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Rifugiati politici: in 35 aspettano il "patentino"

Rifugiati politici: in 35 aspettano il "patentino"
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 Caterina Zanirato

E'  trascorso un anno dalle primavere arabe, che hanno portato in Italia tantissimi stranieri scappati alla violenza, che sono stati accolti anche a Parma.
 Ma nonostante la grande forza di volontà di enti, cooperative e operatori, poco è cambiato: sono ancora tutti qui, in attesa che la commissione territoriale si esprima sul conferimento dello status di rifugiato politico.
Le ribellioni
 Esattamente un anno fa, nel Medio Oriente, i giovani hanno iniziato a ribellarsi: uno dopo l’altro, sono caduti governi e dittature, dopo lunghi mesi di proteste, manifestazioni sfociate nella violenza e, in alcuni casi, vere e proprie guerre civili. 
Esattamente un anno fa, a Lampedusa, hanno iniziato ad arrivare i protagonisti di questa rivoluzione, scappati dalla violenza che si stava consumando nelle loro terre: un numero che è cresciuto esponenzialmente fino a diventare emergenza umanitaria. 
Ed esattamente un anno fa, la protezione civile ha ordinato ad ogni comune italiano di prendersi in carico alcuni di loro, per spostarli dalla piccola isola del Mediterraneo. 
I primi rifugiati
E ad aprile, i primi rifugiati hanno fatto ingresso a Parma: si tratta di 4 ragazzi somali, scappati dalla violente guerra libica. 
Poi, sono arrivati numerosi tunisini, ospitati nei centri di accoglienza del Comune di Parma: per loro nessun problema burocratico, visto che un decreto ministeriale li ha accolti per emergenza umanitaria, dando loro subito accesso a servizi e lavoro. 
Due nuclei famigliari
E infatti a settembre hanno lasciato Parma per trasferirsi in altri paesi europei. 
A luglio, invece, la situazione si è aggravata: sono arrivati tutti i profughi dalla Libia, che nella maggior parte dei casi sono di provenienza di altri paesi africani (Somalia, Mali, Burkina Faso, Nigeria, Bangladesh, Benin, Guinea, Ghana, Ciad). 
Si tratta in tutto di 32 uomini, un nucleo famigliare composto da un uomo e una donna, che sta per partorire, e un nucleo monogenitoriale composto da una donna con il proprio bambino.
L'accoglienza
Di loro, 24 sono ospitati negli appartamenti del patrimonio comunale e accolti in convenzione con la cooperativa Caleidos, che segue il progetto Sprar. 
Tra loro anche la famiglia in dolce attesa.
 Dieci invece sono accolti all’interno di un centro di accoglienza per immigrati del Comune, gestito dalla cooperativa Parma Programme.
 Infine, una donna in particolari condizioni è allocata all’interno di una comunità di accoglienza per donne, in ragione della sua fragilità sanitaria.
 E la mamma e il suo bambino sono state accolte in una comunità convenzionata (non si riportano i nomi per rispetto della privacy).
Le domande
 Tutti, appena arrivati in Italia, hanno fatto domanda perché gli venisse riconosciuto lo status di rifugiato politico.
 Da allora, è stato riconosciuto solo al primo di loro, un ragazzo somalo, che proprio qualche giorno fa ha ricevuto il benestare della commissione territoriale: ora è in attesa del permesso di soggiorno.
Tempi lunghi
 Tutti gli altri non solo sono in attesa del verdetto, ma devono ancora essere ascoltati dall’ente di Bologna: ogni ragazzo infatti è chiamato a raccontare la propria provenienza e la propria storia.
 I tempi saranno ancora lunghi, si attenderà almeno tutto il 2012: periodo fino al quale nessuno degli stranieri potrà permettersi di costruirsi una realtà, visto che molti di loro saranno rimpatriati. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Olivia

    23 Marzo @ 17.36

    Gentile redazione, credo che l\'uso improprio e superficiale di termini che definiscono per legge situazioni ben precise ridicolizzi il vostro lavoro di giornalisti che rischia così di perdere di credibilità. Forse per non cadere nel ridicolo sarebbe stato più opportuno pensare ad un titolo diverso magari evitando anche le virgolette. Non credo sia troppo difficile per chi come voi delle parole (e delle informazioni) ha fatto o vuole fare un mestiere.

    Rispondi

  • Anto

    03 Marzo @ 10.30

    Caro Piero la faccenda è molto più lunga queste persone vivevano in Libia da anni e lavoravano, a causa della guerra sono stati costretti a scappare. è vero che la guerra è terminata, ma la situazione in Libia non è ancora tranquilla e molti vogliono essere rimpatriati, cmq al di là del caos che si è venuto a creare nella gestione di questa emergenza, si stà pian piano provvedendo a risolvere, considerando caso per caso. P.S. l'articolo è pieno di imprecisioni, non ho parole.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    24 Febbraio @ 11.17

    A volte sono banali e leggeri anche certi commenti: chi ha idea di come è fatto un giornale capisce che "riconoscimento giuridico di uno status" è un po' lunghino, per stare in un titolo. Parlare di patentino (e le virgolette hanno una funzione, nella lingua italiana) serve a sintetizzare, non certo a mancare di rispetto. Sul resto possiamo discutere (e sono d'accordo che si tratti di un tema al quale dovremo dedcaire sempre più spazio e sempre più seriamente). (G.B.)

    Rispondi

  • akir

    24 Febbraio @ 00.01

    a parte la banalità e la leggerezza con cui si affronta il tema della protezione internazionale e delle sua richiesta, chiamando \"patentino\" quello che è il riconoscimento giuridico di uno status, non è la nazionalità che rende una persona piu\' richiedente asilo di un\'altra nè, per rispondere al commento precedente, sta a nessun altro che alla Commissione giudicare/valutare la fondatezza delle richieste di asilo. Infine, un\'affermazione quale \"visto che molti di loro saranno rimpatriati.\" mi appare insensata nonchè inesatta e utillizzata solo per dare una conclusione nanche brillante ad un articolo scritto senza conoscere approfonditamente un tale argomento.

    Rispondi

  • ParmigianoFiero

    15 Febbraio @ 08.09

    Non mi è chiara una cosa, ma in nord Africa o almeno in Libia e Tunisia la guerra non è terminata? Per quale motivo dovrebbero essere rifugiati politici? Erano sostenitori di Gheddafi? Non penso proprio, ma...

    Rispondi

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