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Dai jeans aderenti al velo sul volto: islamici divisi

Dai jeans aderenti al velo sul volto: islamici divisi
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di Roberta Marcuccilli
«“La mia misericordia preceda la mia giustizia”, è scritto nel Corano. Chi pensa che l’uccisione di Sanaa sia il prodotto di un estremismo religioso sbaglia. È stata l’ignoranza ad ammazzarla», ripetono alcuni rappresentati della comunità islamica di Parma. Fa discutere anche nella nostra città il delitto di Sanaa Dafani, la 18enne di origine marocchina uccisa il 15 settembre dal padre musulmano perché si era fidanzata con un italiano. Un padre assassino difeso dalla moglie e madre della vittima: «Ha sbagliato Sanaa».
Pausa pranzo in moschea
 In pausa pranzo si ritrovano nella moschea di via Campanini per pregare, dimagriti, a qualcuno il Ramadan ha strappato dieci chili. Di Sanaa non tutti sanno: «Dormiamo in strada e non vediamo la tv», ammettono alcuni. Inorridiscono al racconto di un padre che uccide a coltellate il sangue del suo sangue, e di una madre che difende il marito addossando la colpa a quella figlia che non stava alle regole e al suo fidanzato. «L’Islam – rimarcano – non è questo». La parola misericordia si ripete nelle loro frasi, per gli islamici è un valore fondamentale e chi ammazza non sa cos’è.
Musulmana in jeans e T-shirt
 «La religione non c’entra – spiega una ragazza turca che preferisce non dire il suo nome, titolare di una kebabberia di via D’Azeglio,– è una questione di umanità». Di storie di padri e padroni ne conosce tante: «Ci sono famiglie in cui la donna è considerata prima una proprietà del padre, poi del marito. Ma non succede solo nei Paesi musulmani, attenzione a non generalizzare. Pensiamo a me, sono cresciuta in un ambiente molto aperto e mi sento italiana». È a Parma da sette anni e le piace ballare: scherza con i clienti, dispensa sorrisi, indossa jeans e T-shirt aderenti. Vive all’occidentale.
«Il corpo non si espone»
 Diversa l’atmosfera in una macelleria musulmana della città, il giovane che la gestisce si chiama Arshad. Il Corano sottomano, accanto all’affettatrice della carne. Il tappeto, in arabo musallah, nel retro. Sulla parete un calendario che riporta i cinque orari di preghiera giornalieri. È una vita rigida, la sua. «È ovvio che un padre non dovrebbe uccidere -  dice - ma una figlia non dovrebbe esporre il corpo. Sono due cose scorrette». Lui la pensa così. Un padre non può uccidere una figlia, ma una figlia non può disonorare la famiglia. Arshad prende in mano un pacco di farina e una confezione trasparente di spaghetti: «È un po’ come se una donna seria fosse la farina, completamente coperta dalla carta che la contiene. Neanche si vede. E come se gli spaghetti, in mostra nell’involucro trasparente, fossero quella frivola. Provocante. Chi provoca sa di provocare, non dobbiamo meravigliarci se tra le due un ubriaco infastidisce la seconda».
«Le donne? Solo col velo»
Poi parla di sé, del lavaggio rituale che precede la preghiera: il wudhu. «Mi bagno le mani, le braccia, le narici, la bocca, le orecchie e l’interno delle dita dei piedi. Per tre volte». Dopo si inginocchia sul tappeto, che nel mondo islamico ha il compito di impedire il contatto tra il suolo, impuro, e il fedele impegnato nella preghiera: «Prima di inginocchiarsi è indispensabile pulire il pavimento». Anche lui è reduce del Ramadan: «Per trenta giorni sveglia alle quattro – racconta –, mangiavo pane, latte, dolci. Ma anche carne e minestre. Poi digiuno per tutto il giorno». Arshad è arrivato a Parma da cinque mesi, prima viveva a Carpi. Applica rigorosamente  i principi della sua religione e non esita a difendere la necessità del velo per una donna islamica. Il velo come invito alla modestia e alla riservatezza: «Se una donna mi dicesse di non volerlo indossare – ammette – sarebbe un problema. Almeno per me». Non per Gulabi Iltiger, curdo: «Non imporrei mai a mia moglie di coprirsi il volto – sottolinea –, lo fa solo se e quando vuole. E non impedirei mai a mia figlia di decidere della sua vita. Sono musulmano ma vivo in Italia, c’è chi spesso lo dimentica».
 
 
 

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  • francesco brundo

    25 Settembre @ 07.51

    perche' non si coprono anche gli uomini ??? troppo facile dire che le loro donne non si devono fa vedere, pero' le donne degli altri le vedono volentieri e magari anche... Gesu' Cristo none' morto di freddo ai piedi....

    Rispondi

    • theresia

      16 Novembre @ 14.32

      ha raggione che dice che loro vedanovolentieri le euopei,ne fanno mati questi uomini arabi,le quardano bene .

      Rispondi

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