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Saccani: "La scuola non ha chiuso gli occhi"

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La scuola non ha chiuso gli occhi. Ha affrontato bene la situazione della studentessa pachistana e ha tenuto un dialogo aperto con la famiglia, per evitare spaccature irreparabili». Lo dice Marcella Saccani, assessore provinciale al Sociale e alle Pari Opportunità, che commenta le parole del padre della ragazzina, punita perché al centro delle attenzioni dei compagni: «In quello che è successo c’è un problema da affrontare: è la negazione della libertà e dell’autonomia della donna.  Al di là degli aspetti della vicenda che devono essere chiariti, è necessario compiere alcune riflessioni e fare alcuni passi. Questi passi non vanno compiuti solo perché si attraversano i continenti, ma perché sono necessari per la maturazione di adulti e piccoli, perché sia riconosciuto il rispetto e la valorizzazione delle differenze». Il «caso» di Parma è la spia di un problema più vasto, secondo la responsabile delle politiche sociali della Provincia di Parma. E d'altronde, i precedenti di ragazzine figlie di immigrati ostacolate dai genitori perchè volevano assumere comportamenti più «occidentali», non mancano. «E' inquietante la concezione di una ragazza che non può scegliere - afferma la Saccani - L’investimento di una famiglia nel futuro sposo non può di fatto significare la negazione della libertà di scelta. Uno deve decidere. La famiglia non deve rinunciare ad assumersi il compito di educare, ma non può decidere qual è il tuo futuro sposo, se sei obbligato a sposarti. Nessuno può essere contento di un fatto del genere, neanche quando avviene in famiglie italiane». «I processi di cambiamento sono lunghi, come sono stati lunghi nei paesi occidentali - continua l’assessore provinciale -. La concezione dell’autonomia dei giovani, oggi, non è la stessa di 30-40 anni fa. Dobbiamo lavorare in un percorso di maturazione, senza mortificare la cultura d’appartenenza o la religione di nessuno. Ma se la cultura mortifica le donne dobbiamo avere livelli altissimi di vigilanza e attenzione». L’ultimo appello è per la scuola media in cui si è verificato il fatto: «Se vorrà compiere passi, organizzare iniziative di dialogo e discussione anche assieme a strutture come la Provincia, può contare su di noi, siamo a totale disposizione».

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  • giuliana

    26 Aprile @ 17.27

    Mauro, penso che i compagni di scuola della ragazzina stessero scherzando, proprio come facevano anche ai miei tempi i ragazzini di tredici anni quando facevano allusioni stupide per sembrare grandi e "vissuti". Chi ha il compito di insegnare ai ragazzini comportamenti educati e rispettosi? La scuola e le famiglie devono intervenire (non certo contro la vittima) quando c'è il rischio che lo scherzo diventi pesante e non possa più essere vissuto come tale. La scuola, in questo caso, sembra latitante. Le violenze in famiglia, soprattutto se immotivate e pesanti al punto da lasciare lividi, richiedono l'intervento dei servizi sociali e del giudice del tribunale dei minori. Se questo vale per i cittadini italiani, non vedo perché non debba valere per gli immigrati. Riguardo l'ultima accusa, quella secondo la quale io caccerei carnefici e vittima, non è proprio quello che intendevo. La ragazzina affidata ai servizi sociali, una volta raggiunta la maggiore età, potrebbe decidere autonomamente se rimanere in Italia o tornarsene in Pakistan dai genitori. Accuso l'assessore, e con Lei tutti i politici che sono orgogliosi di aver permesso un'immigrazione indiscriminata, di non aver tenuto in debito conto che le enormi differenze culturali possono essere insormontabili quando dall'altra parte non c'è alcuna volontà di integrazione. Integrazione significa, come minimo, riconoscere la validità delle nostre leggi, significa dare a donne e uomini pari dignità e libertà, compresa quella di scegliere la propria fede religiosa. Nessun musulmano ha mai dichiarato di accettare tutto ciò. Il rapporto tra loro e noi è pura ipocrisia: loro fingono di accettare le nostre leggi e noi fingiamo di credere che le abbiano accettate. Se Lei, Mauro, ha la pazienza di leggere un traduzione, anche se fatta da cani con il traduttore automatico, potrà avere qualche informazione in più sulla condizione della donna in Pakistan. E' un commento appena inserito su lisistrata.com intitolato "araboislamicità: trattamento di donne, bambini, ebrei" la cui lettura consiglio anche all'assessore Saccani. E' un dovere di tutti, a maggior ragione se politici e amministratori, conoscere le "culture diverse" che si insediano qui nonostante continuino a disprezzare e non accettare la nostra. E non fare ad esse alcuna concessione. Si aiutano le vittime, non i carnefici.

