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Agnetti: "Senza le donne non può esserci democrazia"

Agnetti: "Senza le donne non può esserci democrazia"
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In un mondo che cambia, che sovverte l’ordine delle cose, che cerca percorsi di cambiamento per uscire dalla crisi profonda che lo sta attraversando, quale ruolo possono avere le donne?
Una domanda niente affatto scontata, a cui ieri ha cercato di dare risposta un incontro organizzato dal Lions Club Parma Maria Luigia e dalla delegazione di Parma dell’European women’s management development alla Biblioteca Ilaria Alpi. Per provare a rispondere si è scelto di partire da un caso di grande attualità: quello della Libia, un paese che, come ha spiegato Maria Luisa Brazzabeni Moretto, docente di Storia, «E’ stato occupato per secoli, e che non ha mai conosciuto né pluralismo partitico né democrazia».
A poco più di un mese dalla caduta di Muammar Gheddafi è lecito chiedersi cosa ne sarà di quel Paese, così come di tutti quelli - dal Nord Africa al Medio Oriente - stanno vivendo profondi cambiamenti politici. «Cioè che distingue la Libia da molti degli altri Paesi musulmani - ha sottolineato Ornella Bergadano, responsabile regionale del Forum per l’integrazione Lombardia - è una tensione interna che c’è sempre stata e che, va riconosciuto, ha contraddistinto la dittatura dei Rais, tra il legame con le tradizioni e un importante processo di emancipazione femminile, per cui Gheddafi si è sempre battuto». Una lungimiranza che ha permesso alle donne libiche di studiare, lavorare, di occupare posizioni di responsabilità. E allora, forse, è proprio da queste donne che può prendere vita una rivoluzione che sia anche culturale. «Non dimentichiamo - ha fatto notare Pino Agnetti, scrittore e editorialista della Gazzetta di Parma - che in paesi come la Libia, l’Egitto, l’Algeria, la Siria l’età media è attorno ai 20 anni. Sono questi Paesi fatti di giovani uomini e donne ad aver messo in moto una rivoluzione che cambierà il loro e il nostro futuro. E’ un processo che richiederà tempo, ma ormai inarrestabile e di cui le donne sono parte fondamentale: senza le donne non ci possono essere né crescita né democrazia».
Nessuno può sapere se le donne libiche, afgane, egiziane sono davvero pronte per la democrazia e il cambiamento, ma c’è qualcosa che possiamo fare per sostenere la loro rivoluzione: «Stare vicini alle donne arabe che anche qui subiscono le violenze di un sistema discriminatorio - si è raccomandato Agnetti, che non ha mancato di ricordare la giovane donna marocchina uccisa dal marito nei giorni scorsi -. Anche a casa nostra ci sono tante Racida e noi abbiamo il dovere di salvarle dalla fine che già troppe di loro hanno fatto».

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  • marco

    06 Dicembre @ 14.18

    <<La delegazione di Parma dell’European women’s management development >> in ITALIANO diventa "sviluppo della Direzione Femminile Europea" ... in parmigiano <<Il Rezdori Svilupèdi ad l' lEvropae>>

    Rispondi

  • Geronimo

    06 Dicembre @ 11.51

    Giuliana vivi un pò invece di depistare con falsità e di generalizzare...

    Rispondi

  • giuliana

    05 Dicembre @ 19.56

    Prima ancora che senza le donne, è senza LAICITA' che non può esserci democrazia. Il termine "democrazia ", utilizzato con riferimento ai paesi musulmani, serve solo a depistare. Il termine "democrazia", se non è completato dagli aggettivi "laica" e "liberale" è come una scatola vuota che può essere riempita di tutto, anche di spazzatura in tema di diritti umani, proprio come sta avvenendo ora in tutti i paesi coinvolti nella grande farsa denominata "primavera araba". In Tunisia le "sorelle musulmane", versione femminile dei più noti "fratelli musulmani", tutte rigorosamente in burqa (è il vestito da fantasma nero con fessura per gli occhi) reclamano burqa per tutte e ovunque. In Egitto questa è addirittura considerata una formazione moderata rispetto a quella dei più tradizionalisti salafiti (che, in omaggio alle prescrizioni islamiche, vorrebbero distruggere tutte le statue presenti e negare alle donne ogni possibilità di governare il loro paese). Insieme, fratelli musulmani e salafiti, raggiungono il 65% dei voti, per cui saliranno al potere molto "democraticamente", grazie alla loro forza numerica. In questi paesi, come sapevano bene i dittatori destituiti a furor di popolo -islamico, non dimentichiamolo mai-, solo i militari potevano garantire un po' di laicità. O islam (=teocrazia islamica) o democrazia laica liberale. Sono incompatibili, per cui l'una esclude l'altra. Il dovere dei giornalisti occidentali è informare e dire la verità sull'islam. Legittimare un inesistente islam moderato e magari anche a misura di donna che nella realtà non esiste, è dare man forte ai pericolosi fratelli musulmani presenti numerosi anche in Italia. Non credo esista una sincera volontà di salvare le donne musulmane dal cappio islamico. Se nell'islam l'aspetto religioso permette di camuffare, confondere e favorire quello politico, uno Stato laico serio ha il dovere di separare i due aspetti e porre, tra l'uno e l'altro, paletti ben saldi e precisi, a prova anche di interpretazioni personali dei giudici. Uno Stato laico e serio non si lascia ingannare e lascia alle religioni il dialogo inter-religioso. E' necessario e urgente introdurre nel nostro sistema legislativo delle norme che cautelino noi, le donne islamiche e tutti coloro che vogliono allontanarsi dall'islam. Paletti chiari che iniziano dal significato di "religione" e " libertà religiosa" che non deve essere MAI concessa a prescindere dai contenuti. Nessuno spazio deve essere lasciato e nessuna tolleranza deve essere usata nei confronti di quelle religioni che rinnegano il principio di uguaglianza tra uomo e donna, che negano la libertà di ogni persona di scegliere e cambiare la propria religione, che utilizzano, nei confronti degli adepti, mezzi di persuasione o pressione tali da ridurre il soggetto in stato di soggezione e schiavitù fisica oppure psicologica. Invece di tante associazioni inutili che lasciano il tempo che trovano, un'azione che solleciti una normativa chiara può essere l'ultima speranza per tutti noi, oltre che per le donne schiave dell'ideologia totalitaria islamica.

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