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Quei 130 ragazzi tunisini scomparsi: "Un mistero. Aiutateci a ritrovarli"

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Caterina Zanirato
Sono 560 i ragazzi tunisini che, dopo esser partiti alla volta dell’Italia, sono scomparsi nel vuoto. Per 130 di loro, è l’associazione tunisina di Parma «Giuseppe Verdi» a portare avanti le ricerche, grazie all’instancabile volontà di Rebeh Kraiem e del fratello Alì Cherif.
 I due fratelli sono stati in ambasciata, in consolato, ovunque fosse possibile. Ma la risposta è sempre stata la stessa: nessuno vuole essere coinvolto, nemmeno per cercare i proprio connazionali, quasi tutti poco più che ventenni.
 E’ un vero e proprio mistero quello che avvolge la sorte di questi 130 tunisini, partiti su un barcone per Lampedusa il primo marzo, il 14, il 22 e il 20 dello stesso mese: data in cui chi proveniva dalla loro terra era ancora considerato profugo di guerra e quindi con diritto a un permesso di soggiorno.
 «Inizialmente, non ricevendo nessuna notizia, pensavamo fosse successa qualche disgrazia in mare - spiega Rebeh -. Ma circa 4 mesi fa ho ricevuto varie chiamate delle famiglie dei ragazzi che stavano festeggiando, perché in alcuni servizi del Tg5 su Lampedusa avevano mostrato dei fotogrammi in cui compariva loro figlio. O sopra al barcone, o al centro di accoglienza, o su un autobus: insomma, erano arrivati in Italia e erano vivi».
 Ma proprio per questo si infittisce il mistero: che fine hanno fatto ora? Perché nessuno di loro ha mai chiamato casa per rassicurare i propri famigliari? «Non sappiamo cosa possa essere successo - continua la donna, che da sempre combatte per i diritti dei più deboli -. Abbiamo chiesto aiuto all’ambasciata che non ci ha ricevuto. Abbiamo contattato il console di Palermo, per la Sicilia, e ci ha dato un appuntamento per il 3 settembre. Ci siamo presentati, ma quel giorno lui ha cambiato idea e non si è fatto trovare. Siamo stati sotto al consolato per due giorni, siamo stati ricevuti anche dal viceprefetto di Palermo che ci ha espresso la propria solidarietà. Ma niente, nessuna notizia. Cosa dobbiamo rispondere ai genitori che in lacrime ci hanno chiesto di scoprire il destino dei loro figli? Che nessuno vuole dirci nulla?».
Rebeh ha fatto un giro per la Sicilia, raccogliendo testimonianze: «Uno di questi ragazzi pare essere stato visto anche da alcuni testimoni. Ma non capiamo perché non diano notizia: non devono temere la legge e, anche se fossero andati all’estero, una chiamata per i genitori non mi sembra una cosa così impossibile. Sinceramente temiamo il peggio, anche perché altrimenti non potremmo spiegare la reticenza mostrata dalle autorità tunisine».

 

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  • giuliana

    28 Settembre @ 10.58

    I 130 clandestini non si trovano per il semplice motivo che non vogliono essere trovati. Se fossero rintracciati dovrebbero essere espulsi immediatamente.

    Rispondi

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