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«Un'esplosione e la paura» Testimonianza da Marrakech

«Un'esplosione e la paura» Testimonianza da Marrakech
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Luca Pelagatti
«Io ero nel mio riad come ogni giorno quando ho sentito il boato. Un botto fortissimo». Paolo Lombatti, parmigiano trapiantato  da anni a Marrakesh scandisce le parole e ripercorre quei minuti concitati. Quando di colpo il chiasso dei vicoli della medina si è  azzittito nello sgomento. E il cuore del Marocco ha scoperto la paura.
«Le notizie sono ancora confuse: ma una tragedia del genere sembra incredibile». Ovvero che piazza Jemaa El Fna, l'anima insonne di Marrakesh, possa essere stato profanata. Mentre almeno quindici corpi sono a terra, straziati.
«Subito sono corso sulla terrazza a guardare cosa fosse accaduto: il mio riad dista meno di duecento metri ma non sono riuscito a vedere nulla. Così, dopo una breve esitazione sono andato nella piazza e ho visto il bar devastato e le rovine».
E anche ambulanze  e polizia, soccorritori e corpi martoriati in quella piazza che non dorme mai e in quel caffè-ristorante Argana dove, prima o poi, tutti i turisti si trovano a passare. Affascinati da uno degli spettacoli più incredibili del mondo.
«In un primo momento la voce che girava  - prosegue Lombatti - riferiva di un incidente provocato dalle bombole usate per cucinare. Ma ben presto si è capito che c'era stato un attentato».
Una aggressione feroce su cui ora indagano le polizie che cercano di capire se lo scoppio sia stato  provocato da una borsa abbandonata o, più probabilmente,  da un kamikaze che si sarebbe fatto esplodere. Anche se l'una o l'altra ipotesi non allontana il dolore  dalle strade di questa città che col turismo ha costruito buona pate della sua fortuna.
«Io gestisco da anni questo riad, un albergo in stile locale, e ho tanti clienti italiani. In questi giorni, ad esempio, ospito un gruppo  di Merano ma fino alla settimana scorsa c'erano undici parmigiani. E tutti si sono sempre sentiti tranquilli».
Sicuri di girare e contrattare nel suk, fiduciosi di avventurarsi nei vicoli e inseguire il profumo delle spezie per poi, al tramonto, tornare nella piazza intorno a cui ruota tutta la vita di Marrakesh. E ora quella piazza è chiusa, transennata, parzialmente proibita.
«Per il turismo potrebbe essere un vero terremoto così come è accaduto parecchi anni fa quando un altro attentato ha colpito Casablanca bloccando per molto tempo le masse di turisti attirati in Marocco. - continua Lombatti. - Ma qui davvero si respira da sempre una aria di pace e tutti lo notano: si può tornare a piedi nel cuore della notte in albergo senza mai avere una sensazione di preoccupazione».
Ma questo era vero prima della bomba: ora qualcuno parla già di prenotazioni disdette già mentre la conta delle vittime è in corso. Quando ancora nessuno sa il nome di chi è morto per una bomba senza un perchè.
«Ora tutto sembra tranquillo, mentre proseguono le operazioni nella piazza» è il commiato di Lombatti che ammette comunque una certa preoccupazione. «I clienti che ho nel mio riad non li ho più visti da prima dello scoppio. Non significa nulla: ma speriamo non gli sia successo nulla».

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