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Come un ritorno in famiglia per i piccoli bielorussi

Come un ritorno in famiglia per i piccoli bielorussi
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di Chiara Pozzati

Da cosa si distingue una classe di bambini bielorussi da quelle italiane? Dal silenzio che regna nel corridoio dove si affaccia l’aula. Silenzio di chi assapora ogni istante e guarda con aria assorta tutto ciò che lo circonda all'interno della scuola elementare «Jacopo Sanvitale». 
Sono arrivati a inizio settimana i 19 bimbi provenienti da Ut, un piccolo villaggio della Bielorussia situato a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina.  Rimarranno a Parma per un mese, accolti dalle famiglie che hanno aderito al «Progetto scuola», organizzato dalla Fondazione «Aiutiamoli a vivere».
Progetto che ha coinvolto anche le elementari di Noceto e il convitto Maria Luigia, e che ha permesso di accogliere complessivamente 510 bimbi. 
Occhi grandi e profondi e sorrisi timidi ma che spuntano generosi sul faccino di chi ha subito, e ne patisce ancora le conseguenze, gli effetti del disastro nucleare di Chernobyl.
Questa è l’accoglienza che riservano i piccoli alunni bielorussi a chi fa capolino in classe. Nove di loro hanno appena 7 anni e di italiano ne masticano poco, ma grazie alla presenza della loro maestra, Svetlana Pavuovich e della responsabile, nonché interprete, Stanislava Kasakova, le difficoltà svaniscono. 
Durante le lezioni, che durano 8 ore al giorno, svolgono il programma come tutti gli altri. In più imparano la lingua grazie a Lucia Cavellini, ex insegnante della scuola media Don Cavalli, ora in pensione. 
«La parola gelato piace molto - racconta ridendo Stanislava - ma anche pizza li diverte parecchio». I bimbi, grazie al comitato locale della Fondazione, possono contare su un check up completo e gratuito. 
«Grazie alla disponibilità di medici, dentisti e oculisti, riusciamo a garantire loro tutte le visite di cui hanno bisogno», spiega Renata Borelli, responsabile del comitato ducale. Poi le gite, l’assistenza garantita da interpreti e volontari e la voglia di farli sentire a casa. Il soggiorno parmigiano è una prova per i bambini «catapultati» in una realtà completamente diversa da quella nella quale vivono abitualmente. Specialmente perché non è semplice tornare a casa e fare i conti con una vita decisamente più dura. 
Una vacanza dunque? Forse, ma non solo: «Desideriamo che il tempo che trascorrono qui sia significativo», sottolinea la Borelli. La scuola Jacopo Sanvitale, inoltre, è impegnata in una sensibilizzazione a 360 gradi: «Abbiamo una stanza per la raccolta di vestiti e materiale didattico da destinare alla Bielorussia - spiega Alberta Montanari, vicepreside dell’istituto - e venerdì prossimo organizzeremo nel cortile della scuola un burraco benefico, il cui ricavato verrà devoluto proprio ai piccoli studenti di Ut». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • anna pisano

    19 Dicembre @ 17.35

    la bambinsa con la maglietta a fiori l'ho adottata io!!! :)

    Rispondi

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