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Strajè-Stranieri

Donna uccisa a sassate: come evitare che accada anche qui

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Pino Agnetti

Dunque, è accaduto. Ma non nell’Iran della sventurata Sakineh. O in un sobborgo di Islamabad, in Pakistan. Bensì a Novi di Modena, provincia emiliana profonda, da oggi purtroppo noto come «il posto della lapidazione». L’atroce supplizio impartito da un cinquantatreenne immigrato pakistano - con tanto di permesso di soggiorno e di lavoro perfettamente in regola - alla moglie che tentava di salvare la figlia ventenne dalla furia selvaggia dei maschi di casa inviperiti per il rifiuto della ragazza di maritarsi con un connazionale sconosciuto e molto più anziano di lei. Già in passato la povera Begm Shnez - così si chiamava la donna ammazzata a colpi di pietra e di mattone - aveva fatto da scudo umano alla figlia. Ed è solo per il coraggio immenso di questa eroica madre che il massacro non si è concluso con un secondo cadavere. Nosheen (questo il nome della ragazza), infatti, dovrebbe riuscire a cavarsela nonostante le sprangate con cui il fratello di un anno più giovane le ha spezzato accuratamente ogni osso del corpo. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha già fatto sapere che Nosheen «non sarà lasciata sola». E' una dichiarazione importante e da sottoscrivere in pieno. Ma dopo l’orrore di Novi di Modena, e dopo i martirii-fotocopia della pakistana Hina e della marocchina Saana, la domanda è: cosa possiamo fare per fermare la strage? Anzi: come possiamo evitare che anche Parma, un domani, debba diventare teatro di una barbarie simile a quella che si è appena consumata a una manciata di chilometri da qui? In un modo solo: smettendola di occuparci di questi problemi solo quando ci scappa il morto, o per ragioni di mera propaganda politica. Cominciando a riconoscere, quindi, che pure da queste parti ci sono donne immigrate che ogni giorno rischiano di fare la stessa orribile fine delle varie Begm, Nosheen, Hina e Sanaa. Per la semplice ragione che appartengono tutte a una seconda generazione di immigrati, cosa che le rende sempre meno propense ad accettare lo strapotere maschile e al tempo stesso sempre più inclini a integrarsi con i nostri costumi e con le nostre libertà. Ed allora: meno chiacchiere e meno parate all’insegna del «politicamente corretto». Meno logorroici scontri all’arma bianca su un tema - moschea sì, moschea no - in realtà assolutamente secondario se si considera che pure da noi, come nel resto d’Europa o negli Stati Uniti, i musulmani che vanno a pregare in moschea non superano il 5 per cento del totale! In compenso, molta più vigilanza e intransigenza nei confronti dell’estremismo strisciante di cui sono quotidiane vittime, dietro le mura domestiche, migliaia di donne immigrate.
E’ una ricetta, per certi versi, impopolare e non portatrice di voti e di consensi immediati e a buon mercato. Ma è l’unica in grado di bloccare e di prevenire realmente la strage. E visto che tutti sono bravi a parlare di sicurezza, cominciamo a occuparci di quella delle donne immigrate lanciando ai loro torturatori un messaggio molto chiaro e preciso. E cioè, che la nostra è una civiltà basata sulla uguaglianza fra uomo e donna. Una uguaglianza totale. Senza mezzi termini. E, d’ora in avanti, guai a chi oserà levare la mano, per torcere anche un solo capello, su una di loro. 

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  • giuliana

    07 Ottobre @ 17.29

    La verità è che l'usanza tribale dei matrimoni combinati con ragazzine minorenni e addirittura bambine continua ad essere mantenuta anche in Italia. Esistono precise segnalazioni di operatori sociali e insegnanti dalle quali risulta che la "sparizione" di ragazzine islamiche in età pubere viene registrato a Bergamo, Brescia, Milano come pure in Veneto e in Emilia Romagna. Vengono rimandate al paese d'origine per sposarsi o per crescere senza "contaminazione" con stili di vita e valori occidentali. Il fenomeno interessa non solo comunità islamiche come pachistana, marocchina o egiziana, ma anche indiani e rom (nelle quali la mercificazione delle spose bambine è la norma). Il matrimonio combinato o forzato è spesso un affare gestito dalle stesse donne della famiglia. Oltre alle tradizioni e al corano, le madri della spose stanno molto attente alla dote: si stabilisce prima e si quantifica spesso con regali. A volte le ragazze sono costrette a tornare al loro paese d'origine con l'inganno di una vacanza o la malattia di una nonna, ma le più ribelli, che hanno intuito la verità, sono spesso picchiate, drogate e portate via con la forza. Alle motivazioni tradizionali se ne aggiunge una, che spesso risulta fondamentale, fornita dall'ipocrito buonismo degli irresponsabili governi occidentali: il ricongiungimento familiare. Una volta che la ragazzina risulta sposata, il neo-sposo chiede SEMPRE il ricongiungimento familiare ed automaticamente ottiene il permesso di soggiorno per arrivare in Italia ed entrare dalla porta principale. Invece delle inutili fiaccolate e manifestazioni di piazza, si deve procedere con immediata espulsione di TUTTI coloro che utilizzano le bambine e abusano, in ogni senso, di loro. Cinque anni per la cittadinanza italiana? L'assassino, dunque, avrebbe già avuto diritto di proclamarsi italiano? Io, come italiana, mi vergogno del disprezzo con il quale i politici trattano la nostra appartenenza ad una nazione che ha lasciato alle spalle queste vergognose forme di discriminazione e schiavizzazione nei confronti delle donne e delle bambine. Propongo CINQUE GENERAZIONI dalle quali risulti senza ombra di dubbio che non ci siano state bambine infibulate, schiavizzate, maltrattate, costrette a matrimoni combinati o alle quale sia stato impedito di scegliere liberamente il proprio stile di vita e la propria religione. (Per piacere, abbiate rispetto per la morte della giovane Sara e nesssuno si permetta di ridurre i nostri commenti a stupidi confronti tra mostri)

