gli ha chiesto di venire. E finiamola con questa storia che gli immigrati sono una risorsa... lo sono per chi li sfrutta, per chi li fa ignobilmente lavorare come bestie per pochi euro al giorno, per chi li tiene vergognosamente assiepati in gran numero dentro appartamenti minuscoli, per la gente comune sono solo un grosso peso.

    Rispondi

  • stefanos

    13 Settembre @ 10.41

    Vorrei rispondere al mio omonimo xenofobo. La solita leggenda urbana, chi l'ha detto che il burkini è fatto con materiale che non rispetta le norme igienico sanitarie? Il burkini per quello che se ne sa è fatto con i medesimi materiali con cui si fanno i costumi da bagno normali (non quelli dei campioni di nuoto). La cosa però che sconcerta di più è la frase "se qualcuno dovesse vedere una ragazza con il burkini avvisi immediatamente la polizia e venga immediatamente allontanata". Se il problema è igienico tutt'al più si avverta il bagnino che le impedisca di entrare in acqua. Invece la frase è molto sintomatica, il burkini è solo il pretesto per applicare la propria intolleranza razzista, il vero significato della frase sarebbe: è diversa da me, sia chiamata la polizia che la porti via e la punisca per la sua diversità. PS: igienico ha la i dopo la g

    Rispondi

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