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Chiediamo scusa a quel ragazzo gentile

Chiediamo scusa a quel ragazzo gentile
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Pino Agnetti

L’arte di chiedere scusa non è una cosa che s’impara. O ce l’hai dentro, oppure niente. Per quanti sforzi si possano compiere, alla fine qualunque espressione non originata da un intimo moto dell’animo risulterà fuori luogo. Stonata. E, ciò che è peggio, falsa o dettata da un secondo fine.
Francamente, non si è ancora capito bene se qualcuno si sia preso la briga di domandare scusa a Emmanuel Bonsu per ciò che gli è capitato in quel pomeriggio di un giorno da cani (non solo per lui, ma per la città intera) ormai di due anni e mezzo fa.
Ad ascoltare questo giovane oggi venticinquenne, ma dal tratto tuttora di un adolescente, parrebbe proprio di no. E la cosa ha pesato e pesa. Altroché, se pesa. A maggior ragione, in una città che, come già scrivemmo allora, non è mai stata, non è e non sarà mai una città razzista.
Che è poi l’unica verità «extra-processuale» (a differenza di quella dibattimentale che non spetta certo ai media di stabilire o anticipare) che ci pare abbastanza difficile da contestare.
Proprio per questo, le scuse mai poste, oppure fraintese, oppure ancora date ma non con il trasporto e il tempismo dovuti, non possono più tardare.
Né aspettare ulteriormente che il processo in corso si concluda. Con i normali tre gradi di giudizio previsti, non vorremmo che Emmanuel le ricevesse magari dopo avere messo su famiglia, o essersi trasferito nel frattempo altrove.
Nel qual caso, che si fa? Gliele mandiamo per posta o via Internet?
D’altra parte, nella vita ci sono risarcimenti che contano assai più di qualsiasi somma di denaro.
Più di qualsiasi compensazione materiale per i torti che si è stati costretti a subire. I giovani rivoluzionari arabi che hanno invaso le piazze di tutto il Nord Africa per protestare contro i regimi tirannici sotto cui sono nati e cresciuti chiedono a gran voce, prima ancora del pane, libertà e democrazia.
Lo fanno perché la dignità umana non conosce steccati né geografici, né di nazionalità, né di razza. E perché in cuor loro sanno che, senza libertà e democrazia, non vi saranno mai un progresso e un benessere duraturi per sé e per i rispettivi popoli.
Ebbene, Parma ha oggi l’occasione di dire finalmente qualcosa di assolutamente chiaro e inequivocabile a un ragazzo del Ghana la cui testimonianza in aula è stata una vera lezione di dignità e di compostezza.
Basti pensare ai toni da lui usati in riferimento agli altri protagonisti (chiamati costantemente «Signori» e «Signore» e al massimo definiti degli «incivili») di quel dannato pomeriggio di un giorno da cani.
Per non parlare del passaggio fra tutti forse più illuminante, allorché infagottato nel suo abito di due taglie più grandi Emmanuel ha ricordato candidamente che, se qualcuno avesse chiesto subito scusa, tutto sarebbe finito lì.
Sono trascorsi più di due anni e ciò, pare, non è ancora avvenuto.
E dunque, per quel poco che può valere un articolo di giornale, a questo punto ci sentiamo noi in dovere di rivolgerci a quel ragazzo minuto e gentile e alla sua altrettanto dignitosa famiglia per dire: «Caro Emmanuel, ti chiediamo scusa».
Ma sappi anche che, per ciò che hai subito e per il modo in cui l’hai affrontato, questa città ti rispetta e ti vorrà sempre bene.

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  • antonio

    05 Marzo @ 12.41

    Siamo grati a Pino Agnetti e alla Gazzetta per il suo articolo S-T-R-A-O-R-D-I-N-A-R-I-O sul giovane Emmanuel. Tutto il resto come direbbe Califano è noia. Antonio

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    05 Marzo @ 07.23

    @sabcarrera - Ecco un altro lettore che scrive senza documentarsi . La risposta è sì, ovviamente tenendo conto che quella di Sandri non è una vicenda parmigiana, e questo per un giornale che si chiama "Gazzetta di Parma" è fondamentale. E' come se paragonassimo lo spazio dedicato alla vicenda di Yara e quello dedicato 5 anni fa alla tragedia di Tommy. Ma ripeto che hai scelto l'esempio sbagliato, anche per i diversi contributi offerti sul tema dai Boys. Ai quali, nel mio piccolo, aggiungo anche un commento di critica alla prima sentenza che alleggerì notevolmente la posizione dell'agente Spaccarotella. E quindi la risposta è sì. (G.B.)

    Rispondi

  • sabcarrera

    04 Marzo @ 20.19

    Gabriele Sandri ha ricevuto tutta questa attenzione?

    Rispondi

  • il Viandante delle Beccherie

    04 Marzo @ 16.04

    @Pino Agnetti: sottoscrivo ogni suo rigo @cedric: perchè quando succede il contrario nessuno si indigna? Il contrario di cosa? Un nero che pesta 8 vigili? Ancora non si è visto......quando capiterà vedremo...per ora di patetico c'è solo lei.

    Rispondi

  • FrankVise

    04 Marzo @ 13.33

    L’afflato civile di Pino Agnetti si arresta ahimè alle soglie dei Portici del grano. Il suo appello alle scuse cittadine doveva essere in primis diretto a chi della città è il sommo rappresentante. Le sue scuse avrebbero avuto un significato simbolico “collettivo” , facendosi sentire rappresentati quei cittadini ( spero la maggioranza) che si sono interrogati e s’interrogano perplessi su una possibile deriva razzista della città di cui l’operazione Bonsu è suonata come un inquietante segnale ( e nemmeno l'unico ). Il sindaco invece ha preferito non scegliere, e così ora - a ragione - se ne possono sentire rappresentati anche quelli ( spero una minoranza, ma comunque assai agguerrita e presente sul Web e non solo ) che alle parole di Agnetti si ribellano (“Io non c’entro nulla… io lavoravo… io dormivo ”) - come se Agnetti li avesse personalmente e direttamente coinvolti nella disastrosa “operazione Bonsu” - svelando , con questa excutatio non petita , di aver la coda di paglia, di non aver del tutto la coscienza a posto, di sentirsi in qualche modo coinvolti in un’azione dai chiari connotati razzistici che interroga tutta la città, la predisposizione di molti a esasperare i toni della polemica contro gli immigrati , mentre si tacciono o si minimizzano i comportamenti , ad esempio, di tanti giovani “perbene” che sporcano i muri sacri del Battistero e degli altri monumenti civici con scritte oscene, che spargono i loro rifiuti lungo tutto l’argine del Parma, che hanno atteggiamenti a volte troppo disinvolti, a dir poco, come certe coppiette che si esibiscono al parco Ducale senza rispetto per i frequentatori che non gradiscono certi spettacoli né gradiscono farvi assistere i loro pargoli etc.etc. Caro sindaco, governare è anche scegliere da che parte stare!

    Rispondi

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