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Clandestini, le multe restano sulla carta

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 Chi l'aveva previsto,    non aveva  la palla di cristallo né era dotato di poteri divinatori.  Facile ipotizzare -  poco più di un anno fa,  quando la legge è entrata in vigore - che nessuno  (o quasi) degli immigrati condannati per immigrazione clandestina  avrebbe pagato l'ammenda prevista,  dai 5 ai 10mila euro.  Una cifra da capogiro per chi  difficilmente naviga nell'oro. Ed è così che  le ammende  restano sulla carta in tutta Italia. Parma compresa, dove  nessuna delle 36 persone condannate -  da quando, il 18 settembre 2009,  si è tenuta la prima udienza davanti al giudice di pace -  finora ha saldato il conto. 

«C'è chi deve ancora ricevere la notifica, ma al momento non ci  risulta nessun pagamento», spiegano nella cancelleria penale dell'ufficio del giudice di pace. 
La legge  contempla,  in alternativa all'ammenda,  che l'immigrato clandestino possa  essere condannato all'espulsione. Tuttavia, l'orientamento dei giudici di pace dell'Emilia Romagna e non solo è quello di prevedere l'espulsione solo in via residuale  e quando è già prevista dal punto di vista amministrativo.
Sono 52, in totale, i fascicoli pervenuti  in un anno all'ufficio del giudice di pace di Parma, di cui 38  sono già stati definiti.  In particolare, da gennaio a luglio di quest'anno sono state 19 le sentenze: tra queste,  figurano anche un'assoluzione e un non luogo a procedere.  Nel primo caso,  si trattava di un  ragazzo nigeriano di 24 anni che non  capiva una parola d'italiano e allo stesso tempo  non era certa la sua  data d'ingresso in Italia.  Il secondo era, invece, un giovane marocchino che nel frattempo aveva ottenuto la regolarizzazione della sua posizione.
Oltre all'immigrazione clandestina, sono numerosi  i reati penali di competenza del giudice di pace. Reati  minori  ma che possono creare problemi gravissimi nella quotidianità delle persone.  Qualche esempio? Danneggiamento, deturpazione e imbrattamento, ingiuria, invasione di terreni o edifici, oltre a lesioni, minacce e percosse  perseguibili  a querela di parte. 
Dal 1° gennaio al 31 luglio scorso  sono stati  complessivamente 76 i procedimenti penali  pervenuti nell'ufficio del giudice di pace di Parma, 116 sono state le sentenze emesse, mentre 147 sono i casi ancora pendenti.  Numeri esigui: poco più di una settantina di procedimenti in sette mesi.  Verrebbe da dire: a Parma non si litiga tra vicini e le piccole dispute si risolvono con una stretta di mano.  Ma la realtà è  diversa. 
«Il problema è  che dalla procura i fascicoli arrivano con il contagocce - sottolinea Ciriaco Colella, coordinatore dell'ufficio del giudice di pace -. Se si considera il numero di querele che vengono presentate, dovrebbero essere centinaia i procedimenti sui nostri tavoli. Dopo l'entrata in vigore del reato di clandestinità, avevo anche organizzato una sezione di giudici per il penale, approvata anche dal Csm, perché mi aspettavo una grande mole di lavoro, ma così non è stato.      E' vero, noi ci occupiamo di piccoli reati, ma sono anche i più frequenti,  e i cittadini hanno diritto ad avere risposte, mentre spesso quando ci arrivano le querele, i fatti si sono  già prescritti».
Casi su cui cala il sipario. Senza che i diretti interessati possano vedere riconosciute le proprie ragioni. Ma il problema è ben più complesso. E semplice, al tempo stesso.  Perché se negli uffici del giudice di pace «reclamano» l'arrivo dei fascicoli, dalla procura fanno fatica ad inviarli. 
«E' una realtà che conosco bene, visto che me ne occupo personalmente. Purtroppo,  non riusciamo a garantire un flusso maggiore di fascicoli, perché c'è carenza di personale amministrativo - spiega il procuratore Gerardo Laguardia -. Ho delegato tre persone, non riesco a metterne a disposizione di più». 
Aumentano i fascicoli, ma  calano gli organici.  E la giustizia rischia il cortocircuito.G. Az. 

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