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Noi tunisini perseguitati dagli integralisti

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L'associazione dei tunisini a Parma "Giuseppe Verdi" ha inviato questa lettera alla Gazzetta di Parma

Egregio Direttore, con questa lettera vorrei denunciare alcuni fatti accaduti nella nostra Parma. L’Associazione “G. Verdi Tunisini” da anni impegnata nell’associazionismo e per l’integrazione e la pacifica convivenza ora si è trovata davanti delle mura chiuse e della gente contraria alle nostre iniziative. Siamo stati i primi nel 2008 a donare il sangue con tante famiglie di immigrati tunisini come segno sempre di condivisione e di integrazione.  E proprio da qui gli integralisti sono venuti allo scoperto. Ci è stato detto che il nostro gesto era vietato e non andava più ripetuto in quanto «il nostro sangue non deve andare agli ebrei e ai cristiani».
La nostra gente è stata impaurita e minacciata del ritiro del passaporto. Infatti ci sono riusciti ed io sono stato la loro prima vittima.
Si vede che gli autori di queste minacce e di questi ricatti sono all’oscuro di quanto sta succedendo nella nostra Tunisia, dove convivono diverse religioni e culture e dove il nostro  Presidente Ben Ali  è stato il primo a costruire il tavolo per il dialogo interreligioso.  Il tutto si è intensificato con la nostra visita alla Sacra Sindone a Torino, nonostante proprio il presidente della comunità tunisina di Parma, Naceur Fridji, ci avesse chiesto di organizzare un secondo viaggio per portare in visita alla Sindone anche i bambini della scuola araba.

Ma quando ha saputo che la Sacra Sindone era esposta nella Cattedrale di Torino e non in un museo, ci ha accusato di essere dei falsi musulmani e di essere diventati anche noi dei cristiani e degli ebrei e che il nostro scopo era di far convertire la nostra gente a un’altra religione.  Poi hanno minacciato i nostri associati di ritirare loro il passaporto se avessero continuato a frequentare i nostri spazi e le nostre attività. Non è finita. Ci accusano anche di essere fuori dalla linea politica ufficiale.  Ma noi non abbiamo colore perché non siamo né di destra né di sinistra e i nostri colori sono solo il bianco e il rosso della Tunisia, a cui abbiamo aggiunto il verde dell’Italia perché questo Paese ci ha dato la possibilità di crescere e siccome dietro ognuno di noi immigrati ci sono famiglie di 6-7 persone noi diciamo che l’Italia non ha sfamato solo quattro milioni di stranieri, ma almeno trenta o quaranta milioni.  Noi vogliamo essere dei cittadini che rispettano le leggi e le regole di questo Paese e non ci riconosciamo in certi conflitti tribali che non appartengono neppure alla cultura araba. Per questo e per altri motivi abbiamo aperto una scuola araba dove stiamo progettando un futuro sereno per i nostri ragazzi e per aiutarli a intraprendere la giusta via.  Questa estate volevamo seguire un percorso didattico per spiegare ai nostri bimbi quanto la guerra sia crudele e inutile. Il progetto era basato sulla seconda guerra mondiale, sulla shoah e sull’Olocausto.  Ed ecco che arriva il peggio. Dopo aver ricevuto la visita della senatrice Germontani, il 20 giugno era in programma la prima lezione del nostro ciclo per la quale avevamo preparato la sala con bandiere, poster del nostro Presidente, fumetti e alcune lettere sulla shoah che risalgono agli anni ‘40.  La mattina del 20 giugno giunti in sala ci siamo trovati con le sedie capovolte, i fumetti preparati dai ragazzi strappati e buttati nella spazzatura insieme alla bandiera della Tunisia e al poster del nostro Presidente Ben Ali. Mia moglie Rebecca è subito svenuta davanti a questo spettacolo e dopo non ha più trovato i suoi documenti (passaporto e carta di soggiorno) che erano stati portati via insieme ad alcune lettere personali che rappresentano l’unico ricordo del nonno imprigionato dai nazisti e del fratello che invece era stato fucilato da loro. Ad entrare nella sala dell’Enaip dove si trova la nostra sede era stato il presidente della comunità tunisina Naceur Fridgi insieme ad altri suoi uomini.  Questo raid illegittimo e a carattere antisemita è stato denunciato ai carabinieri solo dopo 2 mesi perché abbiamo cercato tutte le vie pacifiche per riavere le lettere a cui Rebecca tiene tanto e dopo che avevamo interpellato invano tutte le autorità tunisine presenti in Italia le quali non ci hanno mai dato una risposta concreta.  Adesso ho deciso di rivolgermi al Presidente Ben Ali in persona perché davvero sappia cosa accade e perché ci aiuti a risolvere questi problemi e a eliminare il clima di paura in cui vivono i nostri fratelli tunisini sottoposti a continue minacce. Ripeto che noi stiamo lavorando da anni per assicurare un futuro migliore ai tunisini che vivono a Parma.  Un futuro fatto di integrazione vera e sincera e non solo a parole. In questo modo non pensiamo affatto di andare contro alle nostre radici e alla nostra religione. Vogliamo solo essere ambasciatori della Tunisia così come lo stesso Presidente Ben Ali vuole che noi tutti facciamo.  Ci rivolgiamo a tutti i parmigiani perché ci aiutino e ci sostengano. Il nostro desiderio è solo di vivere in pace. Ringraziamo tutti coloro che si sono espressi pubblicamente a nostro favore. Ma le minacce e i ricatti continuano.  Parma aiutaci!!!
Benjedou Belgacem
Presidente Associazione «G. Verdi Tunisini» di Parma

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