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Matteo Chiampo, la mia India

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Non è microcredito, e che nessuno provi a chiamarla microfinanza. Eko è un’innovativa società di intermediazione finanziaria nata in India per offrire servizi a costi contenuti anche a chi vive sulla soglia della povertà estrema.
Una rivoluzione finanziaria che si muove sullo sfondo di un paese emergente e guidata dal parmigiano Matteo Chiampo. Dirigente della società Eko, Chiampo ha contribuito alla sviluppo del software che sta reinventando il sistema dei micropagamenti in India.
L'obiettivo
L’obiettivo? Democratizzare i servizi finanziari. Muovere i risparmi delle fasce più povere garantendo la sicurezza di una banca: piccoli trasferimenti a costi bassissimi. Una formula «che funziona grazie alla sua semplicità: si sfrutta la tecnologia dei telefoni cellulari per effettuare operazioni bancarie a costi contenuti incontrano le esigenze di una vasta parte di popolazione in India».
A chiarirlo è il professionista parmigiano mentre attraversa le strade di Nuova Delhi con abito distinto e fare sicuro. Ingegnere aerospaziale, Chiampo è passato dalla Formula Uno all’informatica; da Parma è approdato a Boston per poi trasferirsi con la famiglia a Nuova Delhi dove ha creduto e investito nel progetto Eko. Inizialmente un prototipo di software ideato da quattro indiani in un garage, oggi Eko è una società che - sfruttando le reti di telefonia esistenti - sta consentendo a tutti di avere un conto in banca e di trasferire denaro in ogni angolo del Paese.
 I primi passi
L’avventura indiana di Chiampo comincia nell’ottobre del 2007. Con Parma è rimasto legato, ma la vita di Nuova Delhi «non è poi così male» anche per i suoi figli Lodovico e Stefano che giocano in giardino nel quartiere residenziale di Gurgaon.
«Si divertono incontrando elefanti lungo la strada verso la scuola - aggiunge ridendo -: ma intanto imparano a vedere la realtà da angolazioni diverse, anche nei suoi lati più difficili».
La decisione di «esplorare» opportunità lavorative in un paese in via di sviluppo era stata presa insieme alla moglie Ashley e i figli mentre ancora vivevano a Boston. «Al tempo abbiamo fatto alcuni viaggi in India per capire se poteva fare al caso nostro: qui ho conosciuto i quatto fondatori di Eko, al tempo ancora solo un’idea. Cercavano qualcuno che li affiancasse nell’implementazione, così iniziai a lavorare con un ruolo estremamente operativo di "execution" per giungere a ricoprire oggi quello di "Chief operating officier"».
I dati sono promettenti
 Tramite la piattaforma Eko ogni giorno in India si muovono circa due milioni e mezzo di dollari di transazioni.
 Il dato sta crescendo del 50% circa ogni mese.
«Con i servizi offerti - spiega - raggiungiamo i potenziali clienti che il sistema bancario tradizionale finisce per ignorare anche con riferimento ai servizi di base. Le stime mostrano come in India il 50% della popolazione sia in questa situazione. I requisiti minimi per aprire un conto corrente e mantenerlo escludono infatti chi guadagna tra le 3 mila e le 4 mila rupie al mese (circa 50/60 euro ndr), nonché tutta quella fascia di lavoratori migranti: circa quaranta milioni di persone che dalle zone rurali e povere si sposta verso le città e per mandare denaro a casa e che, di norma, si trova alle prese con costi di trasferimento elevati, tanto da sfiorare il 10-15% dell’importo della rimessa medesima». Ogni mattina Chiampo attraversa il caotico traffico della metropoli indiana per raggiungere gli uffici di Eko. Qui un team di quindici persone lavora al costante sviluppo delle funzionalità della piattaforma informatica che, ad oggi, muove circa 20 mila transazioni al giorno.
L'appoggio di Bill Gates
 La prospettiva è di portare a quota 3000 gli 800 outlet (punti vendita) autorizzati all’apertura dei conti nel distretto di Delhi e del Bihar per poi replicare il modello in altri Stati dell’India. L’aspetto etico del progetto ha interessato anche Bill Gates che l’ha finanziato con due milioni di dollari tramite la «Bill and Melinda Gates Foundation». «Nei primi mesi il nostro progetto è stato monitorato da vari enti tra cui la Microsoft - spiega Chiampo -. Dalle prime relazioni emergeva il dubbio che un’interfaccia così semplice potesse supportare un numero di transazioni tanto elevato. Ma nel tempo i risultati si sono visti, la nostra idea è arrivata all’attenzione di Bill Gates che ha scelto di appoggiarla e ha anche fatto una visita alla sede di Eko». Risultati se ne sono visti, eccome. E lo sguardo dell’ingegnere parmigiano continua ad essere rivolto in avanti mentre, nell’aria fumosa della mattina, il via vai di utenti nei piccoli negozi che espongono il marchio Eko si confonde con quello delle strade rumorose di Nuova Delhi.

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