Strajè-Stranieri

Il volto velato: in giro per Parma con il "niqab"

Il volto velato: in giro per Parma con il "niqab"
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Daria Beverini

La prima sensazione che si prova è quella di soffocamento. Appena ci si coprono naso e boc­ca con il velo, pare che l’aria non riesca più a circolare, nonostan­te il tessuto leggero. E' per questo che è difficile azzardarsi a uscire senza aver fatto qualche prova la sera prima a casa, almeno un’ora, come consiglia una don­na che invece lo ha indossato per anni. E’ lei che ci ha procurato il vestito, marrone, lungo quasi fi­no a sfiorare terra e i cui unici vezzi sono due tasche laterali e un sottile nastro intrecciato sot­to il collo.

Il velo ce lo procuriamo invece una macelleria araba dell’Oltre­torrente, il cui proprietario si ri­fornisce a sua volta a Modena, ogni volta che una donna glielo chiede. Esistono anche diversi colori tra cui scegliere: il classico è nero. E' quello che chiamano niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi, attraverso una stretta feritoia.

Il burqa vero e proprio, in­vece, prevede una specie di rete davanti agli occhi: in Italia, pare, non esiste ed è usato quasi solo in Afghanistan.

Il giro comincia la mattina, in­torno alle 11,15. Si parte da via Repubblica. La gente non fa mol­to caso a una donna velata, al­meno apparentemente. In real­tà, a ben guardare, le persone osservano, più che altro stupite nel vedere per le strade di Parma una donna con il volto quasi in­teramente coperto. Appena si ri­cambia il loro sguardo, però, loro si voltano dall’altra parte, facen­do finta di niente. Poco lontano da casa, un uomo in giacca e cra­vatta osserva qualche secondo, per poi voltarsi verso l’amico al suo fianco e sussurrare con tono compassionevole: «Peccato, sa­rebbe anche una bella ragazza»...
 

Il racconto completo sulla Gazzetta di Parma in edicola

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  • gazzettadiparma.it

    07 Giugno @ 09.26

    Cecilia, apprezzo sempre molto l'ironia: quindi lo faccio anche nel tuo caso. Ma provo a rispondere seriamente. 1) La logica che non capisci era una semplicissima logica giornalistica: si sta parlando (in Italia e non solo) di vietare burqa e simili, e noi abbiamo voluto provare "sul campo" quali sono le effettive reazioni dei parmigiani di fronte a questo indumento. 2) Di cose infantili o futili ne pubblichiamo forse tante. Ma il tema dell'integrazione, in tutti i suoi aspetti (il burqa è certamente solo un "dettaglio", ma forse non tanto) è importantissimo. E il primo modo per affrontarlo è capire veramente come lo vive la gente: altrimenti faremo solo discorsi demagogici o lontani dalla realtà. 3) Pochi giorni dopo l'11 settembre 2001 avevo intervistato una parmigiana convertita all'islam, e che vestiva il burqa. Se ti fai raccontare come è finita quella storia, forse capirai meglio perchè il nostro articolo si presta induibbiamente all'ironia, ma forse merita di essere preso sul serio (anche se, ovviamente, il problema del rapporto uomo-donna non è certo confinato all'Islam ma è diffuso anche nella nostra parmigianissima società).

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  • cecilia

    06 Giugno @ 21.22

    Scusatemi ma la prova di girare per Parma velata dalla testa ai piedi per vedere le reazioni della gente mi e' parsa infantile ed umiliante per noi donne che crediamo e speriamo ma ormai per poco forse di avere ancora una dignita! Non capisco la logica se non quella di dire ''fra 10 anni donne girerete tutte cosi' non preoccupatevi nessuno vi guarda'. Ringrazio la Gazzetta di Parma perche' cosi' ora dormo sonni tranquilli, infatti io ho solo un figlio maschio.....Dimenticavo la prossima prova quale sara?

    Rispondi

  • Luca Cavazzini

    04 Giugno @ 16.41

    Ma non è per caso che qualche commentatore usa un nome italiano pur non essendolo?

    Rispondi

  • Luca Cavazzini

    04 Giugno @ 16.35

    posso entrare in banca con indosso il casco da moto?

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    04 Giugno @ 13.21

    Ok, lascio da parte il prof (che non testimoniava stizza, ma intendeva essere un sorridente richiamo a non salire in cattedra come mi sembrava lei stesse facendo) e accetto invece il rispettabilissimo e forse più costruttivo contenuto di questa seconda mail. Devo però continuare a respingere un paio di sue opinioni. Innanzitutto l'accenno a rainews24, visto che sull'argomento (e immagino su altri simili) la penso come lei. Ma soprattutto sulla volontà di gettare benzina sul fuoco, che non si adatta nè a questo articolo nè alle nostre generali intenzioni. Posso semmai accettare l'idea che abbiamo troppo anticipato i tempi, rispetto alla diffusione (o non-diffusione) del burqa oggi nella nostra città. Ma non credo che questo abbia fatto male a nessuno. Dove poi le posso dar ragione, è sul rischio che tante nostre notizie di cronaca nera contribuiscano a formare intolleranza, e che quindi tocchi anche a noi maneggiarle con cura. In questo ha ragione: e proprio per questo cerchiamo di "compensare" una cronaca che comunque va fatta, ma che rischia di colpire l'emotività, con altre iniziative (inchieste, interviste: penso solo al rapporto che da subito abbiamo instaurato con gli organizzatori di Ottobre africano) che portino invece sulla strada della riflessione. Quanto ai commenti, ci piacciano o no, esprimono una parte vera di città: e da questa realistica fotografia dobbiamo partire, se vogliamo impostare una convivenza con meno tensioni. Allora, e concludo, andiamo oltre l'articolo sul burqa, che credo quanto meno innocuo e comunque certo non negativo. Lavoriamo invece insieme su riflesisoni di più ampio respiro. Vedo che lei non è coonvinto di questa nostra finalità: rispetto la sua opinione e mi inpegno a fargliela cambiare con i fatti. E, a parte le schermaglie di prima, continueremo ad essere ben contenti di ospitare i suoi post, anche a costo di litigare ancora. (G.B.)

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