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Strajè-Stranieri

La sfida che la città non può perdere

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Pino Agnetti

 Vivere in una provincia dove gli immigrati hanno raggiunto e superato quota 50.000 (l’11,5% della popolazione residente che diventa il 13% se si considera il solo comune di Parma), che effetto fa? Ad alcuni, decisamente pessimo. Ad altri, invece, l’esatto contrario. I primi, dopo la divulgazione dell’ultimo dossier della Caritas sull’Immigrazione in Italia, sono già pronti a rilanciare l’allarme basato sulla equazione «immigrato uguale problemi» (come se i mali di questo Paese venissero tutti da lì). Dal canto loro, i secondi si sono precipitati subito a capovolgere il disco. Che, dal lato a loro più gradito, suona solo ed esclusivamente le meraviglie della società cosiddetta multietnica e multiculturale. Il problema qual è? Il problema è che si tratta, in ambo i casi, di versioni ampiamente «di parte». 

E, come tali, smentite dai fatti. Basti pensare che, secondo le stime ufficiali, gli italiani e gli stranieri in posizione regolare hanno un tasso di criminalità pressoché identico. Mentre in Germania (dove i cittadini di origine straniera sono addirittura il triplo che da noi, cioè 15 milioni), la cancelliera Angela Merkel ha appena dichiarato fallito il modello del multiculturalismo. 
Da noi, l’unico punto su cui tutti sembrano d’accordo è che l’Italia ha (e continuerà ad avere) bisogno della risorsa immigrati. Per i più inguaribili scettici, valga quest’altro dato: se i nostri 5 milioni di immigrati ci costano (fra sanità, scuola e servizi vari) circa 10 miliardi l’anno, quegli stessi immigrati ci «ripagano» con gli interessi versando all’erario oltre 11 miliardi. Venendo ai fatti di casa nostra, scopriamo poi che nell’area del Parmigiano-Reggiano è indiano un lavoratore su tre. E che i lavoratori extracomunitari sono sempre più decisivi nella produzione del Prosciutto di Parma (idem per altri «must» del Made in Italy alimentare tipo le mele della Val di Non o la mozzarella campana). La strada, dunque, sembrerebbe tutta o quasi in discesa. Invece no. Perché? Ovviamente per un sacco di ragioni, che qui però non c’è il tempo di approfondire. Salvo una. Ed è la già accennata tendenza generalizzata a ridurre il tutto a mera materia di propaganda. Quando la Merkel dichiara morto il multiculturalismo, non è che abbia deciso di espellere i milioni di immigrati turchi e di origine araba che vivono in Germania. Semplicemente, ha preso atto che una buona parte di loro non parla ancora il tedesco. Oppure, abita in un «quartiere ghetto» dove di tedeschi di origine non si vede nemmeno l’ombra. Non molto lontano da Parma, a Castiglione delle Stiviere, esiste un quartiere chiamato «Cinque continenti» perché i suoi residenti sono di 70 nazionalità diverse. Sapete quanti italiani «doc» vi sono rimasti? Uno. Ecco, sarebbe magnifico riuscire a fare anche di Parma una «città dei cinque continenti». Ma una città senza quartieri ghetto. Oppure, «colonizzati» gradualmente dagli immigrati e, di conseguenza, destinati a perdere per sempre i caratteri originari della propria storia. Non è una sfida facile. Però, se non la sapremo affrontare con la chiarezza e la determinazione necessarie, è certo che la perderemo tutti. Sia «vecchi» che «nuovi» parmigiani. 
 

