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Quando multiculturale fa rima con festa

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Una festa colorata. O molto, più semplicemente, una Festa.

Nelle stesse ore in cui la vicenda di Moletolo risevgaliava le paure e le diffidenze (e i pregiudizi?) di chi ha sposato l'equazione immigrazione=criminalità, nel Parco Nevicati di Collecchio si è svolta una manifestazione affollatissima e davvero riuscita: la festa multiculturale, che è durata alcune sere e che ha riunito tante persone: tante bnate a Parma, tante nate in Africa o in altri posti del mondo lontani da qui.

E dalla festa noi siamo partiti, per capire con due organizzatori (Giacomo Truffelli e il senegalese Abdou Ba, a Parma dal 1999) quale strada può consentirci di esportare il clima della festa nella convivenza di tutti i giorni. All'uno e all'altro non abbiamo risparmiato dubbi e provocazioni:    intervista a Giacomo Truffelli  -  intervista a Abdou Ba

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Nasce il Coordinamento immigrazione e intercultura

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  • Sigmund

    08 Luglio @ 20.19

    Grazie a GB per l'impegno e per le belle interviste ai due organizzatori. Io sono stato alla festa con amici e i miei figli piccoli che voglio abituare a vivere in pace con tutti. Durante la festa ho visto un concerto/spettacolo di ragazze e ragazzi russi. Il loro entusiasmo mi ha commosso. Una signora moldava del pubblico ha preso il microfono e ha detto alcune parole che mi hanno colpito: 'la bellezza e l'amore salveranno il mondo'. Questo è il mio ricordo della Festa. Per essere più concreto credo che la questione dell'immigrazione vada affrontata in termini di legalità/illegalità, come peraltro dovrebbero essere affrontati anche tanti altri aspetti della nostra società. Purtroppo viviamo in un tempo e in una situazione politica in cui l'onestà (nostra) non è più una virtù. Il paradosso è che magari proprio i più 'razzisti' sono quelli che appoggiano una classe dirigente che ha fatto dell'impunità e dell'illegalità la nota caratteristica.

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  • gazzettadiparma.it

    08 Luglio @ 20.17

    Una premessa per uno: a lei piace il tacchino (e su questo concordo con lei), a me non piacciono i superuomini, quindi cerco solo di dare il mio modesto contributo di persona normale. - Quanto al resto, a forza di volerci contraddire rischiamo di pensarla...allo stesso modo: è proprio perchè la festa rischia di essere "un mondo ovattato" che un obiettivo è esportare quel clima e quella serenità anche fuori. E nessuno si illude però che la ricetta sia semplice: è ovvio, qui le dò ragione, che "fuori" bisogna misurarsi con mille altri aspetti e mille altri problemi più duri e concreti. Ma anche iniziare a conoscersi, e a conoscere le rispettive culture, può disinnescare molte diffidenze e molte paure. Altrimenti, proprio perchè lei ricorda che ci sono problemi più concreti, cambierebbe poco anche se tutti mangiassimo ogni giorno kebab e cous cous (ho assaggiato entrambi e mi piacciono, ma non tradirei i tortelli d'erbetta, se questo la può tranquillizzare). Le propongo una sintesi: sì, ci sono salite ben più ardue da percorrere (concordo anche con la sua analisi sui numeri di una immigrazione forse troppo rapida e massiccia: ma ormai non possiamo mettere indietro le lancette della storia), ma se iniziamo a renderci conto che non siamo stati "invasi dallo straniero colonizzatore" e proviamo a capire se la convivenza deve necessariamente tradursi in conflitto, o può essere anche un'opportunità - non solo se Balotelli ci farà vincere il prossimo Mondiale - allora quella festa può essere molto meno inutile di quanto non le sembri. Senza nascondere alcun problema, come del resto abbiamo cercato di fare anche nelle interviste che forse lei ha ascoltato con un leggero pre-giudizio. Ma non voglio fare altre polemiche: rispetto la sua opinione e credo comunque che si debba lavorare tutti insieme per trovare le soluzioni migliori a un problema non semplice. (GB)

