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Amin: «Un futuro di libertà per il mio Egitto»

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Chiara Pozzati

Gli attacchi non si fermeranno: l’Egitto non ha più nulla da perdere. Da oltre 30 anni siamo una repubblica democratica, ma  il sapore della libertà non ha mai sfiorato le nostre labbra». Amin Abbadi ha 59 anni e da oltre 30  vive a Parma insieme a moglie e figli. Dal 25 gennaio, quando è scoppiata la rivolta che ha insanguinato le strade del Cairo, non fa che seguire la diretta di Al Jazeera con gli occhi incollati al televisore. Perché lui in quella terra baciata dal sole e schiacciata dalla povertà ci ha lasciato il cuore e non solo. Amin è rientrato da poco da Milano,  dove ha partecipato a una manifestazione pacifica davanti alla sede del consolato egiziano.  «Abbiamo chiesto notizie dei nostri cari ed espresso solidarietà nei confronti dei connazionali che vivono nel caos, ma non siamo neppure stati ricevuti. Ho una fitta schiera di zii, zie e cugini sparpagliati tra il Cairo e Ismailia, una bella città affacciata sul canale di Suez che conta 300mila abitanti:  il blackout della rete internet ha stroncato ogni possibilità di sentirli quotidianamente attraverso la chat, i cellulari prendono relativamente,   non resta che affidarsi alle linee telefoniche». Linee perlopiù intasate da conversazioni a singhiozzo in cui c'è giusto il tempo per scambiare qualche saluto, sentire echi di voci lontane, sapere di essere ancora vivi «quando l’Egitto è morto dentro». Amin è nato ad Ismailia, lì si è laureato in sociologia e ha conosciuto la moglie: «Ma  - aggiunge - ho capito che se avessi voluto un futuro dignitoso per la mia famiglia, dovevo andare via». E così si è trasferito nella nostra città, con una valigia sgangherata, umiltà da vendere e l’incrollabile determinazione di chi crede nel futuro. Ora lavora come operaio in una ditta che si occupa della lavorazione del caffè «ma il mio sogno è tornare là, dove le mobilitazioni non si fermeranno finché Mubarak non avrà lasciato il posto a chi ama davvero il paese».

L’uomo, dal tono gentile ma pacato, pronuncia a fatica quel nome: tortura le dita poi allarga improvvisamente le braccia: «Ha messo in ginocchio il nostro Paese fin dall’inizio - rimarca - e ora lo sta mettendo a ferro e fuoco pur di non rinunciare al potere». Amin pesa con cura le parole «ma - garantisce - voglio che l’Occidente apra gli occhi». Gli occhi su un Cairo dove lacrime amare si confondono con quelle provocate dai lacrimogeni, «dove sono stati rilasciati diversi detenuti condannati all’ergastolo - aggiunge l’egiziano con un groppo alla gola che gli toglie il respiro - dove gli sciacalli di Mubarak saccheggiano, violentano e distruggono il ventre di una terra dal passato glorioso e il futuro incerto». «Ricordo ancora quando partecipai per la prima volta alla vita politica del mio paese - dice,  amareggiato -:  erano gli anni '70, e Sadat vinse con il 99% dei voti esattamente come Mubarak ed esattamente nello stesso modo». Ad un Amin poco più che bambino era stato imposto di riempire le schede bianche, i voti dovevano essere favorevoli a Sadat.
«La storia si ripete, lo si sa, ma oggi il popolo d’Egitto ha deciso di ribellarsi al giogo di chi ha spremuto la sua terra senza nessuna pietà». «La religione non conta nulla - rimarca ancora Amin -: cristiani e musulmani sono fratelli. La strage d’Alessandria d’Egitto è stata organizzata dal regime per seminare l’odio e dividere il popolo. Intanto i corpi senza vita si accumulano negli ospedali, accatastati nelle celle frigorifere del Cairo. Nessuno deve sapere:  dallo scoppio della rivolta non è stato celebrato neppure un funerale». Ecco i testimoni muti di un Egitto che grida con forza il suo dolore.

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  • ParmigianoFiero

    11 Febbraio @ 12.10

    Questa volta Katia ti stai arrampicando sugli specchi in modo a dir poco tragicomico! Se la gente finisce per votare il nanetto assatanato è per colpa di gente come te, sempre a difendere a spada tratta chiunque appartenga ad una minoranza solo per l'appartenenza etnico/religiosa diversa dalla nostra. Ma finitela una buona volta, i buoni e i cattivi sono in tutti i gruppi sociali, ma per stabilire quali sono si giudicano le azioni che compiono! Da una parte abbiamo chi porta al collo un simbolo religioso, dall'altra chi costringe le donne a stare coperte da un velo, a seguire delle regole imposte con la forza contro la loro volontà! Ti sembra la stessa cosa?! Ti piace tanto esprimere la tua idea, prova a farlo in un paese islamico! Altro che occupare le case, ti tengono occupata a schivare i sassi...

