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Stranieri a scuola. Tanti dubbi sul tetto del 30%

Stranieri a scuola. Tanti dubbi sul tetto del 30%
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 Pierluigi Dallapina

Una classe con soli studenti stranieri. Caso più unico che raro, ma nel settembre 2007, in una prima della «Ulisse Adorni», in via Paciaudi ,17 alunni su 17 erano stranieri. Questo mix di nazionalità però non sarà più possibile nel momento in cui verrà tradotta in legge la nota diramata dal ministro Gelmini che fissa un limite, pari al 30 per cento, alla presenza di alunni stranieri in ogni classe.
 Il provvedimento scatterà dal prossimo anno scolastico, e verrà introdotto in modo graduale a partire dalle classi prime delle scuole primarie e secondarie, lasciando inoltre ampia autonomia agli Uffici scolastici regionali. Ma in città c'è già chi guarda con sospetto alla nota del ministro dell’Istruzione. «Più che fissare dei tetti sarebbe meglio individuare le risorse opportune per integrare gli stranieri», spiega Giacomo Vescovini, vicepreside dell’Istituto comprensivo «Albertelli-Newton», che indica attorno al 16 per cento la presenza di alunni stranieri all’interno della scuola. Nelle ex medie dell’istituto, su 450 ragazzi una settantina di alunni proviene da 23 paesi sparsi per il mondo. «Non è mettendo dei tetti - aggiunge - che si danno risposte alla necessità di costruire percorsi formativi. L’obiettivo della scuola è quello di realizzare una società coesa, con cittadini in grado di dialogare per trovare risposte ai problemi».
 Un’altra voce critica si leva dalle aule dello stesso istituto, da parte di Danilo Amadei, docente di italiano: «Bisogna distinguere fra chi è nato in Italia e chi arriva già grande. E poi se il tetto del 30 per cento viene sforato in un piccolo paese con una sola scuola, si obbligano i bambini a delle trasferte?». A sentire i racconti di chi è impegnato fra i banchi ogni giorno, si scopre che non tutti gli stranieri sono uguali: per quanto riguarda l’apprendimento dell’italiano, quelli che incontrano maggiori difficoltà sono i cinesi e gli alunni di lingua araba, mentre i latinoamericani e i bambini dell’Est dimostrano - in genere - un’ottima capacità di apprendimento linguistico. «La scuola già adotta criteri di equilibrio nella scelta della composizione delle classi, in quanto bisogna difendere il diritto all’apprendimento di tutti gli alunni», spiega Graziana Marini, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo «Ferrari», mentre sull'applicabilità del tetto del 30 per cento avverte: «Le norme molto spesso si scontrano con le disposizioni di carattere economico».
Con 387 stranieri su circa 900 iscritti in tutte le sedi sparse nella provincia, l’Ipsia è la scuola secondaria con il maggior numero di stranieri, come conferma la preside, Anna Berna, che fra le prime ha classi con il 70 per cento di alunni non italiani. «Spero che con l’introduzione del tetto - ammette - ci venga data la possibilità, come istituto, di avere più classi, abbassando così il numero di alunni per classe». Altra scuola «di frontiera» è l’istituto «Giordani», dove gli stranieri, in alcune classi, arrivano anche al 20 per cento. In questi casi la soluzione è data dai numerosi corsi di alfabetizzazione attivati dalla scuola in quanto, come spiega la preside, Lucia Sartori, il «Giordani» risulta capofila di un progetto che coinvolge anche l’Ipsia e il «Bodoni». «Ora abbiamo formato una trentina di tutor junior - aggiunge - per aiutare i ragazzi stranieri in difficoltà».
 Il preside del «Bodoni», Guido Campanini, prima di avviare nuove iniziative attende una comunicazione ufficiale dal ministero. «Il punto fondamentale resta però solo uno - conclude -. Bisogna stabilire che cosa si intende per straniero». Un problema non di poco conto, dato che nel nostro Paese è straniero anche chi nasce in Italia da genitori extracomunitari.
 

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