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Attilio, lo strajè che suona il bandòneon

Attilio, lo strajè che suona il bandòneon
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Mara Varoli

Quella sera a Parigi c'era anche Astor Piazzolla. Suonava in Quartetto, con il suo bandòneon. E  Attilio, senza tradire la fisarmonica italiana, si innamorò dello strumento principe del tango argentino.  Allora era poco più che ventenne e oggi che di anni ne fa 72, Attilio Maghenzani sta pubblicando un cd in cui interpreta non solo Piazzolla ma anche Galliano con il suo impegnativo bandòneon. Una storia di musica, di folclore, di ballo e di jazz, quella di Attilio Maghenzani, lo strajè parente di Giovannino Guareschi che parla per metà francese e per metà dialetto parmigiano. Figlio di un pasticcere che nella sua bottega di viale Milazzo sapeva suonare anche il violino. Attilio preferì la fisarmonica e a 19 anni partì per la sua prima tournée in Francia, là dove quel suono è più particolare: anzi, ricamato, si dice nell'ambiente. «E proprio a Parigi trovai  il mio primo contratto - racconta -: a La Croix de Malte, dove la gente veniva a sentirmi ogni sera, mentre a tavolino beveva un pernod». Una carriera che inizia proprio lì, da un Caffè dolce, passando dal tour insieme alla cantante Annie Cordie.
«A Dieppe, in Normandia c'era un'importante scuola di fisarmonica - continua Maghenzani - e il Comune mi chiese di rimanervi per insegnare agli allievi. Così accettai e formai la mia prima orchestra: l'Accordèon Club Dieppois, con quaranta elementi».
Certo, per uno come lui, che tiene la destra sulla melodia e la sinistra sul ritmo e l'accompagnamento, conquistare il pubblico francese non è stato difficile. Anzi, in breve tempo le orchestre divennero due, per diversificare le serate danzanti. Serate importanti, come a Le Theatre  des Arts di Rouen, e giornate faticose, «come quando - ricorda - ho accompagnato il tour ciclistico, suonando su una macchina tutta aperta». Performance, ma anche tanto studio. Attilio Maghenzani non ha mai smesso di ascoltare, di imparare e di mettersi in gioco. Come quella sera a Parigi, sullo stesso palco di Piazzolla. E piano piano, il bandòneon gli divenne familiare come la fisarmonica. Fiumi di note, al di là delle etichette. Poi, la famiglia, la casa a Dieppe, il matrimonio con Therese e due figli, Vanessa e Stefano, concertista di pianoforte. «E qualche volta capita di suonare insieme - dice Attilio Maghenzani -: lui al piano e io al bandòneon, con quelle vibrazioni, che arrivano con forza all'ascolto». Maghenzani ha composto molti pezzi importanti, peraltro obbligatori ai concorsi. Come «Diretto Parigi-Milano»: «Lo composi a Roncole Verdi - racconta - tanto tempo fa. L'occasione mi fu data da Giovannino Guareschi, che mi chiamò per suonare al compleanno della figlia Carlotta. E Diretto Parigi-Milano ebbe un grande successo». E meno male che Attilio disse a Guareschi quella volta: «Cosa vuoi che suoni?». E Guareschi: «Quel che è più facile per te».
«Sì - dice con il senno di poi -, una risposta a doppio senso. E se poi mi sbagliavo». La Normandia, Dieppe, Parigi, ma anche Parma, la Bassa e l'Appennino: «Ogni anno torno nella casa di viale Milazzo per un certo periodo. Sono rimasto italiano e non ho mai chiesto la cittadinanza francese. Inoltre, ho sempre mantenuto un grande rapporto con i musicisti parmigiani, come Corrado Medioli, amici di sempre. La qualità della vita in Normandia è eccellente, ma il cuore e le origini sono qui, nel Ducato. Oltre al fatto che mia sorella Teresa vive a Milano». E ogni tanto anche nella nostra provincia sale sul palcoscenico: in diversi paesi e in diverse occasioni, anche in onore di Gigi Stok. E le tante serate con gli amici, a Tizzano dove trascorre parte del soggiorno estivo, e a Fontanelle dove Attilio è nato. Un polistrumentista che sa cantare la musica e che, come ha scritto una volta sulla «Gazzetta di Parma» il critico Roberto Ghirardi «dà ai concerti quel tocco di internazionalità». Innamorato cronico della fisarmonica, nelle sue performance ricorda sempre due maestri borgotaresi: Tony Murena e Luis Ferrarì. Quindi, le pubblicazioni: dischi intensi, sofferti e curati in ogni minimo aspetto. Per forza, ha pure vinto il campionato mondiale di fisarmonica in Germania. E questo, solo all'inizio della carriera. Premi che gli hanno battezzato la vita. Premi come quello della trasmissione di Enzo Tortora del '58 «Primo Applauso», quando con il brano «Poeta e contadino» vinse la gara davanti a una giuria d'eccezione: Aldo Fabrizi ed Elsa Martinelli. Oppure quando nel 1959 in Francia ha trionfato nella Coppa radiofonica di fisarmonica. Tant'è che oggi sono 53 anni di successi, degni di essere ricordati. Si vede che Giovannino quel giorno a Roncole ci ha visto giusto, diciamo noi: come poteva sbagliare Attilio alla fisarmonica? Destra, sinistra e il concerto prende il volo.

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  • Gianni Zaretti

    13 Agosto @ 08.24

    Bellissimo articolo.Ho avuto il grandissimo piacere di essere presente ad una festa a Coltaro l'anno scorso dove due superstar della fisarmonica, Attilio Maghenzani e Corrado Medioli, si sono esibiti assieme ad un altro magnifico musicista "con la musica in t'al sangov", il clarinettista Eugenio Martani, che porta avanti la memoria della musica dei concerti a fiato dei famosi Cantoni, Pinazzi, Pattacini ed altri. Una serata indimenticabile. Tanti auguri a tutti e buon proseguimento, con la speranza di ritrovarci l'anno prossimo e per tanti anni ancora a sentire questa nostra musica che solo questi nostri virtuosi possono eseguire con tanta passione ed autenticita'. Saluti da uno straje' a Detroit che, pur nel proprio piccolo, riesce ancora a farsi sentire con la fisarmonica (recentemente accompagnando alla fisarmonica la rinomata mezzosoprano Irina Mishura nella canzone "Non ti scordar di me" in un suo concerto qui a Detroit) e mantenendo vivo l'interesse per la geniale musica di Giuseppe Verdi tramite la Verdi Opera Theatre of Michigan, organizzazione che abbiamo fondato qui ventidue anni or sono e di cui sono Presidente. Tanti auguri a tutti alla Gazzetta di Parma ed ai suoi lettori!! Gianni Zaretti

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