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  • tacchino

    08 Luglio @ 19.37

    Tacchino, è nick che mi sono scelto da che mi piace il carne di tacchino. Parlando di cose serie il problema che 350,000 abitanti affrontano ogni giorno è quello dell'incapacità delle istituzioni in primis di attuare politiche dell'immigrazione, scuole per educare e civilizzare questi popoli che hanno vissuto in realtà ben più complesse dalla nostre, e soprattutto il lavoro perchè se l'offerta per certi lavori è 20 non possono arrivare in 80. La microcriminalità ed episodi più gravi sono dovuti alle carenze di modelli sostenibili ed efficaci per l'immigrazione. Sì, caro Balestrazzi, credo e ripeto che la festa multicurale sia un mondo ovattato, fittizio, teatrale dove ci immerge in una realtà fatta di fratellanza, amore per il prossimo, passione per il gusto etnico: nessuno che mi abbia risposto se voi paladini dell'antirazzismo siete mai andati a fare spesa all'African Market. No, non ci andate, nessuno ci va perchè diciamocelo ... nessuno ha genio di mangare quelle robine lì... e poi tutti voi che fate i furbi e gli intellegenti, i portatori dell'antirazzismo col cavolo che mangiate il cus cus, andate alla Standa anzi all'Unes del Barilla center che è più costosa. Vorrei sapere, ma nessuno mi risponderà, se più della metà di chi è andato alla festa multiculturale inserirà nella propria compagnia di amici dei neri. Nessuno, nessuno lo farà. Ecco quindi il mondo ideale, fittizio della festa multicultare. L'indagine deve essere fatta, come dicevo, sulle politiche adottate sull'immigrazione che si rilevano fallimentari. Sul fatto che non ci sono stati risse in questa festa le posso citare che alla festa dell'emigrante, a quella di marano dove c'è il ballo liscio.... Lei conclude con "Pensi che noia se davvero un giorno la festa si espandesse alla città e alle nostre teste... ": bene, voi superuomini dell'antirazzismo fatela inziare questa festa nella vostra vita quotidiana. Da parmigiano che frequenta la città vedo poche persone che, concretamente trasformano questa festa nella quotidianità: evidentemente c'è chi è buono di fare le feste, ma per la quotidianità servono altre cose, altra gente.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    08 Luglio @ 17.23

    "Per il rispetto che sempre porto ai lettori, non inzierò la mia risposta con "Caro tacchino", anche se questo è il nome che lei si è scelto. Da dove iniziare? Ad esempio dalle sue imprecisioni: non è un articolo riproposto, ma ci sono due videointerviste agli organizzatori della festa. Con i quali (se si è degnato di ascoltare le interviste) non abbiamo solo parlato della manifestazione del Parco Nevicati, che tanto le sta sul gozzo, ma abbiamo cercato di allargare il discorso. Cercando di non fermarci a conformismi e buonismi che tante allergie provocano fra i lettori: mi pare che ne siano usciti (per merito degli intervistati) spunti interessanti, anche se forse non sono tali per lei. Potrei rovesciare la sua proposta finale: non parliamone più, di questi temi che tanto la stancano...del resto che importanza vuole che abbia una questione che riguarda circa 46mila residenti nel Parmense e, indirettamente, gli altri 350mila che si trovano a convivere con loro (ed evidentemente nè noi nè loro abiamo ancora trovato la strada migliore per farlo) ? Oppure, se per lei queste sono recite, abbandoniamoci tutti al "rispediamoli tutti a casa" o al "dobbiamo iniziare a farci giustizia" (non sto inventando: sono commenti veri di lettori veri). Vuol mettere che passo avanti, rispetto ai nostri stucchevoli resoconti di una festa dove non ci sono state nè risse nè violenze? Pensi che noia se davvero un giorno la festa si espandesse alla città e alle nostre teste... (G.B.)" "

    Rispondi

  • Stefano

    08 Luglio @ 17.11

    sinceramente non capisco questo articolo che è la riproposizione di un'altro già dibattuto dove si tiravano le somme di queste festa con i watussi, tuareg, beduini. maori. Non è una ripetizione? Evidentemente, a chi cura questo giornale, ci sono argomenti che piacciono più di altri e li ripropone: mi piacerebbe da parte degli italiani e da chi è andato al parco Nevicati vedere tutta questa voglia di africa, di cus cus anche ogni giorno in via Venezia, Via Trento, via Bixio. via Palermo. Mi piacerebbe sapere se durante la settimana questa gente qua che fa tanto la snob (magari ragazzotti sfattoni con i rasta e l'LSK del padre parcheggiato fuori) poi durante la settimana esce con questi neri qua per andare al pub, per fare una vacanza, per andare in palestra, per fare una cena. Se vogliamo poi erudirci e dire "oh che bella la festa multicurale di collecchio, che clima di fratellanza, pace, amore per il prossimo" facciamolo pure, ma per me resta un mondo ovattato, con serate quasi recitate, uno spirito di fratellanza che si consuma in due ore e poi.....? E poi tutti quei bianchi che sono andati lì per fare qualcosa di alternativo magari si lamentano di quelli che spacciano in via palermo, di quelli che creano disturbo a tutti e a tutto in p.le della pace. Ripeto per me la festa multicurale è un qualcosa di ovattato e finto: è il mondo a parte, ma se tu esci dal cancello del Parco... trovi una realtà diversa, la quotidianità che si risolve con strumenti seri ed efficace. Ah, la prossima settimana mettiamoci anche un nuovo articolo "Festa multiculturale: grande successo, meglio degli anni precedenti. Analisi sui flussi dei partecipanti". Poi facciamone un altro ancora la settimana dopo del tipo "in cucina con Abdullà, in omaggio con la GdP ricette dalla festa multiculturale"

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