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Ibrahim: per ore a protestare in piedi sul tetto

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Giulia Viviani
Si chiama Ibrahim e ieri per diverse ore ha avuto addosso gli sguardi preoccupati delle forze dell’ordine.
Ha abitato nello stabile occupato di via Bengasi solo per poco tempo, ma gli è comunque sembrato meglio della panchina su cui ha dormito da che è arrivato in Italia, per questo lo sgombero di ieri gli ha fatto saltare i nervi.
Per ore il ragazzo tunisino, appena ventiduenne, è rimasto in piedi sul tetto del palazzo, con un lenzuolo legato al collo da un lato e al comignolo dall’altro. Solo ad alcuni amici ha consentito di avvicinarsi, ma nessuno è riuscito a convincerlo a scendere, tanto che intorno alle 11 si è deciso, in via precauzionale, di posizionare a terra il materasso gonfiabile in dotazione ai vigili del fuoco.
Intanto col ragazzo si è continuato a comunicare attraverso il megafono, aggiornandolo anche sullo stato delle trattative che andavano intanto avanti tra Rete diritti in casa e funzionari del settore Welfare del Comune.
Alla fine si è concretizzato proprio ciò che Ibrahim temeva: la prospettiva del dormitorio, quella meno definitiva. Solo intorno alle 12.30 il ragazzo ha deciso di scendere, più per sfinimento che per convinzione, incoraggiato dalle parole degli attivisti della Rete e dall’intervento del capo della Digos della Questura di Parma, Roberto Cilona, salito di persona sul tetto e sceso insieme al ragazzo pochi minuti dopo. In un francese stentato e con l’aria frastornata, Ibrahim racconta la disperazione degli ultimi mesi.
Lui in Tunisia giocava a calcio, era il suo lavoro e pare che fosse anche bravo, almeno fino all’infortunio alla gamba destra che lo ha costretto a un lungo stop. Pochi mesi fa, rimasto solo dopo la morte di entrambi i genitori, decide di tentare la fortuna in Italia ma il primo drammatico ostacolo è quel viaggio sul barcone verso Lampedusa insieme ad altre trenta persone. Un guasto al motore appena entrati in acque italiane e il capovolgimento della barca, costano la vita a quasi tutti i passeggeri: si salvano in sei, tra cui Ibrahim, soccorsi da una motovedetta italiana che li trasporta fino al centro di accoglienza di Lampedusa. Il ragazzo rimane nel nostro Paese con un permesso di soggiorno umanitario e arriva a Parma, dove dorme spesso all’aperto o ospite da connazionali, fino all’arrivo in via Bengasi. Non ha smesso di rincorrere il suo sogno Ibrahim, quello di fare il calciatore, per questo dice di allenarsi con l’Asd Vicofertile, dove pare gli abbiano promesso un contratto, fra due mesi però: «Sono stufo di questa situazione –sbotta- mi guardo intorno e non capisco niente. Non capisco cosa devo fare, dove devo andare, per questo non volevo lasciare il palazzo, per non ritrovarmi ancora in strada. Sono un bravo ragazzo, non bevo, non fumo, mi alleno, vorrei solo una possibilità».
 

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  • Matteo

    29 Marzo @ 15.26

    Devo ancora capire cosa c'entra l'infortiunio alla gamba con la morte dei genitori e la decisione di venire qui. Se ora gioca non penso fosse un grave infortunio, tra l'altro di sicuro non poteva pagarsi alcune italiche cure miracolose. Se era bravo perchè non è rimasto a casa sua aspettando di guarire? Non riesce a commuovermi costui. Poi, se vuoi l'opportunità vieni legalmente, non sui barconi. Il tragico è che come lui ne abbiamo migliaia. Tutti maschi, giovani e con voglia di fare un casso.

    Rispondi

  • Gio

    28 Marzo @ 22.51

    Provate a salire su un tetto e protestare a casa loro con la loro mentalità. Secondo voi cosa può accadere ? Abbassare le tasse e meno accoglienza per TUTTI. Basta! Anche l'iva che paghiamo va per la metà all'europa per poi tornare sotto forma di aiuti anche alle associazioni che urlano. Basta vogliamo meno tasse e da ora in poi chi vuole aiutare qualcuno lo farà di tasca sua.

    Rispondi

  • Antonio E.Poci

    27 Marzo @ 06.32

    da domani ogni volta che avro bisogno di qualcosa saliro su un tetto anch'io.Pare sia di moda in questo periodo.....il problema è che sono italiano,dunque nessuna associazione in mia difesa....sicuramente mi inviterebbero a buttarmi di sotto al piu presto.Ma cosa diavolo vogliono sti maramao....vengono qui rubano spacciano,e vogliono case e sussidi che non abbiamo per noi?E coi soldi di chi?chi paga?

    Rispondi

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