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Marcia per il centro contro il razzismo

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Schizzi di rosso sugli striscioni, sfumature d’alabastro e cioccolato sulla pelle, musica di Bob Marley nelle orecchie: tutto questo per ricordare il ruolo dei migranti nel nostro Paese e il peso delle discriminazioni razziali che ancora esistono. Il corteo antirazzista, un centinaio di persone o poco più, si è riversato in via D’Azeglio nel tardo pomeriggio di ieri per poi concludere il cammino in piazza Garibaldi.
Giovani dalle provenienze più disparate, meno giovani impegnati nelle associazioni di volontariato, movimenti culturali, comunità straniere e un folto gruppo di studenti: ecco chi è sceso in piazza per aderire alla «Giornata nazionale senza migranti» organizzata da A.Co.Pa e Comitato Antifascista Montanara. «L'obiettivo è ricordare quanto siano preziosi i migranti per la crescita del nostro Paese e non solo dal punto di vista economico».
A prendere la parola è stata Katia Torri della Rete diritti in casa nonché animatrice del corteo: «Il nostro desiderio è far comprendere ai parmigiani che non esiste più uno "noi" e un "loro" ma solo una comunità - prosegue la Torri armata di megafono - che viene schiacciata sotto il peso della crisi. La vera discriminazione non la fa il colore della pelle ma  chi continua ad arricchirsi a spese degli altri, chi non concede una casa o il diritto allo studio». Tra gli striscioni e i cartelli ne spicca uno: «Siamo tutti migranti nel mare della precarietà».
Alcuni ragazzi si sono improvvisati sbandieratori, altri si sono appesi messaggi di carta al collo, come Jaques, 31 anni, arrivato dal Rwanda 10 anni fa. «Sono un informatico - ha spiegato il giovane mostrando con orgoglio il suo cartello - e credo che ormai lo status di clandestino stia prevaricando quello di persona anche qui in Italia». Un pensiero ai «fratelli libici» non poteva mancare: «Il problema è che siamo noi i responsabili di quanto sta accadendo ai nostri "dirimpettai" - ha aggiunto il 31enne -: abbiamo appoggiato la dittatura di Gheddafi fin quando abbiamo potuto ed era impensabile non pagarne le conseguenze». Peccato che neppure Jacques sappia come ovviare all’emergenza accoglienza che sta scuotendo l’Italia: nessuna proposta o riflessione, solo un secco «Devono pensarci i politici».

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  • Geronimo

    07 Marzo @ 16.45

    Giuliana, non sono d’accordo con te perchè il multiculturalismo funziona in molti paesi e in altri no. Il discorso tra politica ed Islam è sbagliato e non ha nessuna correlazione, basta vedere i comportamenti dei dittatori che a parole predicano la loro religione ma poi agli occhi di tutti la ignorano sistematicamente nei ritmi e stili di vita. Discorso diverso è quando i dittatori utilizzano l’islam come fine politico ma questo accade anche da noi, per fortuna senza conseguenze, quando molti politici fanno proprie le idee e le battaglie della religione (aborto, preservativo, coppie di fatto, convivenze, unioni tra persone dello stesso sesso, onestà) per conquistare voti, salvo poi comportarsi all’esatto contrario. Ultima cosa Giuliana, e con questo ti smonto subito il tuo teorema e molte altre tue opinioni.... io ho girato molto, è una gran balla che in ogni paese islamico non esistono chiese e non puoi predicare la religione cristiana, ci sono è vero posti dove accade questo, ci sono posti dove ammazzano e torturano i cristiani ma questi posti sono la minoranza... e parlo per aver avuto a che fare con questi posto o per esserci andato, non parlo per sentito dire

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  • ParmigianoFiero

    05 Marzo @ 18.15

    Io veramente ne ho visti 10 milioni... ah no, scusate quello era Bersani...

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  • senzaparole

    04 Marzo @ 11.51

    quoto all'infinito giuliana!

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  • katiatorri

    03 Marzo @ 11.42

    veramente le fonti ufficiali parlano di circa 400 persone ma non è rilevante(forse il giornalista non ha seguito tutto il corteo ),l'articolo è tutto sommato buono,tranne l'ultima frase,sono i politici ad essere pagati profumatamente e ad avere i mezzi per affrontare e risolvere le emergenze,non certo i cittadini privati,ciò non vuol dire che sia facile farlo però bisogna volerlo fare ...è questo che si rimprovera alla politica(e in modo "bipartisan")di pensare più alla propaganda e a come guadagnare consenso,a volte cavalcando tigri ferocissime come la paura,piuttosto che ad affrontare i problemi reali.Le rivolte in nord africa,in Libia in particolare non sono cadute dal cielo,però con Gheddafi il governo italiano c'è andato a braccetto,arrivando addirittura al baciamano...quante persone abbiamo rispedito a crepare in Libia?Questo sono responsabilità oggettive.

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  • giuliana

    02 Marzo @ 23.01

    E' proprio vero che questi comitati non finiscono mai di stupire per le lezioni che vorrebbero impartirci. Adesso scopriamo che la responsabilità della dittatura libica è nostra. Nei paesi islamici non esiste libertà esclusivamente a causa della presenza dell'islam e degli insegnamenti di maometto. E più la loro pseudo-religione interferisce con la politica, meno libertà hanno i cittadini. Bisogna far notare a questi manifestanti che, oltre che al fatto che nessuno stato permette ingerenze da parte di governi stranieri, gli stai islamici sono 56, eppure vengono tutti nei paesi occidentali e pretendono non si sa cosa dagli infedeli che odiano e disprezzano. In tante occasioni si parla di autodeterminazione dei popoli, ci si è resi conto (a caro prezzo) che la democrazia non si esporta e adesso, invece di andare a dare una mano a chi si è ribellato ad un dittatore, perdono tempo in cortei inutili. Peccato che Katia stenti a capire il fatto che gli italiani siano spesso le uniche vere vittime del razzismo, a cominciare dal suo. Katia, sarebbe più credibile se le stesse cose andasse a predicarle nei paesi islamici in rivolta. Sempre che, da bravi non razzisti, glielo permettano. Un'ultima cosa, Katia. Il multiculturalismo ci è stato imposto dall'europa ed è stato un gravissimo errore, soprattutto alla luce del fatto che il multiculturalismo non è mai stato accettato da nessun paese islamico.

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