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Nuovi parmigiani: tre su dieci sono stranieri

Nuovi parmigiani: tre su dieci sono stranieri
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di Roberta Vinci
Su dieci bambini nati all’ospedale Maggiore, tre sono stranieri. Negli ultimi anni il reparto di Ostetricia e ginecologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria, ha visto un esiguo aumento delle nascite: 2.720 i bambini nati nel 2008,  77 in più nel 2009,  mentre lo scorso anno le cicogne hanno portato 2.925 «doni». Di questi, circa il 32% sono stranieri, per la  maggior parte extracomunitari.
Un dato che si è mantenuto costante nonostante l’aumento delle nascite,  a simboleggiare la multiculturalità della nostra città, rafforzata dalla curiosa coincidenza che a chiudere sia il 2009 che il 2010 siano state due bambine italiane, Alessia e Angelica, mentre a dare il via alle nascite del 2010 e del 2011 sono stati Ismael, di origini marocchine, e Stefany, origini nigeriane.
«Dato confermato negli ultimi giorni,  in cui sono nati dieci bambini di cui tre o quattro stranieri»: rivela Daniela Viviani, responsabile «Percorso centro nascita» dell’Azienda ospedaliero-universitaria, appena uscita dalla sala parto. «La nostra premura è quella di prenderci cura della mamma e del suo bambino - aggiunge - ma nel caso di pazienti straniere, soprattutto extracomunitarie, non è sempre facile intervenire,  a causa di una “barriera” non tanto linguistica quanto culturale».
 Nonostante venga offerta  la stessa assistenza sanitaria a tutte le mamme, quelle straniere risultano essere meno attente e puntuali delle italiane a quel percorso prenatale che è importante per la loro salute e per quella del bambino. «Esiste una stretta associazione tra il benessere della mamma e quella del piccolo - spiega la Viviani -. Abbiamo riscontrato che le donne con una condizione sociale elevata o perfettamente integrate danno alla luce bambini con uno stato di salute migliore».
Oltre a una fascia d’età differente tra gestanti -  la maggior parte delle italiane partorisce tra i 30 e i 34 anni, mentre le straniere dai 25 ai 29 - anche per quanto riguarda la scelta dell’assistenza durante la gravidanza le differenze sono evidenti: le donne italiane scelgono ambulatori privati, mentre l’82% delle straniere si rivolge a consultori familiari, ma spesso non esegue correttamente i controlli consigliati dalla Oms (Organizzazione mondiale della sanità).
«Ai corsi di preparazione al parto partecipa il 35% della popolazione: sono tutte mamme con titoli di studio, con condizione sociale elevata, ma pochissime straniere - osserva l’esperta -; le conseguenze di queste mancanze ricadono sul bambino». E ancora: «Il primo controllo, che dovrebbe avvenire entro la dodicesima settimana, viene spesso disatteso e forse è proprio uno svantaggio sociale che porta ad un uso inappropriato dei nostri servizi».
Nelle donne di altra nazionalità, inoltre - rivela la specialista -  c'è una maggiore incidenza di parti prematuri, di neonati sottopeso e addirittura una più alta mortalità neonatale e postnatale, ma assicura l’impegno costante nel cercare soluzioni uniche per tutte le donne, con occhio attento a quelle straniere.

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