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  • katiatorri

    08 Febbraio @ 09.40

    si infatti,El Baradei è un noto terrorista...Giulianaaa basta leggere le veline del peggior fondamentalismo antiislamico!la verità,e la si è potuta vedere ovunque ,è che un gtan numero di cristiani e mussulmani sono scesi in piazza assieme per chiedere ciò che tu rivendichi per te ma non sei disposta a riconoscere per gli altri,la libertà.quella vera però,non la libertà di essere tiranneggiato da un gruppo di interesse economico o da uno Stato straniero...la tua ideologia è tanto totalitaria e assolutista quanto l'islam più estremo e come ogni fanatismo fa paura

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  • giuliana

    06 Febbraio @ 22.02

    "Venerdì scorso al Cairo, in Egitto, durante l'assalto al carcere, un gruppo di islamici ha trucidato 11 prigionieri omosessuali. Seguendo gli incitamenti di El Baradei (premio nobel per la pace 2005), molto vicino, per sua stessa ammissione ai "fratelli musulmani", un gruppo di ebrei e di minoranze cristiane sono rimasti vittime di gravi episodi di violenza. Ieri, 3 febbraio, due gruppi di integralisti appartenenti ai Fratelli Musulmani hanno aggredito alcune famiglie di cristiani copti, trucidando 11 persone, fra cui alcuni bambini, e riducendone in gravi condizioni altre quattro. La tragedia è avvenuta nel villaggio di Sharona, presso Maghagha, nella provincia di Minya. Le vittime dell'attentato conoscevano i loro aggressori. Notizie di violenze gravissime sui cristiani giungono anche dal Cairo e da altre città dell'Egitto, inspiegabilmente CENSURATE dalla stampa occidentale. L'agenzia stampa Aina riferisce inoltre di bande di fondamentalisti che dimostrano in modo violento contro Mubarak, perseguitando in modo sanguinoso le minoranze religiose, soprattutto i cristiani, e inneggiando alla sura 9, verso 29 del Corano, che chiede ai fedeli di combattere contro il Popolo del Libro. === http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=58605&idsezione=4 katia, il più delle volte le notizie che vengono riportate sono prese da agenzie di stampa o da quotidiani esteri. Lisistrata.com non è un sito anti-islamico, a meno che non si definisca anti-islamico chiunque fornisca notizie provenienti da paesi islamici (ma ormai anche europei) che molti giornali trascurano, o chi dica semplicemente la verità sull'islam. La dott.ssa Adriana Bolchini ha fondato, insieme alla parlamentare musulmana Souad Sbai, un'associazione che ha come scopo la denuncia dei casi in cui i diritti umani vengono calpestati, in Italia e nel mondo. Se poi questo succede prevalentemente in paesi islamici, non è certo colpa sua. Ogni tanto converrebbe a tutti dare un'occhiata ad un sito che parla della sofferenza dei credenti nascosti nei paesi in cui le minoranze religiose sono perseguitate e che chiedono il nostro aiuto. Attenzione, aiuto non tanto economico quanto morale. Aiuto per trovare la forza di sopportare meglio le persecuzioni e le torture. Incredibile. Cosa possiamo fare, noi, perchè queste persone siano lasciate libere di credere in ciò che vogliono? Pensi forse che l'esempio della libertà di cui godono i musulmani in occidente abbia aiutato queste persone ad essere più libere? No, è successo esattamente il contrario. I musulmani, in Italia e in Europa, sanno di poter fare qualunque richiesta, pretendere qualunque cosa senza dare nulla in cambio. Qui vogliono moschee e là bruciano chiese (con celebrante e fedeli). I musulmani devoti uccidono anche chi abbandona l'islam ( in Italia, stranamente, non esistono pubbliche conversioni dall'islam. Sì, Katia, hai ragione, disprezzo l'islam, perché è un'ideologia totalitaria che schiavizza tutti, anche i musulmani. Un piccolo particolare, un'affermazione equivalente a quella che hai fatto all'inizio del tuo ultimo commento, è costata una pubblica minaccia di morte, da concretizzare con le proprie mani, da parte di una brava marocchina, così ben integrata e soprattutto con idee molto chiare. L'affermazione incriminata riguardava l'esistenza di "buoni e cattivi" tra i musulmani come tra i cristiani fatta ad un bambino che ripeteva (come gli insegnano in famiglia) che solo i cristiani sono cattivi e vanno all'inferno, per cui non bisogna mai farseli amici, nè ascoltare i loro insegnamenti. Ultima notizia del mondo islamico di sabato, 5 febbraio: a Londra, davanti all'ambasciata d'Egitto, centinaia di immigrati egiziani e sostenitori di un cambiamento in Egitto manifestano in modo pacifico da molti giorni. Oggi brandivano cartelli sui quali era scritto: “la democrazia porterà l'oppressione„ e “l'islam è la soluzione per l'Egitto„. Degli uomini con vestiti tradizionali hanno raggiunto delle donne in burka per chiedere che sia imposta la sharia: "la sharia porterà la giustizia" Fonte: Daily Mail 1 febbraio 2011: processo contro dei musulmani inglesi Ihjaz Ali Umar Javed Mehboob Hussain, Razwan Javed, Kabir Ahmed accusati di avere distribuito opuscoli che chiedono la pena di morte per gli omosessuali. La distribuzione avveniva davanti alla moschea dell'angolo… Telegraph