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  • Lancillotto

    30 Ottobre @ 21.19

    L'articolo cerca di rimanere su due fronti. Io penso però che il fenomeno immigratorio, oltre a qualche piccolissimo beneficio dovuto a quanto scritto fin'ora, porti soprattutto molta negatività nel nostro sistema. Vedete, l'Italia, a differenza di altre nezioni europee che hanno dovuto conoscere tale fenomeno a causa delle manie imperialistiche del passato all'epoca dei nazionalismi (fine '800) principalmente di Inghilterra e Francia, non è ancora pronta per tali fenomeni. La Germania, ad esempio, pur non rientrando nelle manie delle due nazioni citate, ha dovuto prendere tanti immigrati esteri per far fronte alla ricostruzione di una nazione letteralmente distrutta dalla guerra. Come si vede, l'Italia è l'unica di queste nazioni che non ha avuto realmente bisogno. Nei primi anni '90 poi, non c'era crisi e si stava abbastanza bene economicamente..Di colpo qualcuno ha deciso che in Italia si stava troppo bene (non avevamo extracomunitari) e che quindi anche da noi dovevano arrivare flussi, per far sì che tutta l'EU fosse parificata (nel negativo). Che dire: se il nostro Paese non è ancora pronto, per tutta una serie di motivi sociali (differenze ancora troppo marcate nord/sud ecc..), economici e culturali, allora significa che tale fenomeno costituisce un'aggravante e perciò un danno più che un arricchimento. Al momento, quanto dicono certe persone o quanto viene riportato da certa stampa non corrisponde al vero, o meglio: si legge 10 miliardi è la spesa sostentuta ogni anno dall'Italia per gli stranieri, ma essi ne portano 11. In teoria noi dovremo guadagnare solo 1 miliardo da tutto questo casino. Ma allora costi e benefici sono pareggiati, direte voi? Affatto, perchè in realtà sembra che la cifra sborsata per mantere gli stranieri si aggirerebbe ben più in alto dei 10 mld menzionati, e che gli stranieri contribuirebbero per meno degli 11 analizzati perchè non si tengono conto di tanti fattori, per i quali l'Italia ne esce solo in grave perdita..questo sul piano economico, senza contare l'effetto della destabilizzazione sociale. A che prezzo la convivenza forzata? Per compiacere qualche industriale che insiste per aumentare le quote in ingresso, devo sobbracarmi io le magagne quotidiane dovute al vicino di casa maghrebino che fa fare urinare i figli sul pianerottolo o per le scale, alle minacce di qualche africano beccato a spacciare, o con prostitute nell'appartamento vicino al tuo? Ecc..ecc..e potrei andare avanti ore con casi di cronaca..Insomma ne vale davvero la pena, con l'immaturità del nostro Paese di accogliere così tante persone che non sappiamo neanche da dove vangano? Io sarei per azzerare tutto, mandare a casa tanta gente, i delinquenti con il rimpatrio forzato da "indesiderati" come fanno altre nazioni, e poi guarderei effettivamente la produttività degli stranieri che lavorano per il nostro Paese, non di quelli che si mettono in proprio con un'azienda propria, diventano imprenditori, solo per poter sfruttare a proprio vantaggio servizi che gli italiani hanno da poco guadagnato..alla base ci dev'esser il rispetto delle regole per tutti, molto ferreo, altrimenti non si va da nessuna parte e ognuno farà sempre quello che vuole, in particoalre gli stranieri, con la scusa di essere discriminati. Meditate gente..meditate.

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  • nervoso

    30 Ottobre @ 12.24

    come possono essere un arricchimento quando tutti i soldi che girano nelle loro mani vanno nei loro paese di origine? qualcuno mi rispondesse a questa semplice domanda di economia....

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  • parmense doc

    30 Ottobre @ 10.20

    ho letto il DOSSIER CARITAS..è di unabanalità sconcertante: im pratica scrive che gli immigrati portano solo benefici ( e allor aperchè non facciamo arrivare altri 20 milioni?). che lavorano più di noi, che ci pagano le pensioni ( col contributivo..?) che sono belli, buoni ect..peccato hce lo stesso dossier omette di considerare che hanno rovinato il mercato immobiliare ( chiedetevi perhè a parma i prezzi non crollano mai..) che in italia commettono il 38% dei reati ( molto di più di quanti sono in proporzione) che a parma il 75% dei carcerati sono stranieri...e che, dati ministero giustizia, la criminalità degli stranieri ci costa 7 miliardi di euro l'anno, cioè il doppio dell'irpef che pagano,......pover ITALIA avrebbe detto mio nonno

    Rispondi

  • massimo

    30 Ottobre @ 03.47

    integriamo culture compatibili, e basta, facciamo gia abbastanza fatica ad integrarci con i nostri. Non sono indispensabili, fanno lavori che farebbero volentieri anche i parmigiani ma che per motivi meramente retributivi non fanno oppure come in numerosi casi, parmigiani over 40 vengono rimbalzati a scapito di 20 africani, albanesi, rumeni. Se hai delle aspirazioni non ti assumono... se sanno che conosci i diritti del lavoratore meno..meglio assumere uno straniero disperato senza potere di contrattazione.

    Rispondi

  • sabcarrera

    29 Ottobre @ 21.08

    Diverse nazioni hanno dichiarato che la società multietnica è un fallimento totale. Quale modello ci propone la città? O sperano che ha forza delle loro chiacchiere la gente ci faccia il callo?

    Rispondi

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