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Ottobre africano: arrivederci con una festa

Ottobre africano: arrivederci con una festa
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Enrico Gotti
Ha 9 anni ed è già grande. Il festival Ottobre Africano si prepara agli ultimi appuntamenti.
 Quest’anno era dedicato alle rivolte per la democrazia. Nel convegno che si è tenuto il 14 e il 15 ottobre nella biblioteca dell’abbazia di San Giovanni, ospiti di primo piano hanno raccontato la «primavera araba», le proteste nel continente nero e il filo che le lega con l’inquieta Europa. A Parma è intervenuto Elikia M’Bokolo, scrittore e storico congolese, direttore dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, un’istituzione. Con lui hanno partecipato al dibattito Anne-Cécile Robert, giornalista di Le monde diplomatique e Odile Sankara, artista, sorella illustre del presidente Thomas Sankara, considerato il «Che» africano, assassinato il 15 ottobre 1987. Il convegno è stato organizzato in collaborazione con la rete della diaspora africana in Italia (Redani).
 Mentre il festival, promosso dall’associazione «Le Rèseau», è finanziato dal Comune di Parma. «Il messaggio è che non si può esportare democrazia, senza tenere conto delle comunità, delle tradizioni e della cultura dei luoghi. – dice Cleophas Adrien Dioma, classe 1972, direttore artistico del festival - Siamo contentissimi di come sta andando la manifestazione. Siamo partiti con poca pubblicità, ci siamo resi conto che molta gente aspettava questi appuntamenti. Sono arrivati spettatori anche dalla Francia e dalla Svizzera e tanti, nuovi, da Parma. Siamo fieri di questo, vuol dire che in 9 anni siamo riusciti a costruire un evento che appartiene a questa città».
Nato per promuovere la reciproca conoscenza e collaborazione fra immigrati ed italiani, per valorizzare lo scambio culturale, Ottobre Africano ha ospitato venerdì scorso, nella chiesa del Corpus Domini, un concerto con i cori delle chiese africane assieme all’Efsa choir, la formazione corale dell’istituzione europea. Un incontro di cultura, fra due continenti.
 Ieri, alle 21.15 al cinema D’Azeglio, ultimo appuntamento della rassegna cinematografica «Dare uno schermo all’Africa». E' stato proiettato il film  «L’Islam nel cuore della cristianità. Musulmani d’Italia»  documentario  di  Jivis Tegno,   scrittore, editore, regista e documentarista di origine camerunense. La festa finale, aperta come sempre a tutta la città, sarà sabato 29 ottobre, alle 21, al circolo Arci Matonge di Parma, un concerto Hip hop, con il collettivo poesia pura.

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  • giuliana

    27 Ottobre @ 18.10

    Non c'è niente da festeggiare quando si parla di islam. Perchè non proiettare un documentario parallelo "I cristiani nel cuore dell'islam" per poter toccare con mano il vero volto dell'islam e non la versione edulcorata, falsa e ipocrita che utilizzano ad uso e consumo dei creduloni? Al grido di allah akbar vengono compiute le più efferrate stragi, i più ignobili stupri, vengono inflitte inimmaginabili torture (hanno impalato anche Gheddafi prima di ucciderlo). Non lasciatevi ingannare dal termine democrazia. Loro per primi ribadiscono con forza che quelle islamiche non saranno MAI democrazie laiche e liberali. Lo strumento democratico, nel senso di potere della maggioranza, viene utilizzato dagli islamici per salire al governo, Poi le leggi saranno quelle coraniche. Lo stesso obiettivo che perseguono nei nostri paesi. Il primo atto di democrazia in Egitto è stata la persecuzione dei cristiani copti, che pure avevano partecipato insieme ai musulmani alle dimostrazionicontro il regime di Abu Mazen, in Tunisia hanno sottolineato come obiettivo primario la fine di Israele, in Libia hanno ri-affermato che solo la sharia sarà il fondamento delle loro leggi e non sarà mai adottato alcun provvedimento contrario ad essa. Avremo come vicini degli stati islamici retti da regimi religiosi totalitari come in Iran. Hanno solo promesso un cambiamento graduale. Più l'occidente fa spazio all'islam, più i maomettani si rendono consapevoli della facilità con cui possono sottometterci. In internet gioiscono per i morti delle alluvioni liguri di questi giorni e ringraziano allah pregandolo di continuare a colpire i crociati. E' aumentata la violenza nei confronti degli ebrei (nei paesi dove esiste qualche sopravvissuto) e dei cristiani (anch'essi in via di estinzione nei paesi islamici). Le BAMBINE cristiane rapite, stuprate, costrette a convertirsi e sposare i musulmani sono all'ordine del giorno in Pachistan, ma non fanno notizia. LA MORTE DEI CRISTIANI PER MANO DEI MAOMETTANI NON FA NOTIZIA IN QUALUNQUE PARTE DEL MONDO AVVENGA. Vi prego di sottoscrivere anche voi la petizione del portavoce dei cristiani copti di Milano, Malak Mankarious, appello che è possibile trovare sul sito lisistrata.com. In fondo a destra, nell'elenco degli argomenti (topics) sotto la voce:" Annunci, appelli, comunicati, petizioni"

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