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  • katiatorri

    05 Febbraio @ 16.22

    cioè da un sito non neutrale ma antiislamico....no Giuliana,mi sa che sia tu a credere alle favole in cui ci sono i buoni,tu e chi è come te ,ed i cattivi,gli altri....ti faccio presente che per tutte le religioni,compresa la tua ,la donna è inferiore all'uomo,la critica che fai all'islam dovresti muoverla anche ad altre religioni,io lo faccio ma non mi sognerei mai di insultare o criminalizzare chi invece ha una fede

    Rispondi

  • giuliana

    05 Febbraio @ 11.13

    Katia, questo è il copia-incolla di un articolo pubblicato oggi da lisistrata.com -----Da un sondaggio del Pew Research Center del 2010, riportato da Jihad Whatch risulta che gli Egiziani respingono gli Islamisti radicali, ma vogliono che l’islàm giochi un ruolo importante nella politica e pensano che la Democrazia sia il miglior sistema politico possibile. Ma l’analisi dei risultati ci riserva alcune spiacevoli sorprese: Democrazia 59%: la Democrazia è preferibile ad ogni altra forma di governo. 22%: un sistema non-democratico è preferibile in alcune circostanze. Islam in politica 95%: è una buona cosa che l’Islam giochi un ruolo importante in politica. 85%: l’influenza dell’islàm sulla politica è una cosa positiva. 48%: l’Islam attualmente gioca un ruolo importante nella politica Egiziana. Estremismo Islamista 80%: il terrorismo suicida non è mai, o solo raramente, giustificato. 20%: il terrorismo suicida è spesso, o qualche volta, giustificato. 70%: sono preoccupati o molto preoccupati dell’estremismo islamista nel mondo. 61%: sono preoccupati o molto preoccupati dell’estremismo islamista in Egitto. Pratiche Musulmane Tradizionali 54%: ritiene che uomini e donne debbano essere separati sul posto di lavoro. 82%: ritiene che gli adulteri debbano essere lapidati. (Proprio come Maometto) 84%: ritiene che gli apostati dall’islàm debbano essere condannati alla pena capitale. (Proprio come Maometto) 77%: ritiene che i ladri debbano essere frustati o subire l’amputazione delle mani. (Proprio come il Corano, 5:38, che prescrive l’amputazione) Richiedere la Democrazia in Egitto è giusto, ma credere che basti un’elezione più o meno democratica per rendere democratico un popolo è assurdo. Il desiderio di Democrazia non garantisce di ottenere diritti umani secondo gli standard Occidentali. Senza contare la prevalenza delle mutilazioni genitali femminili nella società Egiziana, non si può affermare che gli Egiziani sono paragonabili agli Occidentali; proiettare il significato di concetti Occidentali come libertà, giustizia, buon governo sulle stesse parole utilizzate da persone ancora favorevoli all’islàm e alla shari’a espone a cocenti disillusioni, ad amare sorprese e a clamorosi fallimenti. Einstein diceva che la pazzia è continuare a fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi. Un nuovo regime che prometta fedeltà alla shari’a corrisponde a questa definizione. di Paolo Mantellini tratto da: http://www.jihadwatch.org/2011/02/poll-shows-egyptians-in-favor-of-democracy-and-stoning-for-adultery.html Questo testo può essere trasmesso o inoltrato purché venga presentato in forma integrale e con informazioni complete sul suo autore, data e luogo di pubblicazione e URL originale.

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