    Rispondi

  • Pino Agnetti

    05 Ottobre @ 20.16

    No Luca. Al prossimo capello torto non ci devo andare io. Ci dobbiamo andare noi, usando le armi dello Stato di diritto in cui siamo nati e cresciuti e al quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Usando, cioé, il potere formidabile della stampa e dei media per denunciare questi femomeni aberranti non soltanto quando ci scappa il morto. E (senza scatenare una inutile caccia alle streghe che farebbe solo il gioco di certi mostri trasformandoli in vittime) denunciando noi questi crimini ogni volta che ne siamo al corrente. Loro - le vittime vere, cioé le donne come Nosheen e la povera Begm Shnez - non possono farlo se non al rischio della vita. Tocca quindi a noi. A persone come lei e me. Non è questione di "standing ovation". Ma di cominciare ad agire e a rompere questa cappa orrenda. Pretendendo che siamo in primo luogo i partiti, i governi e le istituzioni a darsi una bella mossa. Certo è che, ad ascoltare certo silenzi assordanti, non si direbbe proprio che ciò stia avvenendo. Ed è proprio per questo che, inevitabilmente, ci sentiamo tutti disorientati e impotenti di fronte a certi orrori. Per cui capisco e, in parte condivido, la sua rabbia. Ma non sarebbe meglio che, invece delle espulsioni di massa, cominciassimo a rimandare indietro i criminali e ad aiutare chi vuole solo vivere in pace con noi e come noi? La saluto cordialmente. Pino Agnetti

    Rispondi

  • luca

    05 Ottobre @ 17.32

    Io propongo di rimandare questi signori a casa loro, è la maniera migliore per risolvere il problema, delle salutari espulsioni di massa nell'interesse della Nazione italiana. Se lo trovate politicamente scorretto, occorrerebbe allora provare a proporre a queste brave persone il Vangelo, che insegna a non uccidere le mogli e i figli. Se non vi va bene neanche questa beh, andate voi nei loro orrendi paesi, ma smettetela di pontificare, per favore. L'articolo di Agnetti si conclude con una bella, quanto inutile e irrealizzabile petizione: "E d’ora in avanti, guai a chi oserà levare la mano, per torcere anche un solo capello, su una di loro": applausi generali, standing ovation! Ma poi? al prossimo capello torto ci va lui? Qui, o ci diamo una mossa, o nel giro di qualche decennio ci mangiano.

    Rispondi

  • ParmigianoFiero

    05 Ottobre @ 14.14

    Mauro, c'è da fare una distinzione radicale tra violenze commesse da criminali (presenti in tutti i gruppi sociali) e quindi isolate e violenze commesse da persone perchè RADICATE NELLA LORO CULTURA. A mio avviso c'è una differenza abissale! I criminali che fanno del male alle donne della loro famiglia ci sono certamente anche qui, ma: 1) Non commettono certi reati per cultura ma per arretratezza mentale PERSONALE 2) Vengono puniti dalle istituzioni (giudice permettendo...) a differenza dei paesi musulmani dove sono le istituzioni stesse ad avere comportamenti aberranti e lontani un paio di anni luce dai Diritti Umani.

    Rispondi

  • ParmigianoFiero

    05 Ottobre @ 12.39

    Togliere i sassi o cercare di far capire a certa gente che quello che fanno e sbagliato? Forse è più facile far sparire i sassi...

    Rispondi

    • mauro

      05 Ottobre @ 13.45

      si potrebbe anche sottoscrivere, a parte alcuni passaggi dove fa capolino un razzismo strisciante; tranne che per una dimenticanza: a subire violenze in casa da parte di mariti, fratelli cugini ecc. ci sono anche delle italianissime. e agnetti queste cose non le scrive. Ma ha mai guardato qualche puntata della trasmissione televisiva "amore criminale?"

      Rispondi

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