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No burqa a Parigi: arresti, ricorsi e polemiche

No burqa a Parigi: arresti, ricorsi e polemiche
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(Ansa/Tullio Giannotti)

PARIGI  – L'immagine del primo giorno del divieto di indossare il burqa in Francia è quella di Kenza Drider, musulmana che lo porta con naturalezza da 13 anni. Stamattina, col suo niqab marrone scuro e beige, è diventata una star: «vado alla Corte europea contro questa violazione dei diritti umani», ha proclamato. E, sul sagrato di Notre-Dame, le immagini del suo fermo da parte del capo dei poliziotti, il commissario Alexis Marsan, sono state immortalate da tutte le tv.

Da oggi sul territorio francese non si può più indossare nè il niqab nè il burqa nelle strade, nei giardini pubblici, nelle stazioni ferroviarie, nei negozi o nei municipi. Insomma, bisogna essere riconoscibili nei luoghi pubblici come vuole una legge che – secondo le stime più attendibili – riguarda un totale di 2.000 donne.

La legge, fin da quando è stata invocata in nome della laicità principio della Repubblica, ha suscitato reazioni negative non soltanto fra i musulmani ma in gran parte delle comunità religiose, colpite anch’esse dal divieto di «ostentare» simboli di appartenenza. Sabato, a due giorni dall’entrata in vigore sul terreno, 61 persone – fra le quali 19
donne velate – erano state fermate a Parigi, vicino a place de la Nation, mentre si apprestavano a dar vita a una manifestazione non autorizzata.

Oggi, l’appuntamento più provocatorio era quello di Notre-Dame, dove la militante per il velo Kenza Drider, 32 anni, è arrivata da Avignone annunciando la sua iniziativa e facendosi seguire da uno stuolo di giornalisti e cameramen: «questa legge – ha detto dopo che il commissario ha notificato a lei e a un’altra dimostrante il fermo (non per violazione della legge sul burqa, ma per quella di manifestazione non annunciata) – è una violazione dei miei diritti europei. Io voglio soltanto difenderli i miei diritti, quelli di andare o venire, ma anche la mia libertà religiosa». Accando a lei, Rachid Nekkaz, dell’associazione 'Giù le mani dalla mia Costituzionè, ha raccontato di essere stato fermato davanti all’Eliseo al fianco di un’amica velata. Da un anno, l’uomo afferma di voler vendere un immobile di sua proprietà nella periferia residenziale di Parigi per devolvere il ricavato al pagamento delle multe che saranno inflitte alle donne velate.

Al primo giorno la situazione appare surreale. A parte il commissario che guidava oggi gli agenti nei fermi a Notre-Dame davanti alle telecamere di tutto il mondo, alle quali spiegava pazientemente di non agire in nome della legge anti-burqa, c'è l'imbarazzo di tutte le forze dell’ordine: «sarà una legge infinitamente difficile da applicare – ha detto Emmanuel Roux, uno dei dirigenti del Sindacato commissari di polizia – e alla fine sarà una legge infinitamente poco applicata». Insomma, lo stesso Roux ha spiegato che non saranno certo i poliziotti «a mostrarsi zelanti» con questa norma che riguarda così poche persone sul territorio e che l’ultima circolare del ministro dell’Interno, Claude Gueant, ha finito con il complicare definitivamente: se la persona in contravvenzione – spiega il commissario Roux – «rifiuta di togliere il velo, le cose si fanno davvero difficili. Non abbiamo nessun potere di obbligarla, la circolare di Gueant ci dice in particolare che non si deve assolutamente usare la forza». A quel punto, «i poliziotti dovrebbero telefonare al procuratore della Repubblica per chiedergli come devono procedere», in pratica – sottolinea il commissario-sindacalista, i poliziotti di turno in strada «dovrebbero trovare soluzioni che nè la società, nè i partiti, nè il Parlamento sono riusciti a trovare» in questi due anni.

