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L'integrazione? A passo di capoeira

L'integrazione? A passo di capoeira
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Laura Ugolotti

Si sono ritrovati mercoledì alla scuola Bottego, per «giocare» tutti insieme, tra maschere africane, storie di amicizia, musica e spettacolari passi di capoeira. E - giurano - si sono divertiti un mondo. Eppure non si erano mai incontrati prima, gli alunni della 3ªC della scuola Bottego e della 4ªB dell’Ulisse Adorni. Qualcosa in comune però l’avevano: hanno preso parte, da gennaio a maggio, ai laboratori artistici di «Mus-e», il progetto multiculturale che si propone di contrastare nelle scuole l’emarginazione e il disagio sociale.

Dall'Europa a Parma
Sono otto le classi di Parma coinvolte quest’anno nel progetto; un progetto interamente finanziato da privati, che nasce a livello europeo, per arrivare poi in Italia e, dal 2006, anche nelle scuole primarie di Parma.

Un percorso triennale
«E’ un percorso triennale - spiega Anna Cattaneo, coordinatrice insieme a Rossana Amadasi -. I ragazzi sono coinvolti in laboratori multidisciplinari, che spaziano dalla fotografia all’illustrazione, dalla danza alla pittura, dalla musica alla capoeira; diciotto incontri, inseriti in orario scolastico come parte integrante del progetto educativo. I laboratori sono tenuti da Roberta Gerardi, Cecilia Comani, Pietro Bertora, Anna Boschetti, Shitu Tosin, Yalica Jo Gazan, Ailem Carvajal Gomez, Veronica Ambrosini, Emanuela Dall’Aglio, Rossella Taglini, artisti preparati a relazionarsi con i bambini e con le situazioni di disagio». Lo scopo del progetto «Mus-e», infatti, va al di là della finalità artistica.

Diverso è bello
«Non ci interessa crescere futuri musicisti o pittori - chiarisce Anna Cattaneo -, ma bambini consapevoli che si può crescere insieme, nel rispetto delle diversità». Una certezza è emersa in questi anni dall’esperienza del progetto «Mus-e»: di fronte a situazioni di disagio, di difficoltà di integrazione, l’arte diventa uno spazio in cui esprimere emozioni e paure.

Linguaggio «creativo»
Per i bambini stranieri, soprattutto - che spesso incontrano difficoltà con la lingua - usare la creatività come linguaggio di comunicazione significa riuscire ad entrare in relazione con i coetanei, poter esprimere le proprie emozioni e i propri talenti. E non è raro che nelle discipline artistiche trovino una nuova dimensione. Una consapevolezza che è un vantaggio per tutti: per i ragazzi stranieri e le loro famiglie, e per i coetanei parmigiani, che possono godere di nuovi stimoli. La «lezione aperta» che si è tenuta alla scuola Bottego era uno dei saggi di fine anno previsti per ogni corso e, come ha ricordato Shitu Tosin, maestro di capoeira, «è stata la dimostrazione che non esiste un mondo dove le differenze non si possono incontrare e amalgamare».

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  • Francesca

    08 Giugno @ 21.42

    La capoeira non è una danza folkoristica, ma un'arte marziale nata quattrocento anni fa in Brasile, che unosce lotta, canto e musica dal vivo.

    Rispondi

  • Alessandra Montanini

    07 Giugno @ 17.49

    Che tristezza!! Mai far lavorare chi veramente può acculturare le giovani generazioni eh? Siamo in Italia , a Parma , città da sempre culturalmente elevata, che ha insegnato molto a tutti quelli che lungo l'arco dei secoli son passati di qui..Che menti limitate! coloro che organizzano simili baraccate con il pretesto di far cultura!!! Dovremmo noi adeguarci alle culture del terzo mondo e dimenticare la nostra!! Per favore!! Il teatro e la danza italiani sono sicuramente evoluti abbastanza da poter esser motivo di coesione sociale , riscatto e sviluppo per i bambini che vengono da noi!!. Non c'è bisogno di capoeire, con tutto il rispetto per la danza folklorica brasiliana. Da sempre le differenze si sono amlgamate puntando al rialzo della qualità artistica e non al ribasso. Sono sconcertata.

    Rispondi

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