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  • mauro

    25 Aprile @ 17.27

    perche'?, secondo giuliana non ci sono padri e madri italiane che menano i figli perche' se ne vogliono uscire a quattordici anni la sera? ci mettiamo anche questa tra i nostri usi e costumi? e i musulmani, e io ne conosco, che non hanno nulla da dire se la figlia o il figlio di quattordici anni si bacia cosa sono? meno musulmani? un po' cristiiani. piantiamola con sta lagna delle agevolazione; una buona volta, non e' vero', qualcuno glielo spieghi a questa signora. almeno leggi e non solo quelle prime due righe dove si parla di necessita' di dialogo "vai un po oltre -------------------------------------------------------------------------------------------------------«In quello che è successo c’è un problema da affrontare: è la negazione della libertà e dell’autonomia della donna. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- e ancora E d'altronde, i precedenti di ragazzine figlie di immigrati ostacolate dai genitori perchè volevano assumere comportamenti più «occidentali», non mancano. «E' inquietante la concezione di una ragazza che non può scegliere - afferma la Saccani - L’investimento di una famiglia nel futuro sposo non può di fatto significare la negazione della libertà di scelta. Uno deve decidere. La famiglia non deve rinunciare ad assumersi il compito di educare,... ............................................................................................................................................. Dobbiamo lavorare in un percorso di maturazione, senza mortificare la cultura d’appartenenza o la religione di nessuno. Ma se la cultura mortifica le donne dobbiamo avere livelli altissimi di vigilanza e attenzione» ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- e infine nemmeno tantoi tra le righe, anzi viene scritto in modo esplicito. questa pelosa difesa della ragazza picchiata, ha uno scopo, una speranza "Se non sono stati in grado di cambiarla dopo tanti anni di permanenza sul nostro territorio, è bene che se ne tornino da dove sono venuti" ecco a cosa mira Giuliana . tutti insieme carnefice e vittima, si, l'abc dellla xenofobia "e poi la' facciano pure quel che gli pare. Lontano dalla nostra vista, visto che le loro leggi glielo permettono quante falsita' e quanta ipocrisia, signora giuliana

    Rispondi

  • giuliana

    23 Aprile @ 18.55

    Assessore, mi sembra che Lei chiacchieri molto e soprattutto a vuoto. Quando è in gioco l'incolumità di una minore (conoscendo la mancanza di libertà delle donne nella tradizione-legge islamica) bisogna ricorrere all'intervento del tribunale dei minori. Gli stranieri musulmani che decidono di venire in Italia sanno benissimo di inserirsi in un contesto che disprezzano e disapprovano. Come, purtroppo, sanno che in cambio dell'opportunità di aggrapparsi a tante agevolazioni, non viene richiesto loro neppure la cosa più ovvia, cioè il rispetto delle nostre leggi, dei nostri usi e costumi. Smettetela, per piacere, di nascondervi dietro dialoghi, convegni, incontri, discussioni, seminari, tavoli di lavoro...Basta con l'ipocrisia di amministratori e politici che diventano evasivi e timorosi quando si tratta di far rispettare la nostra, di cultura. Se la loro cultura mortifica le donne, devono cambiarla. Se non sono stati in grado di cambiarla dopo tanti anni di permanenza sul nostro territorio, è bene che se ne tornino da dove sono venuti. E' questo che i cittadini chiedono a Lei e agli amministratori. Non ci devono essere due legislazioni differenti. La legge italiana è una e tutti, indistintamente, sono tenuti ad osservarla.

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