Pochi sembravano credere all’utilità di questa legge, ancora meno quelli che paiono convinti che qualcuno riuscirà ad applicarla. Uno che non ha dubbi è proprio il ministro Gueant: «la legge sarà rispettata – ha detto oggi prima di partire per Lussemburgo – la polizia e i gendarmi ci sono per applicare la legge e lo faranno».   (11 aprile)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • massimo

    16 Aprile @ 19.53

    esistono restrizioni perché 1) I parmigiani rispettano i criteri estetici del decoro 2) i parmigiani rispettano le donne come persone 3) i parmigiani generalmente non si prendono a coltellate quando bevono di più 4) tra i parmigiani del centro ci sono meno pregiudicati con antecedenti con furto, spaccio, rissa aggravata, violazione della proprietà privata, violenza di genere, estremisti islamici...continuo...perché queste persone non vogliono parlare in italiano, non vogliono integrarsi e ci odiano...no diffidiamo e loro ci odiano...che cattivi che siamo no? @MUET...io il mio vicino lo voglio vedere in faccia..cosi come la maggioranza degli italiani...che rispettano le leggi Italiane...se sei ospite...e godi tra le varie cose...di un paese libero, con un sistema medico che nel tuo ti sogni, con una sicurezza relativa...almeno...era sicuro prima di questa controcrociata...godi degli ammortizzatori sociali...sei libera di tornare al tuo paese o di restare ed accettare le regole scritte ...e non scritte..

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  • Geronimo

    13 Aprile @ 15.34

    MUET, io non sono razzista ma se proprio bisogna fare un appunto a queste persone non è l'indossare o meno il burqa ma l'adattarsi alle nostre norme di convivenza che tra l'altro andrebbero estese anche a noi italiani. Il Burqa è un falso problema anche perchè in nessun paese del mondo sono stati compiuti attentati da persone col Burqa, poibisci di utilizzarlo ma non risolvi il problema terrorismo anzi lo aumenti perchè i veri terroristi si incazzzano per questo assurdo proibizionismo. Quello che vorrei è quelle persone curassero di più il loro corpo perchè, è inutile negarlo, molte non hanno la cultura di lavarsi spesso o di usare prodotti di igiene come i deodoranti anche se questo è un costume in uso anche da molti italiani di ogni parte della penisola parma compresa. Secondo me ci stiamo facendo fare il lavaggio del cervello perchè stiamo andando verso un punto in cui tutti i neri devono essere espulsi senza tenere conto del comportamento tenuto da queste persone, un esempio può essere la polemica dell'oltretorrente dove in alcune zone esiste un divieto di bere alcolici mentre questo divieto non esiste ad esempio in via d'azeglio o via farini. Mi chiedo il motivo Aaaaa di questa diversità di atteggiamenti, perchè un nero non può divertirsi e un bianco si? In fin dei conti il problema di ordine pubblico (rumori molesti, ubriachezza, spaccio di droga) esistono in tutte e tre le zone citate ma i divieti permangono solo in una determinata zona. Vorrei vedere le decisioni se gli extracomunitari iniziassero a frequentare via Farini.

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  • Fantantonio

    13 Aprile @ 09.41

    In risposta a MUET , perche' non dovrei esserlo ? Dovrei avere paura di andare al carnevale di Busseto perche' sono tutti mascherati ? Questa e' la loro cultura , lo sviluppo deve venire da loro stessi e non imposto da altri .

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  • Ettore Musini

    12 Aprile @ 20.28

    Vorrei chiedere a quelli, per fortuna pochi, che parteggiano per la scelta di lasciare libero l'uso del burga: se incontrassero per le strade, nelle piscine, il vicino a teatro o al cinema, con una maschera in faccia, che cosa farebbero ? Sarebbero tranquilli o perlomeno preoccupati nel non potere vedere la faccia del loro vicino ? Attendo qualche risposta

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  • gialloeblu

    12 Aprile @ 20.14

    in Europoa il Carnevale non dura tutto l'anno...quando la mia donna sarà LIBERA DI PASSEGGIARE IN MINIGONNA davanti a una moschea a Theran,loro potranno passeggiare anche con occhi coperti da noi.....

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